lastampa.it, 9 ottobre 2026
Gli Usa impongono sanzioni alla Cpi dopo il Nobel a Pillay
L’amministrazione Trump ha imposto nuove e ampie sanzioni contro la Corte penale internazionale (Cpi), accusata dagli Stati Uniti di essere politicizzata e di aver tentato di perseguire ingiustamente cittadini americani e israeliani per crimini di guerra. Il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato le misure il giorno in cui la giurista sudafricana Navi Pillay, ex giudice della Cpi, ha ricevuto il Premio Nobel per la pace 2026. La decisione statunitense si inserisce in una più ampia campagna di pressione contro la Corte, già colpita da sanzioni nei confronti di giudici e funzionari.
«Vieteremo le transazioni con questa Corte fuorilegge, privandola delle sue risorse e paralizzando la sua capacità di agire contro di noi», ha dichiarato Rubio in un videomessaggio pubblicato sui social media. «Gli Stati Uniti e il popolo americano non sono soggetti alla giurisdizione di questa falsa Cpi».
«O la Cpi porrà fine alle sue minacce, oppure saremo noi a porre fine alla Cpi», ha aggiunto Rubio. «Ci aspettiamo che i nostri alleati, molti dei quali fanno parte della Cpi e si affidano ai militari statunitensi per la propria difesa, mettano sotto controllo questa Corte fuori controllo», ha dichiarato. «Se non lo faranno, gli Stati Uniti proseguiranno la loro campagna per smantellare la Cpi, pezzo dopo pezzo, finché gli americani non saranno più esposti a minacce».
La Corte penale internazionale (Cpi) ha respinto “con fermezza” le sanzioni imposte dagli Stati Uniti definendole “un attacco allo stato di diritto e alle fondamenta stesse dell’ordine giuridico internazionale”. Il provvedimento, ha affermato la Cpi, mira a “ostacolare il corso della giustizia” e a “intimidire coloro che lavorano per la Corte o collaborano con essa”. Le sanzioni, si ricorda, colpiscono un’istituzione indipendente creata da un trattato e incaricata da 125 Stati parte di indagare e perseguire i responsabili di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione. La misura, sottolinea la Corte, mette in discussione il principio secondo cui “nessuno è al di sopra della legge”. «La Corte continuerà a svolgere pienamente il proprio mandato, con indipendenza e imparzialità, agendo esclusivamente sulla base della legge e delle prove, nell’interesse delle innumerevoli vittime di gravi crimini», ha dichiarato la presidente della Cpi, Tomoko Akane.
«Le istituzioni che difendono il diritto internazionale sono sottoposte a enormi pressioni, sanzioni e attacchi», ha dichiarato il presidente del Comitato norvegese per il Nobel, Jorgen Watne Frydnes, spiegando perché il premio Nobel per la Pace 2026 sia stato assegnato alla giurista sudafricana Navi Pillay. «Nel mondo in cui viviamo, con più conflitti di quanti ne abbiamo visti da molto tempo, sostenere, rafforzare e ampliare il lavoro di queste istituzioni è fondamentale per un mondo più pacifico. Ecco perché è particolarmente importante farlo quest’anno», ha affermato Frydnes durante la conferenza stampa a Oslo.
«È profondamente deplorevole che gli Stati Uniti abbiano annunciato l’intenzione di imporre sanzioni» alla Corte penale internazionale: l’Ue intende lavorare “a stretto contatto” con l’ente “per garantirne la continua operatività” ed è “pronta ad adottare tutte le misure necessarie” per consentirle di svolgere il proprio lavoro, ha fatto sapere la Commissione europea in un comunicato.
L’Ue intende operare per consentire alla Corte “di svolgere il suo lavoro, sia nell’indagare e perseguire crimini di guerra e crimini contro l’umanità, sia per proteggere gli interessi degli operatori dell’Ue all’interno del mercato unico”, puntualizza l’esecutivo europeo. «Restiamo impegnati a lavorare con tutti i 125 Stati parte dello Statuto di Roma per preservare e rispettare la sua indipendenza, affinché possa proseguire la sua missione vitale». Tuttavia, “poiché è previsto un ritardo di sei mesi prima che le misure siano applicabili, c’è spazio per il dialogo”, aggiunge il comunicato.
Anche l’Italia, insieme Canada, Danimarca, Germania, Francia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito, ribadisce il proprio sostegno alla Corte penale internazionale e la contrarietà alle sanzioni statunitensi. Nella dichiarazione congiunta, gli 8 Paesi confermano l’impegno a tutelare l’indipendenza, l’imparzialità e l’integrità della Cpi, esprimendo apprezzamento per gli sforzi volti a garantirne la continuità operativa. I firmatari si impegnano inoltre a mantenere aperto un dialogo costruttivo con gli Stati che non aderiscono allo Statuto di Roma.