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 2026  ottobre 09 Venerdì calendario

Missili degli Houthi su Riad. Colpito l’aeroporto, voli sospesi

La guerra nello Yemen travalica i confini del Paese e arriva dritto al cuore dell’Arabia Saudita, diventando il fronte più caldo del conflitto regionale deflagrato sette mesi fa con l’attacco americano all’Iran.
Gli Houthi filoiraniani tengono sotto scacco la monarchia sunnita: la pressione sul Mar Rosso ha causato grossi danni al traffico navale del primo esportatore al mondo di petrolio e adesso l’offensiva aerea minaccia di bloccare i cieli del regno. Nell’ultima settimana, i Partigiani di Dio hanno colpito più volte gli aeroporti e gli impianti petroliferi del paese. Ieri le esplosioni si sono sentite anche nella capitale, Riad. Lo scalo internazionale King Khalid è stato raggiunto da un missile balistico, i video mostrano una colonna di fumo alzarsi proprio dietro le piste. Sono immagini scioccanti per la monarchia di Mohammed bin Salman, che aveva fatto della stabilità e della grande trasformazione economica un pilastro della sua leadership nel Golfo.
Le autorità saudite non hanno confermato la chiusura dello scalo ma hanno invece dichiarato di aver intercettato due missili balistici diretti verso la capitale e che frammenti di munizioni sono caduti su un asilo nido e una clinica. Gli attacchi dallo Yemen finora hanno fatto tre vittime e decine di feriti, la prima volta dalla ripresa del conflitto con gli Houthi. Il portavoce militare del gruppo filoiraniano, Yahya Saree, sostiene che il traffico aereo sia stato interrotto sia nell’aeroporto internazionale di Riad che in quello di Narjan. Una conferma indiretta arriva dalla compagnia tedesca Lufthansa che ha sospeso i voli fino al 16 ottobre.
L’escalation nella penisola arabica sta avendo ripercussioni immediate sul mercato dell’energia, ieri il prezzo del petrolio è salito di oltre il 5%. Nello Yemen la situazione è molto nebulosa, e la guerra delle rispettive propagande non aiuta a capire la situazione sul terreno.
Il mese scorso gli Houthi hanno conquistato con una rapida avanzata ampie zone della costa occidentale, sul Mar Rosso. I combattimenti si sono poi intensificati intorno alla città interna di Taiz, roccaforte delle forze fedeli al governo internazionalmente riconosciuto e sostenuto da Riad. Il conflitto potrebbe allargarsi ancora. La Turchia, che insieme al Pakistan ha firmato con Riad il patto della Mecca, ha escluso l’invio di truppe ma ha detto di essere pronta a fornire un supporto “difensivo”. Islamabad aveva già inviato 8mila soldati a Riad nel 2025 e sta valutando la fornitura di altri mezzi. La neonata alleanza è alla prima prova dei fatti: né turchi né pachistani vogliono fallire ma neppure essere trascinati in un conflitto che non sembra avere soluzioni politiche se non quella di riconoscere uno Yemen diviso in un due con gli Houthi in grado di controllare il Mar Rosso.