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 2026  ottobre 09 Venerdì calendario

Ranucci, il Tribunale respinge il ricorso contro la Rai

Il Tribunale del Lavoro di Roma ha rigettato il ricorso urgente presentato da Sigfrido Ranucci contro la rimozione dalla conduzione di Report, decisa dalla Rai a fine agosto dopo l’emersione dei rapporti del giornalista col faccendiere Valter Lavitola, mandante reo confesso dell’attentato ai suoi danni. La decisione dell’azienda “di procedere a una riorganizzazione della redazione, con avvicendamento autorale e di conduzione, appare, a un esame sommario e per i rilievi svolti, sganciata dalla parallela vicenda disciplinare e adottata quale mezzo di risoluzione della situazione di tensione interna creatasi tra i membri della redazione e, come tale, strumento di tutela del sereno operare di questa nel rispetto della normativa di legge”, si legge nell’ordinanza firmata dalla giudice Donatella Casari. Il Tribunale riconosce l’”impropria pressione mediatica esercitata” da “esponenti di rilievo della maggioranza di governo sulle decisioni aziendali, volta all’adozione di un provvedimento di rimozione del dott. Ranucci dal ruolo di conduttore ed autore di Report“. Ma ritiene che non ci sia la prova di una “effettiva e determinante interferenza” di queste pressioni sulla scelta di viale Mazzini. E in questo senso, si legge, non è rilevante l’esistenza “di dichiarazioni successive alla rimozione”, rese da “esponenti politici di rilievo delle forze di maggioranza” che “hanno espresso soddisfazione per la scelta compiuta dalla Rai”.
Nel ricorso veniva “chiesto al Tribunale di accertare, in sede cautelare, l’illegittimità del provvedimento della Rai e di ordinarne la revoca, con l’immediata reintegrazione di Ranucci nelle funzioni di autore e conduttore di Report“, aveva spiegato il suo avvocato, Roberto De Vita. Dopo l’udienza, tenutasi il 25 settembre scorso, la giudice Casari si era riservata la decisione. Nei giorni successivi, contro la magistrata era partita una campagna di stampa da parte dei giornali di destra, che mettevano in dubbio la sua imparzialità in quanto si è occupata della vicenda Almasri, chiedendo l’autorizzazione a procedere (poi negata dalla Camera) per i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano. Il ricorso contro la Rai era stato annunciato da Ranucci a settembre, alla festa del Fatto. La mossa, spiegava il suo avvocato, era stata decisa “anche in considerazione di due scadenze ormai imminenti: il 27 settembre, termine entro il quale Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre diverse posizioni professionali proposte dalla Rai” in alternativa a Report, “e l’8 novembre, data prevista per l’avvio della nuova stagione” del programma d’inchiesta. La difesa, affermava, contesta “radicalmente le ragioni indicate dalla Rai a fondamento della decisione: espressioni quali “obiettiva situazione di incompatibilità”, “continue pressioni” e “percezioni di opacità, commistione e interferenze” non sono state accompagnate dall’indicazione di alcun fatto concreto (tantomeno già accertato) e riferibile a Ranucci, né dall’indicazione del nesso che renderebbe necessaria proprio la sua rimozione”.
Il ricorso “ricostruisce, inoltre, il contesto nel quale è maturata la decisione aziendale, richiamando le numerose e pubbliche prese di posizione di esponenti politici e istituzionali che, nelle settimane immediatamente precedenti, avevano chiesto la rimozione di Ranucci dalla conduzione di Report. La successione temporale e la convergenza di tali circostanze, unitamente alla genericità delle motivazioni fornite dall’azienda, delineano un quadro indiziario grave, preciso e convergente, idoneo a configurare il carattere discriminatorio della decisione per ragioni politiche e per convinzioni personali, nonché la sussistenza di un motivo illecito determinante”, affermavano i legali.