Corriere della Sera, 9 ottobre 2026
Schlein e Conte promettono battaglia. Ricorsi nei tribunali da lunedì
Dentro l’aula di Montecitorio tuoni e fulmini, fuori, solo qualche metro più in là, in un corridoio, un autorevole dirigente del Pd di rito «schleiniano», confida: «Un ritocchino da lassù e siamo pronti». Dove per «lassù», ovviamente, non si intende il Quirinale ma la Consulta.
Insomma, il Pd si è già attrezzato alla disfida del voto. Una campagna elettorale tutta incentrata sul duello tra la premier e la segretaria dem è esattamente ciò che Elly Schlein voleva. E anche dall’altra parte della barricata la pensano così. Basta leggere le parole che Giovanbattista Fazzolari ha affidato al Foglio: la sfidante della premier sarà «la segretaria del Partito democratico perché è così che funziona nelle coalizioni quando non sono solo cartelli elettorali. Il capo del partito più votato è il leader».
Parole molto simili a quelle che Schlein è solita ripetere e che Giuseppe Conte non vuole sentire. E in Aula la segretaria pd, per quanto Meloni sia assente, parla quasi solo a lei. Ossia alla «prima presidente donna che ha cancellato la parità di genere»: «Dopo che è arrivata lei, se ne frega delle altre. Non ce ne facciamo niente di una presidente donna che non si batta per tutte le altre donne di questo Paese», accusa la leader del Pd. Schlein è durissima: «Prima le poltrone è il vostro slogan», accusa. E quindi avverte: «Cambiatevi questa legge da soli, noi voteremo no e vinceremo comunque».
Molto netto anche Conte (M5S) che parla prima della leader dem e che poi ascolta l’intervento di Schlein in piedi, sotto l’emiciclo. I suoi deputati non applaudono la segretaria del Pd, ma anche i parlamentari dem non si sbracciano troppo per l’ex premier.
«Giorgia Meloni ti manderemo a casa», minaccia il capo del M5S. E ricorda: «Abbiamo già fermato chi voleva i pieni poteri, lo rifaremo».
Come la segretaria pd pure l’ex premier critica il fatto che «la prima premier donna sbarri la strada ad altre donne». Poi prende in giro la presidente del Consiglio che secondo lui si è fatta una legge elettorale a sua immagine e somiglianza: «Manca solo che ci sia scritto che il premio di maggioranza va a una premier con gli occhi chiari».
Irruento Angelo Bonelli, che parla a nome di Avs. Accusa il governo di stare «in campo solo per mantenere il potere». Sferzante Maria Elena Boschi, che se la prende con «Lady Tax Meloni che cambia idea su tutto tranne che sull’ostacolare le donne». Durissimo il capogruppo di Azione Matteo Richetti: per lui questa legge rappresenta «la fine della credibilità della politica». Ultimativo il segretario di +Europa Riccardo Magi: «Questa riforma è la madre di tutte le menzogne».
Subito dopo l’approvazione della nuova legge elettorale, arriva l’annuncio della presentazione dei ricorsi nei tribunali dei 29 distretti di Corte di Appello del Paese. Lunedì alla Camera si terrà una conferenza stampa con l’avvocato Pietro Adami e i professori Enrico Grosso e Roberto Zaccaria che illustreranno le prossime mosse in questo senso. All’incontro saranno ovviamente presenti i parlamentari dell’opposizione.