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 2026  ottobre 09 Venerdì calendario

Hegseth: «La fucilazione di Nidal Hasan sarà trasmessa in streaming». L’Onu: «È tortura»

La fucilazione di Nidal Hasan, l’autore della strage di Fort Hood, sarà pubblica. «Ci assicureremo che gli americani possano assistervi. Perché la gente deve capire che azioni di questo tipo comportano conseguenze molto gravi». Ad affermarlo, ieri, è stato il segretario alla Difesa Usa Peter Hegseth intervistato dall’emittente Real America’s Voice. «Sarà fucilato da un plotone di soldati. Come è giusto che sia», ha spiegato.
Il Pentagono ha poi aggiunto che l’esecuzione mediante fucilazione – un metodo raro, usato dai militari soprattutto in tempo di guerra – sarà trasmessa in diretta streaming proprio dalla base texana di Fort Hood, un evento mai avvenuto prima.
La fucilazione è una pratica che, precisa il New York Times, in pubblico ormai fanno solo pochi Paesi come l’Iran, la Corea del Nord e l’Afghanistan, e che gli Stati Uniti non facevano da 90 anni. Ma soprattutto, la condivisione video delle esecuzioni sono «solitamente associate a gruppi militanti estremisti come lo Stato Islamico» sottolinea il giornale. Una decisione criticata anche dall’Onu che, tramite l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani, ha dichiarato: «Violerebbe il divieto assoluto di tortura». Secondo Amnesty International, nel 2025 in Iran si sono svolte undici esecuzioni pubbliche e altre sei in Afghanistan.
Sia la fucilazione, che il luogo, ha aggiunto il segretario, hanno un valore simbolico: «Lo faremo di giovedì, all’una, come ha fatto lui (Hasan, ndr), e saranno soldati con i fucili a giustiziarlo. Non succedeva dalla Seconda Guerra Mondiale». Poi ha aggiunto: «Beh, in un certo senso mi piaceva la mentalità che avevamo durante la Seconda Guerra Mondiale».
Nidal Malik Hasan, che oggi ha 56 anni, è stato condannato per aver ucciso tredici soldati e per averne feriti altri 32 in una sparatoria del 2009. Era il 5 novembre e l’allora maggiore e psichiatra dell’esercito entrò in uno studio medico di Fort Hood, in Texas, dove alcuni soldati erano in attesa degli ultimi controlli prima di partire per Iraq e Afghanistan, e aprì il fuoco. Nella sparatoria venne ferito, restando paralizzato e costretto alla sedia rotelle.
Cittadino statunitense, musulmano e di origine palestinese, Hasan aveva manifestato nel tempo una crescente radicalizzazione islamica e una forte contrarietà alle guerre in Iraq e in Afghanistan, che definiva «illegati», opponendosi strenuamente all’idea che soldati musulmani dovessero combattere contro altri musulmani.
Poco prima della strage, aveva ricevuto l’ordine di trasferimento per essere schierato all’estero. Durante il processo davanti alla corte marziale, iniziato nell’agosto 2013, Hasan scelse di difendersi personalmente e ammise di essere l’autore della strage. Il 23 agosto fu dichiarato colpevole di tutti e 45 i capi d’imputazione e il 28 agosto condannato a morte.
L’ultimo caso di pubblica esecuzione più di 90 anni fa
Il detenuto dovrebbe essere fucilato il prossimo 3 dicembre proprio a Fort Hood. L’ultima esecuzione militare risale al 13 aprile 1961, quando il soldato semplice dell’esercito John Bennett fu giustiziato mediante impiccagione.
Mentre l’ultima esecuzione militare statunitense mediante fucilazione risale al 1945, quando il soldato semplice Eddie Slovik fu mandato davanti al plotone d’esecuzione in Francia per diserzione. Ma, appunto, non in maniera pubblica, come accadrebbe invece per Hasan. Per questo bisogna tornare indietro di oltre 90 anni, a Owensboro (Kentucky), quando circa 20 mila persone si radunarono per assistere all’impiccagione di Rainey Bethea, un giovane uomo di colore condannato per aver violentato un’anziana donna bianca.
Ieri Hegseth ha parlato all’emittente a bordo della portaerei USS Abraham Lincoln, mentre era in visita all’equipaggio impegnato da lungo tempo in missione e ora pronto al rientro alla base di San Diego.
Alla domanda se Hasan avesse avanzato richieste dell’ultimo minuto o avesse contattato l’amministrazione Trump, Hegseth ha risposto semplicemente: «Non mi interessa. Lo vedremo il 3 dicembre». Attualmente si trova nel braccio della morte del carcere militare di Fort Leavenworth (Kansas). Proprio lunedì scorso il portavoce del Pentagono Sean Parnell aveva dichiarato che il presidente Donald Trump aveva approvato l’esecuzione di Hasan. 
I limiti dell’esecuzione
La domanda ora è se è davvero possibile che un’esecuzione possa venire trasmessa in streaming. Secondo il regolamento dell’esercito, ai minori di 18 anni non è consentito assistere alle esecuzioni militari. Bisognerà capire se tale divieto verrà mantenuto anche durante lo streaming. Ma non è tutto, perché anche la stessa esecuzione militare può essere ancora annullata. 
Un’esecuzione militare richiede non solo l’approvazione del presidente (che è arrivata a inizio settimana), ma anche un riesame in appello e una sentenza definitiva. Ad oggi, il processo d’appello per Hasan non è ancora concluso, ed è possibile che il condannato chieda la revisione della sua condanna presso un tribunale d’appello, spiega la Bbc, il che potrebbe portare alla sospensione dell’esecuzione. 
La diretta, invece, potrebbe venire bloccata solo con l’intervento del Congresso e di un giudice federale, nel caso in cui Hasan o i suoi legali riescano a ottenere un provvedimento cautelare per impedire la trasmissione sostenendone l’illegittimità.
La pressione internazionale, invece, può essere importante, ma non equivale a un blocco giudiziario automatico, non avendo potere di impartire un ordine al Pentagono.