Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  ottobre 08 Giovedì calendario

Piero Cipollone parla di euro digitale

La Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti è del 1776. Si dovranno aspettare quasi altri dieci anni per l’istituzione ufficiale di una moneta comune. Era il 1785. Sono comunque 250 anni che l’America si esercita, grazie a una lingua e a un mezzo di scambio comune come il dollaro, a essere un ecosistema. Un ecosistema in grado di dettare il passo, volenti o nolenti, al respiro del mondo. E questo grazie anche a quella formidabile scelta di stabilizzare il Paese dopo il caos finanziario che era seguito alla Guerra d’indipendenza americana. Basta guardare in casa nostra, in Europa, alla potenza dell’euro, per comprendere quanto non si tratti solo di questioni finanziarie.
La moneta è in grado di unificare idealmente dai grandi bilanci degli Stati o delle imprese, a quelli di ogni cittadino, di ogni famiglia. E qualcosa di importante sta accadendo in questi mesi in Europa. A Francoforte, nella sede della Banca centrale europea, guidata da Christine Lagarde, assieme alla nuova edizione delle banconote dell’euro, sul cui volto si sono pronunciati 10 milioni di europei, si prepara un’altra rivoluzione. In quel solco. La costruzione dell’euro digitale non è più solo teoria. Ma un’infrastruttura che si sta costruendo giorno dopo giorno.
C’è chi sostiene che l’euro digitale andrà a sostituire i contanti…
«Niente affatto. Magari qualcuno all’inizio ha temuto che l’euro digitale avesse come obiettivo quello di sostituire il contante. Non è così. Lo dimostra l’impegno che la Banca centrale europea sta mettendo nello studio e poi nel lancio delle banconote con nuovi disegni e i più moderni sistemi anticontraffazione. L’euro digitale andrà ad affiancare il contante con gli stessi elevati standard di sicurezza e, me lo lasci dire, a zero costi per i cittadini, come è attualmente il contante». Risponde sorridente Piero Cipollone.
È il banchiere italiano, classe 1962, che per la Banca centrale europea sta seguendo il progetto oltre che l’intero settore dei pagamenti, ormai dal 2023. Da quando cioè, lasciato il posto da vicedirettore generale della Banca d’Italia, è stato chiamato a far parte del Comitato esecutivo della Bce al posto di Fabio Panetta. E alle mosse della Bce guardano con attenzione Washington, Pechino e la stessa Bruxelles.
Partito da Cese, una piccola frazione di Avezzano in Abruzzo, con studi in economia alla Sapienza è Piero Cipollone a tracciare la strada di questi cambiamenti.
Ha avuto docenti del calibro di Federico Caffè, di Ezio Tarantelli, lo studioso ucciso dalle Brigate rosse, ma anche Ignazio Visco, successivamente governatore della Banca d’Italia fino all’ex ministro Pier Carlo Padoan.
Si è poi specializzato presso la prestigiosa università californiana di Stanford, è stato visiting scholar a Berkeley sempre in California, con una carriera infine tra Banca mondiale e Banca d’Italia e adesso al crocevia di una delle pietre miliari della costruzione europea.
Ma riusciremo ad avere questo euro digitale, si parla del 2029?
«Sì, ma mi permetta di fare un passo indietro. Non è solo una questione tecnica e non tutto dipende dalla Bce».
Prego.

