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 2026  ottobre 09 Venerdì calendario

Un terzo delle famiglie risparmia sul cibo

La spesa per consumi è quasi invariata nel 2025, ma solo perché si tratta di una media. Quasi un terzo delle famiglie, rileva l’Istat, ha tagliato gli acquisti per i beni di maggiore necessità: i cibi, le bevande, i prodotti per l’igiene personale. E sono molti di più quelli che hanno ridotto gli acquisti di beni e servizi che, con l’impoverimento dei salari, diventano quasi voluttuari: scarpe e vestiti (43,8%) e viaggi e vacanze (40,1%). Uno su cinque taglia sulle visite mediche, si spende meno anche per i carburanti.
Una situazione che potrebbe già essere peggiorata quest’anno, con la rapida crescita dell’inflazione, un andamento destinato a continuare, secondo le attese delle imprese, misurate da Bankitalia. Le imprese, spiega il report diffuso ieri, si attendono ulteriori aumenti dei prezzi di vendita di beni e servizi nei prossimi dodici mesi, in particolare nell’industria in senso stretto e nei servizi, un po’ meno nelle costruzioni. La domanda si mantiene stabile, ma solo grazie alla componente estera: quella interna ha cominciato a contrarsi.
Dietro la stabilità della spesa mensile delle famiglie rilevata dall’Istat, 2.782 euro, ci sono anche enormi disuguaglianze in termini di reddito, provenienza territoriale e nazionalità. Le famiglie del quinto più ricco della popolazione, osserva l’Istat, spendono 4,8 volte in più rispetto al 20% più povero, nonostante anche i più abbienti abbiano leggermente limitato la spesa rispetto all’anno precedente. Le famiglie del Nord-Est spendono quasi il 40% in più di quelle del Sud, ma se si guarda ai territori in dettaglio si trovano distanze anche maggiori: la spesa mensile più elevata, quella del Trentino Alto Adige (3.444 euro) supera di oltre il 70% quella di una famiglia pugliese (1.975 euro). Distanze grandi anche tra le famiglie con stranieri e quelle di soli italiani, che spendono in media il 38% in più, una forbice che si è allargata rispetto all’anno precedente, quando la differenza si fermava al 31,8%.
Poiché la voce che pesa di più sul bilancio è quella per la casa e le bollette (ne assorbe il 36%), i 4,8 milioni di famiglie in affitto e i 3,4 milioni che pagano un mutuo hanno capacità limitate di spesa rispetto a tutte le altre. Le condizioni economiche sono determinate anche dal numero dei componenti delle famiglie: le persone sole in proporzione spendono di più, in particolare gli anziani sono la quota di popolazione che ha registrato l’aumento maggiore nel 2025. Le coppie senza figli destinano appena il 13% dei consumi al cibo, contro il 23,8% di chi ha tre o più figli, e quindi, soprattutto se giovani, possono permettersi di dedicare una parte maggiore del proprio budget all’acquisto di mobili, scarpe, vestiti, pasti fuori casa e servizi di alloggio, sport e attività ricreative.

Differenze nell’ammontare e nella composizione della spesa si riscontrano anche sulla base del titolo di studio e della professione. Il livello di spesa più contenuto (1.834 euro mensili) si registra tra le famiglie la cui persona di riferimento ha solo la licenza elementare, che di solito è anche mediamente più anziani. Per i laureati la spesa raddoppia, arriva a 3.714 euro, e include ampie quote di servizi di ristorazione e di alloggio (8,0%, pari a 296 euro mensili), di protezione sociale (5,2%, 192 euro), ricreazione, sport e cultura. Anche la condizione professionale della persona di riferimento della famiglia ha il suo peso: il livello di spesa più alto si rileva tra gli imprenditori e i liberi professionisti (3.914 euro mensili), seguiti da dirigenti, quadri e impiegati (3.429 euro). I livelli di spesa più contenuti si osservano, invece, nelle famiglie in cui la persona di riferimento è disoccupata o inattiva. Sono queste le famiglie che subiscono gli aumenti maggiori della spesa alimentare nel 2025.