Avvenire, 8 ottobre 2026
Migranti minori sempre più soli In Italia 9 su 10 senza famiglia
Sempre più minori migranti arrivano in Italia, e sono sempre più soli. La maggior parte scappa dalla povertà, molti altri da persecuzioni e guerre. Intraprendono viaggi lunghi mesi o anni, subiscono le violenze dei trafficanti ai confini e, alla fine, quasi tutti rischiano la vita in mare per cercare un futuro in Europa. «In Libia mi hanno preso il passaporto – confessa Ahmed (nome di fantasia), diciannovenne bengalese arrivato in Italia due anni fa –. Sono stato costretto a lavorare, ma mi picchiavano quando non erano contenti: ero uno schiavo».
In Italia, nel 2025, sono arrivati 14.083 bambini e adolescenti via mare. Di questi, l’86% ha lasciato la propria famiglia nel Paese di origine. Sono numeri che continuano a crescere (+12 % sullo scorso anno) e che fanno dell’Italia il primo Paese per arrivi in Europa, nonostante il flusso totale degli arrivi (adulti compresi) sia rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi dodici mesi. In generale, in tutta l’Unione lo scorso anno due minori migranti su tre sono arrivati senza genitori o tutori legali. A denunciarlo è un documento congiunto di tre agenzie delle Nazioni unite – Unhcr, Unicef e Oim – che fa il punto sulle condizioni e lo stato legale dei minori migranti e rifugiati in Europa. «I giovani che migrano da soli via terra e via mare – puntualizzano gli autori del report – sono costretti ad affrontare enormi rischi lungo i percorsi migratori».
Ma, almeno in Italia, i minori non arrivano quasi mai insieme a un genitore. Il nostro Paese ha fatto registrare, insieme alla Spagna, la più alta percentuale di minori stranieri non accompagnati: l’86% sul totale del 2025, contro il 69% dell’anno precedente. Quasi tutti – il 95% – sono arrivati da adolescenti o quasi maggiorenni. Solo il 5% aveva meno di 15 anni al momento dello sbarco in Italia. Spesso, per chi arriva già vicino alla “scadenza” dei 18 anni, il completamento di un percorso di integrazione nel sistema di accoglienza per minorenni è più complicato: a dicembre 2025, nel sistema di accoglienza gestito dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali risultavano registrati 14.048 minori non accompagnati. Oltre a questi, nelle strutture di accoglienza si trovavano anche 2.963 adolescenti e bambini fuggiti dall’Ucraina.
Tutti, mentre tentano di imparare l’italiano e un mestiere per cercare i primi impieghi, riparano le ferite di un viaggio segnato da fame e violenze. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) le ha monitorate intervistando 383 giovani sbarcati in Italia tramite la rotta del Mediterraneo centrale e altri 72 arrivati dai Balcani. Tra chi è entrato nel nostro Paese da Trieste, il 96% sostiene di non aver mai avuto alloggi adeguati durante il percorso e il 35% ricorda di aver subito violenza fisica. Chi, invece, è arrivato in Italia via mare nel 28% dei casi è stato trattenuto contro la propria volontà in sequestri o detenzioni arbitrarie e nel 17% dei casi è stato forzato a lavorare senza una retribuzione.
Quasi tutti i minori che attraversano il Mediterraneo per arrivare in Italia, poi, vogliono restare nel nostro Paese: il 90% degli intervistati dall’Oim sostiene di non voler più migrare dopo lo sbarco in Italia. Anche per questo, le domande di asilo sono aumentate lo scorso anno: 4.880 nuove richieste, contro le 4.015 del 2024. Molte meno sono, invece, le richieste di asilo dei soli minori non accompagnati: 985 domande nel 2025, il 5% del totale europeo. In generale, l’Italia pesa per appena il 3% delle decisioni positive di prima istanza concesse ai minori in Europa.
Nel resto d’Europa i Paesi che hanno fatto registrare il maggior numero di arrivi, dopo l’Italia, sono Grecia e Spagna. Entrambe, però, con numeri in calo rispetto al 2024: Atene ha contato 9.978 arrivi (-41% sull’anno precedente) e Madrid 5.543 (-19%). Paese di primo arrivo, però, non significa Paese di permanenza. Il 71% delle domande di asilo si concentra in soli quattro Paesi: Germania in testa con il 30%, seguita da Francia (19%), Spagna (18%) e Grecia (7%).