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 2026  ottobre 09 Venerdì calendario

La Chiesa di Bolzano ha un progetto a sostegno del coming out

«Se prendiamo sul serio il messaggio del Vangelo e del cristianesimo, secondo cui ogni persona è amata, non dovrebbe esserci bisogno di discutere se qualcuno sia il benvenuto oppure no. Le persone Lgbt fanno già parte della Chiesa, da sempre. Non c’è un noi e un loro, c’è soltanto un noi». Sono le parole di Renate Rottensteiner, responsabile del gruppo di lavoro «fede & queer», nato nel 2021 all’interno della Diocesi di Bolzano-Bressanone, che in occasione del Coming out day dell’11 ottobre richiama l’attenzione sul progetto «Sempre qui. Storia queer dell’Alto Adige». Ideato dalla regista Martine De Biasi e dalla cooperativa sociale Eklektika, il progetto multimediale raccoglie le testimonianze delle persone queer del territorio, esplorando il loro rapporto con la Chiesa e con la società in cui sono cresciute. Tra gli intervistati c’è anche Toni Pramstaller, membro del medesimo gruppo diocesano, che condivide la propria esperienza di persona queer e credente.
La sfida del coming out
«Per chi ha fede – si legge in una nota della Diocesi —, fare coming out può rappresentare una sfida particolare. Quando il proprio orientamento sessuale viene associato a concetti di colpa e peccato, può nascere un profondo conflitto interiore. È quindi ancora più importante superare paure e pregiudizi, creando spazi in cui le persone vengano accolte insieme alla loro storia personale e alla loro fede». Il coming out, dopotutto, coinvolge spesso anche i familiari con cui si condivide la quotidianità, vita religiosa inclusa, e il timore di un loro eventuale allontanamento può rendere difficile vivere apertamente il proprio orientamento sessuale. Per questo, secondo Rottensteiner, il punto di partenza è riconoscere che questa appartenenza esiste già, anche quando resta nascosta per paura del rifiuto: «Come Chiesa – afferma – dobbiamo dimostrare che tutte le persone Lgbt sono benvenute anche se, con tutta la storia che ci portiamo dietro, è chiaro che ci sia ancora molto lavoro da fare».
Rilettura
Per la responsabile del gruppo, un significativo passo avanti consisterebbe nel rileggere criticamente proprio quegli insegnamenti che hanno alimentato il senso di colpa e il conflitto con la propria fede. «L’omoaffettività non è un peccato – continua —. Tornare a discuterne attraverso i testi ufficiali della Chiesa sarebbe un bel segnale». Una riflessione che coinvolge anche il modo in cui la comunità cristiana si pone verso chi ne fa già parte: «A essere onesti – aggiunge Rottensteiner —, è quasi arrogante dire che dobbiamo dare loro il benvenuto, perché lo sono da sempre. Se siamo una comunità cristiana, siamo una comunità. Le persone Lgbt sono tra noi, è un dato di fatto. Tante, però, non si sentono o non si sono sentite accolte e se ne sono andate. E questa è una nostra responsabilità».
Nell’ambito del progetto è stata realizzata la mostra itinerante «Rendere visibile l’invisibile», con testimonianze e storie di persone queer, con una serie di pannelli che possono essere presi in prestito (gratuitamente) da parrocchie, gruppi, associazioni e organizzazioni interessate al tema. E poi ci sono una serie di filmati, adatti alla diffusione tramite social network, con una serie di video-interviste pensate per sensibilizzare e dare visibilità alla questione. Per informazioni è sufficiente contattare gli uffici della Diocesi di Bolzano-Bressanone.