corriere.it, 9 ottobre 2026
L’ambasciatrice Usa in Grecia chiese soldi a un finanziatorie per un debito sulla carta di credito
Kimberly Guilfoyle è l’ambasciatrice degli Stati Uniti in Grecia. Il Wall Street Journal rivela che mentre si preparava alla conferma al Senato nel luglio 2025, chiese urgentemente soldi ad un finanziatore di Trump, Eric Deters: aveva bisogno di 100mila dollari per saldare un buco sulla carta di credito e gli disse di depositarli su American Express senza lasciare traccia. Ma il quotidiano ha avuto accesso ai messaggini che si sono scambiati con la app Signal: «Tesoro, per favore, ho bisogno che tu faccia questa cosa per me oggi».
Guilfoyle è molto nota al pubblico americano anche per la sua vita sentimentale movimentata, che si è spesso intrecciata con la politica e che l’ha vista passare dal partito democratico al mondo trumpiano. Nel suo secondo mandato Trump l’ha nominata ambasciatrice dopo che suo figlio Don junior con cui era ufficialmente fidanzata nel 2022, ha cambiato interesse mentre erano ancora promessi sposi. Nel settembre 2024 era stato fotografato con Bettina Anderson, socialite di Pam Beach con cui poi si è sposato quest’anno.
E allora Guilfoyle è stata mandata in Grecia. Era già stata sposata due volte: la prima, dal 2001 al 2006 con Gavin Newsom, l’attuale governatore democratico della California con aspirazioni presidenziali che era allora un esponente emergente della politica di San Francisco. Furono descritti dalla rivista Haper’s Bazaar come una sorta di «nuovi Kennedy». Il figlio di Kimberly, Ronan, è nato invece dal secondo matrimonio durato tre anni, con il designer e imprenditore Eric Villency.
Nell’universo trumpiano Guilfoyle non era solo «moglie di»; aveva lavorato per diventare una icona Maga, parlava alle convention e agli eventi. Nella sua vita precedente in California, infatti, pur pagandosi gli studi con lavori da modella di lingerie, aveva studiato giurisprudenza e lavorato nella procura di San Francisco, muovendosi negli stessi circoli sociali di Kamala Harris, e poi come procuratrice a Los Angeles. Solo dopo le nozze con Newsom iniziò a lavorare come commentatrice legale in tv e nel 2006 entrò a Fox News.
Lo stesso Deters – che è un ex candidato al Congresso in Kentucky e l’ex comproprietario dell’azienda Snappy Tomato Pizza – a partire dal 2020 le pagò negli anni circa 300mila dollari per la partecipazione al suo Kentucky Freedom Fest.
Dopo la sconfitta di Trump nel 2020, Guilfoyle cercò di convertire la sua fama nel successo economico con una linea di prodotti per i capelli, di vodka e di champagne («American Dream») che promuoveva con cene a Mar-a-Lago e un’agenzia di consulenza. Pare che a Trump questo non piacesse perché anziché raccogliere fondi per lui, li raccoglieva per se stessa.
Una volta rieletto Trump, Deters puntava sui contatti di Guilfoyle per arrivare al Fisco e al dipartimento di Giustizia e risolvere alcuni suoi problemi fiscali e legali; le aveva anche promesso una ricompensa di un milione di dollari se gli avesse fatto avere un’intervista con Tucker Carlson nel suo show. Alla fine Deters rifiutò di versarle quei 100mila dollari chiesti nel luglio 2025. L’avvocato di Guilfoyle ha dichiarato che i soldi le erano dovuti per aver parlato «ad eventi patriottici» ma Deters nega. Nulla delle cose che aveva chiesto di fare per lui si erano materializzate: nemmeno far arrivare al cantante Kid Rock una canzone che aveva scritto e intitolato «Fuorilegge del Kentucky».
Non è la prima volta che il comportamento della ex di Don Junior provoca problemi all’amministrazione Trump. La scorsa settimana i democratici nelle commissioni affari esteri della Camera e del Senato hanno chiesto al dipartimento di stato di valutare la sua condotta, citando una indagine dello stesso Wall Street Journal sulla sua promozione di una azienda greca il cui lobbista viaggia con lei in tutti i Balcani. Marco Rubio in visita ad Atene l’ha elogiata come «una forte ambasciatrice».
Non è l’unico caso di personaggi vicini a Trump coinvolti ultimamente in casi discussi. Chris LaCivita e James Blair, i due strateghi incaricati di mantenere il Congresso sotto controllo dei repubblicani, sono andati a fare consulenza alla Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, spingendo i media ad attaccare l’amministrazione per un rapporto con un governo molto vicino alla Russia, e spingendo Trump a una forte presa di distanza da due ex manager della sua campagna elettorale in passato da lui definiti geniali. Ora dice che sono «consulenti esterni» e che se emergono conflitti di interesse è pronto a licenziarli, probabilmente frustrato che non stiano dedicando sufficiente attenzione a lui e alle elezioni di midterm.