corriere.it, 9 ottobre 2026
Il ministro degli Esteri israeliano: «Goebbels applaude per il Nobel per la Pace a Pillay»
«Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno»: lo scrive il ministero degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar in una nota.
«Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell’incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente», ha aggiunto Sa’ar.
L’attacco del ministro israeliano arriva dopo che diverse personalità del mondo della politica, della cooperazione internazionale e della cultura hanno commentato in termini positivi la scelta del comitato del Nobel. «Pochi hanno dedicato la loro vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana come ha fatto lei», ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Pillay, ha aggiunto, «ha affrontato alcuni dei capitoli più oscuri dell’umanità, dalla violenza dell’apartheid in Sudafrica agli orrori del genocidio rwandese. Ha guardato in faccia la brutalità dell’ingiustizia e non ha mai distolto lo sguardo. È la paladina dei perseguitati, dei vulnerabili, dei senza voce e degli esclusi. Del primato del diritto sul diritto della forza. In un mondo che ha più che mai bisogno di giustizia, il suo coraggio e la sua chiarezza morale sono una preziosa bussola».
Per il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, invece, il riconoscimento è «davvero meritato e quanto mai opportuno, in un momento in cui il diritto internazionale è sottoposto a crescenti pressioni». «Il suo impegno di una vita a favore dei diritti umani, della giustizia e del diritto internazionale – ha proseguito Costa riferendosi a Pillay – ci ricorda che la pace può durare solo se vengono tutelati la dignità, la responsabilità e lo Stato di diritto. L’Ue sostiene con fermezza questi valori».
L’assegnazione del premio, rivendica invece il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, «ci consente di celebrare i suoi contributi per rafforzare la pace», per la «dignità umana» e per portare «speranza» in Sudafrica e nel mondo. Il Premio, secondo Ramaphosa, serve a ricordare «di costruire una società in cui ogni persona, a prescindere dalle circostanze, possa sviluppare capacità e contribuire al nostro Paese e al mondo».
Plauso anche da parte di Pedro Sanchez, primo capo di governo europeo a commentare la decisione del Comitato. «È una nota giurista sudafricana che ha dedicato la sua vita a perseguire l’impunità e a difendere i deboli contro i potenti», ha scritto su X. «Dal governo spagnolo ci uniamo al riconoscimento, al plauso al suo lavoro e ribadiamo, ora più che mai, il nostro sostegno agli organismi internazionali che si occupano di vegliare per la pace».
«Congratulazioni a Pillay! Nel conferirle il Premio Nobel per la Pace, il comitato ha dichiarato: “Un sistema giuridico internazionale in cui i criminali di guerra vengono chiamati a rispondere delle proprie azioni e le vittime di abusi vedono resa giustizia è una precondizione per un mondo pacifico”. Che questa giustizia abbia inizio in Palestina», ha commentato la relatrice speciale dell’Onu per i Territori occupati, Francesca Albanese.
Hamas ha accolto con favore l’assegnazione del premio Nobel. In una dichiarazione diffusa oggi, l’alto esponente di Hamas Bassem Naim ha definito il riconoscimento un messaggio di speranza per i palestinesi, soprattutto per quelli di Gaza, perché dimostra che «l’umanità continua a resistere alle forze del male che prendono di mira la giustizia internazionale».