repubblica.it, 8 ottobre 2026
El-Sayed, la nuova stella dem che piace anche ai Maga
La paura dà la carica. Ieri, Donald Trump ha attaccato duramente il candidato dem al Senato, Abdul Mohammed El-Sayed, che corre in Michigan: «Pessimo, un estremista radicale che si rifà ai tempi della Jihad, un simpatizzante dei terroristi e non è diverso dal suo migliore amico, l’influencer di sinistra Hasan Piker, che odia l’America», ha tuonato via i social. Descrivendo l’avversario Mike Rogers, cui lui ha dato l’endorsement, come «eccellente, ha il mio pieno e totale sostegno e non vi deluderà mai». Per poi aggiungere: «Guardate a come vanno le cose in Francia. I valori di Mohammed non sono certo quelli degli abitanti del Michigan, né quelli dei nostri grandi Stati Uniti! È la scelta sbagliata».
A spingere il presidente degli Stati Uniti a una tale sfuriata sono stati certamente i risultati di un focus group di elettori Maga appunto del Michigan – gente che aveva votato convintamente per Trump alle ultime elezioni – che a sorpresa ha rivelato un grande sostegno per il dem El-Sayed. Mentre il trumpiano Rogers non ha riscosso alcun favore. Umore che inquieta i repubblicani, visto che quel seggio del Michigan – lo Stato più arabo d’America, dove nel 2024 quell’elettorato votò in massa Trump per punire l’amministrazione Biden di aver fatto poco per Gaza – sarà decisivo per il controllo del Senato e attualmente i due sono testa a testa nei sondaggi, con El-Sayed in leggero vantaggio col 48 per cento del gradimento rispetto al 47 del repubblicano.
Proprio per dare un’ulteriore spinta all’ascesa, il 24 ottobre arriverà a Detroit pure l’ex presidente Barack Obama, l’ex presidente che d’altronde, ad agosto, fu il primo big del partito a complimentarsi con lui e a dargli consigli e ora farà un comizio in sostegno del medico progressista e pro-Pal, che di dirsi socialista proprio non ne vuol sapere («Sono un capitalista, convinto della necessità di un mercato regolato e di uno Stato più presente nella tutela dei diritti sociali», ha detto). Il figlio di immigrati egiziani, nato in America ma con alle spalle una storia di integrazione difficile. Se vincerà le elezioni di novembre, sarà il primo senatore musulmano d’America.
Proprio in vista di quell’evento, però, stanno riemergendo alcune dure critiche che El-Sayed aveva rivolto all’operato dell’ex presidente, da lui definito addirittura «un fallimento», intorno al 2015, quando, appena 30enne, era stato nominato direttore esecutivo del Dipartimento della Salute di Detroit, il più giovane amministratore a ricoprire quella carica. In dichiarazioni esaminate da KFile, il team investigativo della Cnn, fra il 2015 e il 2020, un El-Sayed che muoveva i suoi primi passi in politica, accusò ripetutamente Obama di aver perpetuato la guerra, eroso le libertà civili, permesso un numero record di deportazioni di migranti e preservato sistemi economici e sanitari che, a suo dire, favorivano le multinazionali a scapito dei cittadini comuni. Tanto da definire l’Affordable Care Act – sì, insomma, la riforma sanitaria di Obama nota come Obamacare – insufficiente e sostenere che l’approccio graduale di Obama ha contribuito a creare le condizioni per l’ascesa di Donald Trump.
L’ex presidente ne è certamente al corrente e, non per questo, rinuncerà a fare campagna per il candidato di origini egiziane in un seggio così determinante. E d’altronde, l’establishment del partito che pure aveva sostenuto la sua avversaria Haley Stevens alle primarie, si è fin dall’estate ricompattato al suo fianco. Ma sarebbe interessante sapere cosa si diranno i due dietro le quinte.