Corriere della Sera, 8 ottobre 2026
Tutti convocati nel centrodestra. I tormenti di chi rischia il seggio
Si chiude la maratona della legge elettorale. Licenziata ieri dalla Camera la terza fiducia per lo Stabilicum (o Melonellum, per l’opposizione), cominciano i mesi di passione per i parlamentari uscenti. E anche per i consiglieri regionali, o sindaci, che pensano che con le Politiche 2027 sia arrivato il loro turno.
Quanti saranno i mesi di passione? Sei con il voto ad aprile? Dodici con il voto a ottobre o addirittura a novembre? Dalla maggioranza, con una voce sola si ribadisce che la legislatura durerà fino a scadenza naturale. Coloro che i partiti hanno delegato a parlare si dicono certi che il voto di oggi non riserverà sorprese. Anche se c’è chi ricorda che «il voto di fiducia è un voto contro i tuoi, non contro le opposizioni». Certo, il «tutti convocati» oggi vale più che mai, anche ieri erano tutti presenti in aula con pochissime eccezioni. E le «vedette» probabilmente faranno il loro mestiere: cercare di cogliere gli eventuali liberi pensatori che con il voto segreto cercheranno d’impallinare una legge elettorale che per molti segnerà la fine dell’esperienza parlamentare. Per Giovanni Donzelli (FdI) «non c’è affatto un clima di preoccupazione e i possibili dubbi della Consulta li alimentano quelli dell’opposizione». Un riferimento ai ricorsi che saranno presentati dopo la pubblicazione dello Stabilicum. Maurizio Lupi è sereno: «Il centrodestra è compatto su una legge elettorale che garantisce rappresentanza e governabilità e restituisce ai cittadini la scelta dei parlamentari con le preferenze, fortemente volute da Noi moderati». Addirittura, il ministro Tommaso Foti si lancia in una previsione: «Secondo me domani qualcuno dell’opposizione vota» la nuova legge. Non i vannacciani, che hanno già annunciato il no. Irritati anche per la bocciatura di un odg di Emanuele Pozzolo sull’ineleggibilità temporanea di presidenti e assessori regionali «per par condicio».
Foti smentisce la presenza di «vedette» con una battuta: «Do una notizia, hanno chiesto consiglio a Putin per controllare meglio il voto». Poi, torna serio: «Ma di che cosa stiamo parlando, su...». «Smentiscono? – sbuffa un deputato di Forza Italia —. Fanno ridere. Hanno diviso tutte le zone dell’Aula tra gli affidabili, il vicino controllerà il suo vicino».
I deputati, in effetti, sono rassegnati ma anche arrabbiati, il che mantiene al voto di oggi un minimo di thrilling. Ma dopo, ben presto si manifesterà nel centrodestra la spinta per comprimere le «pluricandidature». Perché i capilista sono bloccati ma, spiega un deputato, «nelle ampie circoscrizioni non si sa dove scatteranno. E i capilista saranno candidati in più di un collegio, magari in tutti». Un problema per le donne: la proporzione di genere vale sì per le liste, ma non per i capilista. E dunque, uno dei cavalli di battaglie dell’opposizione («Un Parlamento con pochissime donne») viene ampiamente fatto proprio anche in maggioranza. Dopo i capilista, si entra in Parlamento con le preferenze. E qui, altra angustia: molti parlamentari sanno di essere «deboli o molto deboli rispetto a assessori o anche consiglieri regionali che in questi anni hanno presidiato il territorio tutti i giorni».