Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  ottobre 09 Venerdì calendario

Francesco Nughes ricorda il padre Giovanni e il dado Star

«Se ti resta ancora un dubbio/tanto semplice è provar/la minestra vale il doppio con il doppio brodo Star». Era la pubblicità del dado Star, invenzione del 1948 destinata a cambiare le abitudini in cucina degli italiani nel dopoguerra. I dadi venivano venduti avvolti nella carta argentata, in confezioni da due, con il volto di una donna con filo di perle e cucchiaio di legno: è Lucia, moglie del pittore brianzolo Leonildo Debbia.
Quello che in pochi sanno è che il papà del dado più venduto in Italia si chiama Giovanni Nughes, nato nel 1908 a Santu Lussurgiu a 30 chilometri da Oristano, approdato a Genova per gli studi in farmacia, poi a Robecco sul Naviglio in provincia di Milano dove creò nel dopoguerra un laboratorio farmaceutico. Qui inventa una pomata alla penicillina, ma anche il primo dado con il 13% di estratto di carne, verdure, sale. Nulla a che vedere con i dadi svizzeri e tedeschi che in periodo di guerra non avevano nulla del sapore del pranzo della domenica. Sabato alle 10, il Circolo Sardegna gli dedicherà una targa all’ingresso dello stabilimento Star di Agrate. 
A raccontarne la storia, nella bella casa vicino a Villa Reale, è il figlio Francesco, 91 anni che ne ha seguito le orme, e i nipoti Giovanni e Francesca. «La verità è che se mio padre avesse avuto spirito commerciale – racconta il figlio – oggi racconteremmo una storia diversa». In cornice Francesco ha una confezione di «Hedelvais», un nome che doveva suonare straniero. La confezione blu, il nome Nughes all’interno di una stella bianca e la testa di bovino impressa sul cartone. «Eccolo il primo dado, lo produceva manualmente con mia madre che sovrintendeva i lavori – racconta il figlio —, aveva costruito anche una stecca in metallo per tagliarne le porzioni tutte uguali». Fu un rappresentante farmaceutico, che era anche venditore della carne in scatola Star, a cambiargli la vita. «Appena provò il dado, Danilo Fossati si presentò da mio padre con la sua Lancia Ardea: lui aveva 24 anni e ci sapeva fare. Mio padre era un poeta, un creativo, aveva grande carisma, ma poco senso degli affari. Si accordarono per la cessione del brevetto e royalty da 3,50 lire per ogni dado venduto. Chiuse il suo laboratorio ed entrò in Star come direttore tecnico».
Alla Star, per tutti Giovanni Nughes, fisico corpulento e sigaro in bocca, era «papà Nughes», una persona generosa pronta ad aiutare chiunque. «Per il suo onomastico – ricorda il figlio – chiamava il camioncino della Motta e distribuiva gelati». Morì improvvisamente in Sardegna nel 1974, amava ritornare nel paese di origine dove viveva ancora la sua tata. «Eravamo piccoli – dicono i nipoti – ma il suo ricordo non svanisce. Il giorno dei funerali lo stabilimento si fermò, gli uomini piangevano».
Giovanni Nughes aveva iniziato a lavorare con suo figlio nel 1962: «Dopo la laurea in Farmacia approdai in Star – ricorda Francesco -. All’inizio non fu semplice essere “il figlio di”, è stato un grande maestro. Erano anni di fermento, ogni tre mesi lanciavamo un nuovo prodotto». Oltre al dado fu Giovanni Nughes ad inventare la camomilla liofilizzata «Sogni d’oro» in cui riversò la sua esperienza dei fitofarmaci, poi il «Gran Ragù» e la «Pummarò»: «Tutti vendevano pelati da tritare in casa, lui ebbe l’idea semplice di vendere la passata».
A Francesco Nughes che lavorò in Star fino al 1982 per poi tornare negli anni 2000 fino alla tragica morte nell’incidente di Linate di Luca Fossati, si devono altre invenzioni: «L’Estathé – racconta – ma anche i succhi di frutta in tetrapack e le prime buste di cibi pronti liofilizzati». In famiglia il dado Star è però sempre presente: «Mio padre amava mangiare io mi diverto a cucinare e il dado lo metto come insaporitore ovunque».