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 2026  ottobre 08 Giovedì calendario

Battaglia in Yemen, gli Houthi resistono

La nebbia di guerra avvolge i combattimenti nello Yemen, con gli schieramenti impegnati negli scontri e nei duelli propagandistici. L’offensiva dei lealisti, sostenuti dall’aviazione saudita, ha incontrato una tenace resistenza da parte degli Houthi filoiraniani. La rivendicazione di successi importanti si è rivelata frettolosa o quantomeno esagerata da blogger simpatizzanti: la milizia sciita ha tenuto fino ad ora le posizioni attorno a Dhubab, la località vicino a Bab el-Mandeb, ossia la porta sullo stretto del Mar Rosso. La battaglia è stata dura, con perdite per entrambi i campi.
Nelle scorse ore sempre gli Houthi hanno preso di mira con droni e missili terra-terra target rilevanti. Nel loro mirino l’aeroporto di Riad così come altre installazioni, azioni che replicano ai ripetuti strike dei caccia nemici. I genieri sauditi hanno provveduto a erigere grandi protezioni metalliche attorno alle cisterne della compagnia petrolifera Aramco, un tentativo di contenere l’efficacia dei velivoli kamikaze dotati di cariche esplosive.
Lo «scambio» di colpi inquadra, secondo gli esperti, la dinamica del conflitto. I sauditi hanno i mezzi per portare avanti gli attacchi nell’intento di riprendere il territorio perduto, però devono essere pronti a pagare un prezzo. E non solo in termini militari. I militanti sciiti sono in grado di incidere sulle infrastrutture del regno, un settore chiave, e hanno poco da perdere. Anche perché sono più abituati al clima bellico rispetto ai loro avversari. A questo si aggiunge che i guerriglieri, sotto la guida dell’Iran, presente con i suoi consiglieri, hanno preparato con molta attenzione la manovra che li ha portati in profondità verso l’ingresso meridionale del Mar Rosso.
Gli osservatori hanno sottolineato come i militanti abbiano creato nuove posizioni (favorevoli) da dove «lanciare» i sistemi a medio e lungo raggio. Usano tecniche affinate nel tempo: non va dimenticato che conoscono bene i punti deboli del nemico, sono addestrati a usare con efficacia le armi ricevute dall’Iran, mantengono una certa compattezza. Anche la loro gerarchia ha adottato contromisure per evitare la decapitazione, una dispersione replicata nella ridistribuzione dell’arsenale in zone protette.
I sauditi, per contro, sperano di avere un supporto più robusto da parte degli alleati con i quali c’è stata una stretta consultazione. La Turchia avrebbe inviato reparti per la difesa aerea e per l’utilizzo di droni, forse potrebbero arrivare dei caccia. Un portavoce turco ha precisato che il Patto della Mecca, che unisce Ankara e Pakistan all’Arabia, verrà presentato al Parlamento per la necessaria ratifica. Un annuncio che permette a Erdogan di guadagnare qualche giorno per definire la risposta. Non è, invece, ben chiaro di che tipo sia l’assistenza del Pakistan, il secondo partner dell’asse. Islamabad ha schierato da anni soldati nel regno, un contributo alla sicurezza dei luoghi santi ben ricompensato. I due Paesi da un lato non possono sottrarsi all’impegno preso, dall’altro sono attenti a non finire risucchiati in una crisi per la quale non si intravvedono soluzioni a meno di non accettare il nuovo ruolo degli Houthi lungo la rotta marittima.
Il punto è che anche se la milizia dovesse ripiegare abbandonando le proprie conquiste manterrebbe sempre la possibilità di tenere in scacco la via d’acqua grazie agli equipaggiamenti che le consentono di «sparare» da lontano. Lo ha dimostrato ampiamente in tutti questi mesi.