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 2026  ottobre 08 Giovedì calendario

In Aula va in scena anche la lite M5s-FdI sul caso Scarpinato

Come se non fossero sufficienti le tensioni generate dalla riforma elettorale, maggioranza e opposizioni riescono a procurarsi pure altre occasioni di scontro verbale. A punzecchiarsi reciprocamente sono il Movimento 5 stelle e Fratelli d’Italia. E il casus belli scoppia alla Camera dopo le votazioni di giornata, quando il capogruppo di M5s Riccardo Ricciardi attacca frontalmente FdI difendendo Roberto Scarpinato, senatore pentastellato di cui il partito meloniano ha chiesto la rimozione dalla Commissione Antimafia (dopo che il gip di Caltanissetta, archiviando una inchiesta su mafia e appalti, ha ipotizzato una «attività depistante» sulle cause della strage di via D’Amelio, in cui morirono Paolo Borsellino e la sua scorta). «Avete chiesto di rimuoverlo dall’Antimafia – incalza Ricciardi -. Noi non solo ce lo teniamo stretto, ma riteniamo che se la commissione Antimafia fosse composta tutta da persone come lui oggi potremo confermare ciò che sappiamo». Poi alza il tono: «Vediamo chi ha depistato in questo Paese, a partire da Portella della Ginestra a Capaci, passando dalla Strage di Bologna, dall’omicidio di Piersanti Mattarella, da piazza della Loggia. Queste stragi portano a casa vostra, portano alla casa dei neofascisti di Ordine Nuovo, di Avanguardia Nazionale, della P2, alla nascita di Forza Italia. Questo è il depistaggio di Stato». E ancora: «Non siamo noi, ma il presidente della commissione Cultura Mollicone che ha celebrato la figura di Maletti, condannato per favoreggiamento e depistaggio della strage di Piazza Fontana». Ricciardi ribadisce di essere «dalla parte della verità», accusando FdI di stare «dalla parte dei depistaggi». Ma nella foga dell’invettiva, gli scappa un lapsus linguae: «Non è la nostra presidente della commissione Antimafia, ma la vostra Chiara Colosimo, che faceva le foto con Ciavardelli, condannato per la strage di Bologna». Mentre parla Ricciardi, il presidente della Camera Lorenzo Fontana interviene più volte per richiamare all’ordine e per chiedere di moderare i toni: «Non siamo allo stadio», insiste. Poi arriva la replica del capogruppo di Fdl, Galeazzo Bignami, che parte dal lapsus («Ciavardelli? Era Ciavardini. L’errore dimostra una certa ignoranza sul tema») e prosegue: «Perché non avete indagato quando la commissione Antimafia era vostra? Per Scarpinato chiediamo anche la rimozione dal Copasir: secondo un giudice e non secondo FdI, ha compiuto attività di depistaggio». Bignami continua: «Nel 1947 nessuno di noi era nella condizione di condurre stragi. Non venivano da casa nostra. Però, onorevole Ricciardi, vennero a casa mia quelli che spararono 10 colpi a mio padre nel tentativo di ucciderlo, perché persona di destra». Quindi, l’affondo finale: «Voi aiutate chi sta dalla parte sbagliata. Quando il presidente della commissione Antimafia era del M5s avete infilato la testa sotto sabbia». Poco dopo, lo scontro trasloca al Senato, con M5s che difende ancora Scarpinato, «eroe dell’antimafia» e col capogruppo pentastellato Luca Pirondini che cita i casi Santanchè e Delmastrro e strappa una lettera ricevuta da FdI per chiedere l’espulsione dell’ex magistrato dalla commissione. Ma la presidente di turno dell’Assemblea, la forzista Licia Ronzulli, gli chiede di raccogliere i frammenti della lettera, perché «l’Aula non è un cestino». La tenzone di giornata si chiude così, ma non è detto che la querelle in Antimafia possa considerarsi del tutto sopita.