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 2026  ottobre 08 Giovedì calendario

Missione Texas per Trump "Paxton deve vincere a tutti i costi"

Donald Trump è convinto che i suoi comizi in giro per l’America stiano aiutando i candidati repubblicani, attardati nei sondaggi nelle corse chiave del Senato (almeno 7) e così prima di recarsi in Texas, dove ieri sera ha tenuto l’ennesimo discorso, ha spiegato: «Ci vado perché voglio che Ken Paxton vinca». Ken Paxton, Procuratore generale dello Stato, 63 anni, è la spina nel fianco del presidente. Anzitutto perché per sostenere lui e accontentare la base Maga, alle primarie di maggio ha scaricato il veterano John Cornyn, al Senato dal 2002, attirandosi le ire dei colleghi repubblicani. Poi perché i numeri dei sondaggi al momento mostrano che la sua scelta non è vincente. L’ultima rilevazione del New York Times/Siena dà Paxton dietro di 6 punti rispetto a James Talarico, 38enne democratico, volto nuovo del Partito. Infine, una sconfitta in Texas entrerebbe di diritto nei libri di storia: è dal 1988 che il Lone Stare State non elegge un democratico. E difficile sarebbe imputare tutte le colpe al candidato debole Paxton visto che sul suo nome c’è il timbro di Donald Trump. Fra l’altro l’Attorney General si è reso protagonista di recente di alcune dichiarazioni in cui ha criticato la Convention di Dallas di settembre, «ci ha fatto perdere consensi»; detto che la campagna elettorale sua è eterodiretta «da Washington»; e ha attribuito alla guerra in Iran (e non ai raid di Kiev sulla Russia, nuova linea trumpiana) la colpa del caro benzina e caro prezzi.
Paxton arriva al duello con Talarico non solo con sei punti di ritardo ma pure con un curriculum politico e personale con qualche macchia che comunque non gli ha impedito di stravincere le primarie: un impeachment sfiorato nel 2023 (lo salvò il Senato controllato dalla destra) per accuse di corruzioni e tangenti; nell’inchiesta emersero pure chat e documenti che rivelavano una storia extramatrimoniale. Il suo sodalizio con Angela, sposata nel 1986 e dalla quale ha avuto quattro figli è al capolinea, i documenti di divorzio consegnati e la moglie, pure lei senatrice in Texas, solo ieri si è espressa sulle elezioni. Ha chiesto il voto per il ticket repubblicano, senza mai citare il quasi ex marito. Contano i seggi, non le persone che li occupano, il messaggio. Obiettivo: fermare i democratici.
Trump intanto ieri ha detto che la sua Amministrazione «monitora attentamente» le Midterm per evitare irregolarità. L’America Save Act – quello che avrebbe introdotto il voto solo in presenza di un documento di identità – langue nei cassetti dei senatori. Non abbiamo i numeri, dice John Thune, il capo dei senatori del Gop. Trump avrebbe voluto forzare le regole. Braccio di ferro perso.
Le preoccupazioni degli americani continuano a essere le condizioni economiche, costo della vita e delle assicurazioni sanitarie, nonché i prezzi del diesel. In Kansas i produttori, per esempio, ne risentono in modo particolare proprio ora che è la stagione del raccolto. Conseguenza, prezzi più alti nei supermarket e sostegno al repubblicano Roger Marshall a picco. Anche il Kansas, come il Texas, rischia di vedere l’affermazione il 3 novembre di un democratico, Adam Hamilton, pastore della United Methodist Church. I due sono testa a testa in uno Stato che elesse l’ultimo democratico a Washington nel 1932, epoca dei successi di Franklin Delano Roosevelt.
Fra promesse di dividendi da 5mila dollari; bonus per gli iscritti al Medicaid; fine delle restrizioni sull’uso per tutti del diesel agricolo senza tasse e libretti bancari per i neonati e la promessa che «la guerra in Iran finirà presto» e quindi i prezzi caleranno, Trump sta dando fondo a diverse misure per alleviare, almeno temporaneamente, le tasche degli americani. Vorrebbe però, e ieri è tornato a ribadirlo, che i tassi di interesse scendano. In un evento nello Studio Ovale ha criticato la Fed – ma non direttamente Kevin Warsh il suo chairman da poco nominato perché «ha solo un voto» – per non voler ridurre il costo del denaro: «Alcuni agiscono così perché vogliono vedere il Paese andare male». E a proposito di Iran ieri Politico scriveva che il presidente starebbe valutando di colpire la Repubblica islamica prima del voto di novembre. Ma nessuna decisione è stata presa.