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 2026  ottobre 08 Giovedì calendario

Meloni: 160 milioni per le accise mobili

Giorgia Meloni è fiduciosa, conta in un riassorbimento dell’ultima fiammata del carburante dovuta alla fine degli interventi sulle accise. Per la presidente del Consiglio, che è in contatto con le varie compagnie petrolifere, è possibile che in base alle tendenze attuali del mercato lo scostamento degli ultimi giorni possa rientrare. Lo ha fatto capire a margine del vertice Med – che si è tenuto ieri a Spalato, in Croazia – dicendo che il governo è «pronto a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili. Noi abbiamo perfezionato questo meccanismo per cui all’aumento del prezzo del carburante la maggiore Iva che entra viene messa da parte e utilizzata, nel caso, per riabbassare il prezzo, tagliando le accise».
Solo che in questo caso, fa capire Meloni a margine della conferenza stampa del vertice, non avverrà subito. Lo stato dell’arte è il seguente: «Al mese di settembre noi abbiamo circa 160 milioni che possono essere spesi con questo obiettivo. Quello su cui ci stiamo interrogando è se sia più efficace spendere queste risorse in questo momento – nel quale, comunque, ci sono delle misure di contenimento – o tenerle come provvista per quando quelle misure di contenimento dovessero terminare». Insomma, sembra di capire che in ogni caso un nuovo intervento di Palazzo Chigi non ci sarà prima della fine dell’anno, quando scadranno le misure di price cap prese nei giorni scorsi dalle principali compagnie petrolifere. «Vediamo cosa accade nelle prossime ore – aggiunge Meloni —, auspico si possa ripristinare pienamente il cap. Poi la valutazione andrà fatta a valle».
Nel corso del summit, presieduto dal premier croato Andrej Plenkovic, si è parlato di Mediterraneo come spazio strategico per la sicurezza e la competitività dell’Europa, in considerazione della sua centralità per le rotte commerciali ed energetiche, per la sicurezza marittima, per il governo dei flussi migratori. Al termine dei lavori – ai quali, oltre a Meloni, ha partecipato anche il presidente francese Emmanuel Macron, mentre, dopo la caduta del suo governo, ha dato forfait il premier spagnolo, Pedro Sanchez – Plenkovic ha lasciato spazio agli altri leader. E nel suo breve intervento il capo del governo italiano è tornata anche sulla lettera inviata dall’Italia alla Commissione europea: «Non stiamo chiedendo spesa libera, ma poniamo il tema dell’impatto che la maggiore inflazione sta avendo sui bilanci nazionali, perché noi dobbiamo considerare che l’inflazione di oggi non è quella programmata tre anni fa. Tre anni fa l’Europa ha licenziato i piani nazionali con un’inflazione programmata all’1,8 per cento, oggi quell’inflazione è molto più alta e questo comporta, presumo per la totalità degli Stati membri, dei costi automatici maggiori». «Noi – ha proseguito la premier – abbiamo una serie di adeguamenti automatici all’inflazione, c’è il tema delle pensioni, ma non solamente, perché l’assegno unico risponde alla stessa materia. Ma ovviamente per tutto quello che riguarda ad esempio la realizzazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza, i nostri cantieri aperti» visto che «l’aumento delle materie prime comporta un esborso maggiore di risorse, cioè ci sono miliardi e miliardi in più che noi saremo chiamati a spendere senza averlo deciso, non perché queste sono nuove misure che i governi hanno voluto, e lo dico per chiarire che non stiamo chiedendo spesa libera».
Conclusione: per la premier «si deve tenere in considerazione il fatto che noi avremo nei nostri bilanci miliardi in più da spendere che dovremo spendere senza averlo deciso e noi crediamo che questo vada oggettivamente valutato nei limiti di aumento della spesa consentita». Ma cosa le ha risposto Ursula von der Leyen? A margine del vertice c’è stato qualche attimo di confronto, ancorché veloce, e l’unico giudizio che dà la premier è il seguente: «Non è un tema che porta solo l’Italia, una questione sulla quale mi pare che ci sia interesse perché è una questione di buon senso ovviamente, poi è ancora un dibattito lungo perché per arrivare a risposte di questo tipo si deve trovare una convergenza tra la Commissione, gli stati membri, il Consiglio. Ma sicuramente c’è interesse ad ascoltare». A proposito di Ue oggi dovrebbe arrivare il via libera formale sulla clausola di salvaguardia che riguarda, per il biennio 2026-2027, 14,4 miliardi di euro di spese aggiuntive per l’energia e 14,4 per la difesa.