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 2026  ottobre 09 Venerdì calendario

Vance contro Microsoft e le università: bloccate le green card. Ma Trump premia Nadella

L’amministrazione del presidente Donald Trump ha annunciato giovedì la sospensione di Microsoft e di diverse altre aziende tech da un programma che consente ai lavoratori stranieri di richiedere la green card e ha criticato aspramente le università che accolgono studenti internazionali negli Stati Uniti con programmi di scambio.
Le dure accuse di Vance a Microsoft
L’annuncio del vicepresidente JD Vance rappresenta l’ennesimo attacco dell’amministrazione Trump contro datori di lavoro e università che accolgono studenti e lavoratori stranieri nel Paese. Questi programmi sono spesso presi di mira dai sostenitori di Trump che sostengono che danneggino gli studenti e i lavoratori americani. Chi invece li appoggia sottolinea che attrarre i migliori talenti da tutto il mondo permette di colmare lacune nel mercato del lavoro. «Siete una grande azienda americana, ma dovete assumere grandi lavoratori americani», ha dichiarato Vance annunciando la decisione. Il vicepresidente ha accusato Microsoft di sfruttare il sistema dei visti per sostituire i dipendenti statunitensi con lavoratori stranieri, definiti «servi a contratto» (indentured servants). Secondo Vance, Microsoft avrebbe licenziato circa 6.000 lavoratori americani nell’ultimo anno, ottenendo contemporaneamente 6.300 visti H-1B (i permessi temporanei che consentono alle aziende americane di assumere temporaneamente lavoratori stranieri altamente qualificati) e quasi 3.000 green card. «Per ogni lavoratore che Microsoft ha licenziato, ne ha sostituiti uno e mezzo con lavoratori stranieri», ha sostenuto il vicepresidente.
Poche ore dopo l’annuncio, il presidente Donald Trump ha premiato con la Medaglia Nazionale per la Tecnologia e l’Innovazione proprio il ceo di Microsoft, Satyla Nadella (indiano) ad un evento che ha assegnato alcuni dei più prestigiosi premi scientifici e tecnologici del paese.
Il blocco della residenza permanente
La sospensione avviata da Vance, va chiarito, non blocca  i visti H-1B, che consentono alle aziende americane di assumere temporaneamente lavoratori stranieri qualificati, ma impedisce alle società di avviare nuove procedure PERM (Program Electronic Review Management), attraverso il quale le aziende certificano di non aver trovato lavoratori americani qualificati disponibili per una determinata posizione, prima di sponsorizzare un dipendente straniero per la residenza permanente. La stretta potrebbe avere conseguenze anche sulla competitività tecnologica americana. Senza una prospettiva di residenza permanente, gli Stati Uniti rischiano di diventare meno attrattivi per ingegneri, ricercatori e specialisti stranieri, spingendo parte dei talenti verso altri Paesi.
Oltre a Microsoft, la sospensione coinvolge Adobe e le società di servizi informatici Cognizant, Infosys, Tata, Wipro, HCL e Capgemini. Il Dipartimento del Lavoro ha dichiarato che non accetterà nuove domande né esaminerà quelle pendenti presentate dalle aziende interessate.
La risposta di Microsoft
Microsoft ha contestato la ricostruzione dell’amministrazione. In una dichiarazione riportata dall’Associated Press, l’azienda ha spiegato che, delle circa 6.000 richieste di visto H-1B presentate nell’ultimo anno fiscale, l’80% serviva a prorogare un visto o a modificare lo status migratorio di dipendenti già in forza.
«Non si trattava di assumere nuove persone», ha precisato la società. Le restanti richieste per nuovi dipendenti riguardavano persone già legalmente presenti negli Stati Uniti che avevano deciso di lavorare per Microsoft e rappresentavano, secondo l’azienda, appena l’1% della sua forza lavoro americana. La società ha inoltre dichiarato di presentare domande H-1B esclusivamente per candidati che soddisfano i requisiti previsti dalla categoria di visto, sottolineando di offrire retribuzioni tra le più alte del settore tecnologico.
La campagna contro i programmi di immigrazione qualificata
L’amministrazione Trump non ha fornito prove pubbliche specifiche che dimostrino che Microsoft abbia sostituito i dipendenti americani licenziati con lavoratori stranieri. La questione si inserisce tuttavia in una campagna più ampia contro i programmi di immigrazione qualificata. Washington ha già proposto una tariffa di 103.265 dollari per le nuove richieste di visto H-1B, dopo che un precedente tentativo di imporre un costo di 100.000 dollari era stato bloccato da un giudice federale a giugno.
La stretta contro le Università 
La stretta non riguarda soltanto le imprese. Vance ha annunciato un’indagine su nove università americane – Harvard, Yale, Stanford, Brown, University of Pittsburgh, University of California a Davis, California Institute of Technology, Arizona State University e Massachusetts Institute of Technology – accusate di un uso improprio dei visti J-1, destinati a programmi di scambio che comprendono anche attività di ricerca e insegnamento. Secondo il vicepresidente, gli atenei utilizzerebbero questi permessi per reclutare ricercatori stranieri a costi inferiori, penalizzando i colleghi americani. Vance ha sostenuto che i ricercatori statunitensi guadagnino circa 20 mila dollari in più rispetto a quelli assunti con visto J-1 e che, nelle nove università, questi ultimi rappresentino circa il 61% dei ricercatori impegnati in progetti finanziati con fondi federali, contro una media nazionale del 38%. Le autorità hanno avviato verifiche e notificato richieste di documenti agli atenei. 
E Trump premia Nadella 
Il paradosso della giornata americana si è consumato alla Casa Bianca.  Poche ore dopo l’annuncio della sospensione, Trump ha conferito a Satya Nadella la National Medal of Technology and Innovation, la più alta onorificenza americana per i risultati tecnologici. Il presidente ha elogiato il lavoro del numero uno di Microsoft, sottolineando il suo ruolo nella trasformazione dell’azienda e nello sviluppo di software utilizzati da imprese, studenti e consumatori in tutto il mondo. Nadella, nato in India e diventato cittadino americano, ha lavorato negli Stati Uniti con un visto H-1B. Tra gli altri premiati figurano Michael Dell, amministratore delegato di Dell Technologies, e quattro protagonisti dell’industria tecnologica insigniti della National Medal of Science: Elon Musk, Sergey Brin, Jensen Huang e Lisa Su. Cinque dei sei premiati sono nati all’estero.