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 2026  ottobre 08 Giovedì calendario

Tre graziati da Mattarella, tra i quali c’è Guido Gianni

Due gioiellieri, colpevoli di aver ucciso i rapinatori che erano entrati nei loro negozi. Due storie simili, eppure molto diverse. Uno, Guido Gianni, ha scontato diversi anni di carcere e ha ottenuto ieri la grazia (parziale) da Sergio Mattarella. Mentre l’altro, Mario Roggero, ha da pochi mesi iniziato a scontare la sua pena. Il centrodestra esulta per il perdono concesso dal Quirinale, magari sperando che lo stesso sconto di pena possa arrivare in tempi brevi anche per il gioielliere di Grinzane Cavour, la cui storia è stata a luglio al centro di uno scontro politico furibondo e di un inedito conflitto tra il Colle e il ministero della Giustizia.
La scelta di Mattarella ha riaperto il dibattito su legittima difesa e perdono e ha innescato, nel mondo politico e nei media, confronti tra Gianni e Roggero. Se quest’ultimo si pentisse, potrebbe ottenere anche lui il perdono parziale dopo aver scontato qualche anno di prigione? Dal Quirinale spazzano via ricostruzioni e supposizioni di questo tenore: il capo dello Stato non sceglie dal mazzo, quando le richieste di grazia arrivano sul suo tavolo le valuta con estrema attenzione e decide «caso per caso». Se il parere del magistrato di sorveglianza e del Guardasigilli sono favorevoli, in genere Mattarella dice sì, ma non è certo lui a decidere il «calendario» dei perdoni.
Torniamo a ieri, al comunicato con cui la Presidenza della Repubblica rende nota la decisione di adottare per decreto i tre provvedimenti di clemenza individuale, ai sensi dell’articolo 87 comma 11 della Costituzione. Il primo graziato è A.A., nato nel 1972 e condannato a sette anni «per delitti in materia di stupefacenti e altro». È in condizioni di salute «gravissime e irreversibili», Mattarella ne ha tenuto conto e ha disposto che la detenzione venga interrotta. Il secondo nome, che questa volta compare per esteso, è Guido Gianni, orafo nato nel 1960. Nel 2008 sparò alle spalle a tre banditi che avevano fatto irruzione nel suo negozio di Nicolosi, Catania, uccidendone due e ferendone uno. Condannato a 12 anni e 4 mesi, ha ottenuto da Mattarella una grazia parziale, che ha estinto tre anni e due mesi di reclusione: gliene restano meno di quattro, il che consentirà al Tribunale di sorveglianza l’eventuale affidamento in prova ai servizi sociali.
«Ringrazio il Presidente», ha detto la moglie Maria Angela, che aveva avanzato la richiesta di grazia. «Guido è il mio eroe: mi ha salvato la vita mentre subivo violenza».
«Una bellissima notizia», esulta Matteo Salvini, che è andato a trovarlo in carcere e ha sostenuto «insieme alla Lega la sua battaglia». Nel suo messaggio di giubilo su X il vicepremier non fa riferimento a Roggero, eppure ieri la scelta di Mattarella ha riacceso a destra la speranza che il Quirinale possa perdonare anche il gioielliere di Grinzane. Per il commerciante che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo, il governo aveva tirato per la giacca il capo dello Stato invocando la grazia. La premier Meloni aveva giudicato sproporzionata la pena a 14 anni e 9 mesi e il ministro Carlo Nordio aveva avviato motu proprio un’istruttoria «finalizzata alla concessione della grazia». Una fuga in avanti, che aveva innescato uno scontro istituzionale senza precedenti con il Quirinale.
I casi di Gianni e Roggero sono simili e al tempo stesso assai diversi. Il primo, che si trova ai domiciliari per problemi di salute, ha già espiato cinque anni e tre mesi di carcere e la grazia di Mattarella ha prodotto uno sconto di tre anni e due mesi. Mentre Roggero al momento della sentenza della Cassazione era in libertà, non aveva scontato alcun giorno di detenzione. Il terzo decreto firmato dal presidente riguarda G.B., nato nel 1981 e condannato a dieci anni per delitti connessi alla droga. La grazia parziale ha estinto un anno e nove mesi della pena ancora da espiare e qualcuno ha messo in relazione il suo caso con quello di Nicole Minetti: il condannato ha una figlia minore malata e, secondo il magistrato di sorveglianza, ha cambiato vita e consolidato un percorso di reinserimento sociale.