«La moneta unica nell’ultimo sondaggio Eurobarometro ha indici di gradimento superiori all’80%.
Questo vuol dire che il progetto ha radici solide: la fiducia nell’euro, nella moneta di noi tutti. Ma il mondo cambia. Non sta a me ricordare che viviamo in un’era digitale. Tutti abbiamo un telefonino in tasca. Non pensare di affiancare all’euro di carta una sua evoluzione digitale sarebbe strano, no?».
Capisco. Si sente l’eco dei suoi studi con un maestro della dimensione sociale come Federico Caffè…
«Più banalmente accanto al contante che madri e padri, nonne e nonni ci invitano a portare in tasca perché “non si sa mai”, avremo sul nostro telefonino un’applicazione, della Bce, della propria banca o di un altro servizio di pagamento, dove potremo disporre di una quantità di euro digitale».
Ma mi scusi, a che serve un euro digitale sul telefonino se già abbiamo carte di credito a decine, non solo Visa e Mastercard ma anche sistemi di pagamento come Satispay, PayPal, possiamo inviare e mandare denaro con un clic?
«Sono cose molto diverse. Chieda ai commercianti cosa accade oggi quando si paga con la carta, sia direttamente che con il telefono: per accettare quei pagamenti spesso non hanno reali alternative e si trovano a dover pagare commissioni opache e non di rado alte. Ci sono 570 mila commercianti in Italia, che impiegano quasi due milioni di italiani: le commissioni alte riducono i loro margini – spesso già molto piccoli – e alla fine non hanno altra scelta che riflettere questi costi nei loro prezzi. Con l’euro digitale avranno un’alternativa pubblica. Per i piccoli commercianti, i costi per i pagamenti digitali potrebbero essere dimezzati. E l’euro digitale potrà anche essere integrato nelle soluzioni europee di pagamento private, il che permetterà di usarle anche dove oggi non sono ancora accettate, in tutta la zona dell’euro. E non è un’ipotesi teorica: per l’Italia, Satispay e Bancomat partecipano già ai nostri lavori».
E chi il telefonino non l’avrà?
«Ci sarà anche una carta. E sistemi per pagare come con il contante, anche offline».
Che significa…
«Significa che se salta la luce elettrica o internet non va, ci sarà la possibilità di pagare offline, senza internet e intermediari: i soldi passeranno da un dispositivo mobile all’altro, un contante digitale in tutto e per tutto simile a quello fisico».
Continua a parlare al futuro… Un futuro che appare lontano, alle soglie del prossimo decennio…
«Può apparire lontano. In realtà il progetto pilota è partito questa estate, e i primi test partiranno il prossimo anno, con i primi pagamenti tra meno di 12 mesi».
Ma siamo ancora ai test.
«Tenga conto che ci sono tante importanti discussioni legislative a Bruxelles, per definire la legge europea che ci è indispensabile per partire. Per questo prima le dicevo che non tutto dipende da noi. Per fortuna ci siamo quasi, entro l’anno il testo dovrebbe essere pronto. Ma intanto in Bce non siamo certo stati fermi: ad aprile abbiamo siglato accordi per definire gli standard tecnologici. A maggio abbiamo ricevuto quasi 60 application, tra queste anche molte banche italiane, per partecipare al pilota dell’anno prossimo. Ne abbiamo selezionate 36. Se pensa da quanto tempo ne stiamo parlando… Nel giro di pochi mesi grazie al lavoro di questi anni della banca centrale stiamo arrivando a test sull’uso pratico».
A cosa si deve questa accelerazione?
«Sicuramente la geopolitica ha avuto la sua parte. Già l’invasione dell’Ucraina aveva posto l’attenzione in Europa sull’autonomia strategica. Si è partiti dalla dipendenza energetica, in particolare dal gas, per poi renderci conto che vulnerabilità simili esistono anche in altri settori strategici. Non avere un proprio sistema digitale dei pagamenti espone al rischio di essere in mano ad altri operatori».
Intende la nuova amministrazione Trump?
«La Casa Bianca ha un indirizzo diverso sui pagamenti digitali. Quel che conta però è che stiamo costruendo per i cittadini europei un’infrastruttura digitale – che significa una rete, uno schema – che non deve avere errori. Stiamo parlando dei soldi, dei depositi, di cittadini e imprese. Un sistema europeo».
Ci mancherebbe che non fosse europeo…
«Non è una cosa di poco conto avere tecnologia europea. Continuamente lamentiamo l’assenza in questi campi dell’Unione. Affinché questo accada, sono necessarie verifiche e sperimentazioni che stiamo conducendo da tempo. Pensi solo ai commercianti».
Che c’entrano i commercianti?
«Quando si parla di digitale si pensa subito agli acquisti sui siti online. Ma l’euro digitale dovrà essere accettato da ogni singolo commerciante che accetta pagamenti digitali, anche nei negozi fisici come se fosse contante. Con la stessa sicurezza, resilienza, affidabilità. Pensi a quanti negozianti e imprese dovranno aggiornare i loro sistemi nei prossimi anni. Dobbiamo assicurarci che l’euro digitale si integri in modo semplice e naturale in questi normali cicli di aggiornamento. In parallelo, stiamo sviluppando una piattaforma per l’innovazione che consentirà di offrire servizi ancora più avanzati basati sull’euro digitale. Da parte di banche, imprese, università la risposta alla richiesta di partecipazione ai vari test e sperimentazioni che abbiamo fatto o faremo ci ha sorpreso. Sono arrivate da quasi tutti i Paesi: il miglior segnale che la sfida è stata accettata».