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 2026  ottobre 09 Venerdì calendario

«Arabia, nessuna nuova missione. I soldati solo trasferiti dal Kuwait»

Ci sono 500 militari italiani impegnati oggi in Arabia Saudita – suddivisi tra Task Force Air e Task Force Land – e le opposizioni, ieri mattina, durante l’audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato ne hanno chiesto conto al ministro della Difesa, Guido Crosetto: forse una nuova «missione» è in corso e il Parlamento non ne è stato informato? Il capogruppo M5S in commissione Difesa, Arnaldo Lomuti, aveva notato sul sito ufficiale della Difesa la presenza «imbarazzante» di diciture e stemmi riferiti a «nuove missioni». Di qui la preoccupazione.
Così, Crosetto ieri mattina è stato chiaro: «In Arabia c’è in corso un rischieramento, non una nuova missione, sul sito del ministero si parla di missione ed è sbagliato. Mi è stato spiegato che il termine era usato in senso militare e non giuridico, ma tutelerò io stesso le prerogative del Parlamento di fronte a questo errore, se qualcuno ha sbagliato pagherà». Di certo, ha assicurato il ministro, non si sono avviate «nuove missioni clandestine» e «la cosa chiara di tutti questi schieramenti e riposizionamenti è che le truppe italiane non partecipano a nessuna operazione di guerra e non hanno fatto un solo atto difforme da quanto autorizzato» dalle Camere.
Giornata complicata. Sempre ieri, mentre Crosetto parlava, un attacco hacker, dietro ci sarebbero ancora i filorussi della crew Noname057(16), ha colpito il sito della Farnesina. Così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ricordato come «la cybersicurezza sia un elemento centrale della riforma della Farnesina approvata lo scorso anno». Ma la «guerra ibrida», come si vede, non dà tregua.
Per quanto riguarda, invece, i militari italiani «rischierati» in Arabia, per capire ancora meglio bisogna risalire al 15 marzo scorso, quando un attacco con drone contro un hangar della base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospitava militari italiani e statunitensi, distrusse un Reaper MQ-9A in dotazione all’esercito italiano. Così, secondo lo stato maggiore della Difesa, dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell’area del Golfo, è stato deciso lo spostamento «per motivi di sicurezza» di quella che prima si chiamava Task Force Air Kuwait in Arabia Saudita con la conseguente «ridenominazione» di Task Force Air Arabia. Anche se poi, il 18 settembre scorso, c’è stato pure l’attacco degli Houthi alla base saudita di Tàif che ha danneggiato un Eurofighter italiano lì parcheggiato (per fortuna senza feriti). Insomma, lo ha scandito ieri Crosetto, il trasferimento è avvenuto in base a una «scelta squisitamente tecnica e operativa» maturata all’interno dell’operazione internazionale Inherent Resolve e coordinata dai vertici militari. E comunque la presenza italiana nell’area era «chiaramente inserita nel più ampio dispositivo autorizzato dal Parlamento per le missioni internazionali» non solo a luglio scorso ma già «nel decreto del 2025», fanno notare dallo stato maggiore della Difesa. L’opposizione però non ci sta: «Come si può definire “ripiegamento tecnico” lo spostamento di 500 militari italiani con mezzi aerei e missilistici dai Paesi del Golfo all’Arabia? – osservano i deputati capigruppo del Pd nelle commissioni Esteri e Difesa, Vincenzo Amendola e Stefano Graziano —. Stiamo parlando di una vera e propria missione in un quadrante di guerra, e il Parlamento non solo doveva essere informato, ma anche coinvolto».
Angelo Bonelli di Avs, infine, ha annunciato un’interrogazione al ministro Crosetto su «Steadfast Noon», l’esercitazione nucleare annuale della Nato che quest’anno dal 13 al 23 ottobre vedrà i cieli italiani solcati dagli aerei militari di 17 Paesi. «Durante Steadfast Noon non vengono utilizzate armi reali, l’esercitazione non è legata agli attuali eventi mondiali e non è diretta contro alcun Paese», precisa la Nato. Ma il suo segretario generale, Mark Rutte, avverte: «La Nato è un’Alleanza difensiva, questa esercitazione ci aiuta a preservare la pace, prevenire la coercizione e scoraggiare le aggressioni. E invia al mondo un chiaro messaggio di unità e determinazione».