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 2026  ottobre 08 Giovedì calendario

Borse ko e bufera sui bond. Milano soffre, spread a 115

Dopo giorni di fibrillazione, il mercato obbligazionario ha servito il suo colpo alle Borse mondiali mandandole al tappeto. Un cocktail micidiale con il debito pubblico come ingrediente principale, guarnito da un’inflazione indomabile, dal petrolio sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, a causa della perdurante guerra in Iran, e da elezioni in arrivo di qua e di là dell’Atlantico. Sui listini allora, per levarsi il saporaccio, hanno cominciato a vendere titoli di Stato e azioni di chi li detiene. In Europa le sedute hanno chiuso la giornata con passivi anche superiori all’1%: Parigi -1,22%, Francoforte -1,35%, Madrid -1,68%, Londra -0,79%, ma a indossare la maglia nera è stata Piazza Affari, che ha lasciato sul terreno il 2,5% tornando sotto i 50mila punti per la prima volta da inizio giugno. A essere scaricati sono stati soprattutto i titoli bancari e assicurativi, che a Piazza Affari pesano per circa il 48%: dal picco dello scorso 14 agosto, infatti, l’indice Ftse Italia All-Share Banks ha perso oltre il 9% del suo valore. Tradotto: 36,3 miliardi di capitalizzazione «bruciati» in un mese mezzo. Gli istituti italiani, al pari dei loro colleghi europei, fanno i conti con lo scoglio dei rendimenti dei bond di Stato, dal BTp al francese Oat passando per i Gilt britannici e i Bonos iberici. Questo perché le banche comprano molti titoli di Stato, per cui il rialzo dei tassi svaluta i loro portafogli.
I mercati azionari europei sono finiti così sotto pressione, poiché il crollo del mercato obbligazionario globale non mostra segni di rallentamento. Lo scenario vede deficit pubblici e debiti crescenti, con i governi alla ricerca di denaro per finanziare spesa, pensioni, investimenti e ora anche la difesa. Nel frattempo le grandi aziende, soprattutto le Big Tech Usa, fanno incetta di credito per finanziare la corsa all’intelligenza artificiale e giustificare la promessa di rendimenti stellari. È per questo che le vendite hanno bersagliato, dopo le banche, anche i titoli di imprese tecnologiche, più sensibili ai tassi alti che vanno a far crescere i riscatti dei finanziamenti fin qui ottenuti. Tutti insomma chiedono liquidità ed emettono debito, ma le incertezze ne fanno salire i rendimenti. Tra i titoli sovrani i più penalizzati sono stati quelli di Francia e Italia, il cui debito pubblico resta osservato speciale: il rendimento del decennale transalpino si è impennato al 4,8% e quello del BTp decennale al 4,6%, ai massimi dall’ottobre 2023,mentre lo spread è entrato in area 115 punti (mai così in alto da aprile 2025). Perfino il mercato valutario ha accusato il colpo: l’euro ha perso lo 0,7% sul dollaro.
Stesso andamento negli Stati Uniti, dove la cedola dei Treasury a dieci anni è schizzata al 5,36%, punto più alto dal 2002, salvo poi ricalibrarsi al 5,28% dopo l’asta da 39 miliardi svoltasi ieri pomeriggio. Con il debito Usa diretto verso i 40.000 miliardi di dollari, le pressioni dei bond si sono fatte sentire anche a Wall Street, dove S&P e Nasdaq si sono allontanati dal record di martedì.
I governi si trovano di fronte a «scelte politiche molto dure» per contenere la spesa pubblica, ha ammonito la direttrice del Fmi, Kristalina Georgieva. Parole che cadono in un momento delicato per l’Italia, con il governo affacciato sulla Manovra e impegnato a tenere il punto a Bruxelles sulle regole europee che dettano i severi parametri su deficit, debito e programmazione della spesa pubblica. «Noi abbiamo dimostrato in questi anni di essere rigorosi nel rispettare le regole di bilancio europee e credo questo ci legittimi a chiedere che queste regole siano adattate alla realtà odierna», ha rimarcato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
La presidenza di turno irlandese della Ue ha invece rimesso sul tavolo l’ipotesi di una tassazione degli extraprofitti per ribilanciare il potere d’acquisto. Parlando al Parlamento europeo di Strasburgo, il ministro degli Affari esteri irlandese Thomas Byrne ha detto che, visti «i prezzi dei combustibili fossili che crescono a non finire e il costo della vita che è aumentato in modo significativo, è necessario mitigare le conseguenze negative per cittadini e bisogna tassare le società energetiche». Se ne parlerà domani all’Ecofin in Lussemburgo.