il Fatto Quotidiano, 9 ottobre 2026
Aumentato il numero dei militari per la forza d’intervento rapido
L’Italia si prepara a intervenire militarmente all’estero, anche con pochissimo preavviso. E lo fa mettendo in piedi un dispositivo che in un anno ha più che raddoppiato le sue dimensioni: da 2.867 a 6.521 soldati, con 1.024 mezzi terrestri, 29 aerei e cinque unità navali. Una forza pronta a partire in caso di crisi internazionali, anche nell’ambito delle operazioni Nato.
Il governo Meloni ha già stabilito quanti militari mobilitare, con quali mezzi e risorse. Resta da decidere dove e quando mandarli. L’ultimo tassello è un decreto firmato l’11 settembre da Guido Crosetto e pubblicato mercoledì in Gazzetta Ufficiale. Un documento apparentemente contabile, dedicato al “Fondo per gli assetti ad alta e altissima prontezza operativa”. Dietro la formula burocratica c’è un programma concreto: preparare reparti capaci di passare rapidamente dall’addestramento all’impiego sul campo. Il fondo vale 156 milioni di euro, cifra già prevista dal bilancio e identica a quella del 2025. Di questi, 63,6 milioni sono riservati all’eventuale attivazione del contingente. Le altre risorse servono a mantenere efficiente la macchina: mezzi, carburanti, manutenzione, esercitazioni, trasporti, comunicazioni e personale.
Il salto di scala è stato deliberato dal Consiglio dei ministri a maggio, nell’ambito delle missioni internazionali del 2026, ed è passato all’esame del Parlamento durante l’estate. Il personale potenzialmente mobilitabile è cresciuto del 127 per cento, i mezzi terrestri sono quasi triplicati. Non significa che 6.500 militari siano già in partenza: rappresentano il tetto massimo del dispositivo, che finora non risulta attivato. Ma la scelta politica è chiara. Una parte delle forze potrà rientrare nelle Allied Reaction Forces, il dispositivo di risposta rapida della Nato. Il decreto richiama anche gli European Battle Groups dell’Ue. L’obiettivo dichiarato è consentire all’Italia di reagire tempestivamente alle emergenze e rispettare gli impegni con gli alleati. Quali emergenze, però? E chi decide quando una crisi internazionale richiede l’intervento dei nostri soldati?
Qui entra in gioco una modifica alla legge sulle missioni internazionali, introdotta nel 2024. La procedura speciale prevede che il Consiglio dei ministri deliberi l’impiego delle forze, dopo aver informato il presidente della Repubblica, e trasmetta la decisione alle Camere. Deputati e senatori hanno cinque giorni per autorizzarla o respingerla. Il Parlamento conserva il potere di dire no, ma deve esercitarlo in tempi strettissimi. Mentre l’apparato militare viene organizzato per rispondere sempre più velocemente, si comprime lo spazio per discutere pubblicamente obiettivi, rischi e conseguenze degli interventi. Non a caso, a luglio il Parlamento ha chiesto al governo di impiegare queste forze soltanto per gravi crisi internazionali, fuori dai conflitti bellici già attivi e garantendo la massima sicurezza dei contingenti. Il decreto arriva mentre Crosetto chiede nuove norme per accelerare le procedure della Difesa. Si delinea una trasformazione che procede per leggi, delibere e stanziamenti: un esercito organizzato per essere mobilitato sempre più rapidamente.