Avvenire, 7 ottobre 2026
Comore-Mayotte, la rotta del Pacifico per entrare nell’Ue dalla porta di servizio
Un piccolo braccio di mare sta diventando una delle più grandi rotte mondiali di migranti. L’isola di Mayotte, che affiora nel bel mezzo del canale del Mozambico, dista appena 70 chilometri dal poverissimo arcipelago delle Comore. Chi rischia la vita per approdarvi non lo fa certamente per i paesaggi incantevoli, ma per una ragione molto pratica. Mayotte è un dipartimento francese d’oltremare, metterci piede è un po’ come entrare nell’Unione europea dalla porta di servizio. L’isola ha uno status particolare, non le si applica automaticamente il Trattato di Dublino, ma richiedere asilo è ovviamente possibile e riuscire a trasferirsi nel Vecchio Continente non è un sogno impossibile, seppur difficile. Anche perché i politici isolani sono da tempo in pressing su Parigi affinché alleggerisca il carico migratorio, trasferendone una buona parte sul suolo della madrepatria.
Fino a poco tempo fa il flusso era contenuto, perché soltanto pochi comoriani tentavano la rischiosa traversata. Ma negli ultimi mesi stanno aumentando i migranti in arrivo soprattutto dal Congo, devastato da guerra civile ed epidemia di ebola. Raggiungono le Comore, e poi sfidano di nuovo il mare per raggiungere Mayotte. Una situazione che preoccupa Parigi. Durante la sua visita a Mayotte di fine agosto, il premier francese Sébastien Lecornu ha minacciato il Congo di rivedere la campagna di aiuti umanitari se Kinshasa non porrà rimedio all’esodo. In realtà il flusso che parte dalla regione dei Grandi Laghi si è ingrossato già a partire dal decennio scorso: l’Oim, l’organizzazione dell’Onu che si occupa di migrazioni, ha aperto un ufficio di supporto alle Comore nel 2018, e nel 2025 ha istituito un punto di osservazione nell’arcipelago, per monitorare la situazione.
Le partenze si verificano principalmente dall’isola di Anjouan, la più vicina a Mayotte. Il traffico di esseri umani è gestito da organizzazioni criminali che fanno base alle Comore e non esitano a maltrattare i migranti prima e durante la traversata, “L’Unione delle Comore rappresenta un punto cruciale nella rotta migratoria dal continente africano a Mayotte: un viaggio pericoloso intrapreso da migliaia di uomini, donne e bambini in cerca di una vita migliore – scrive l’Oim sul suo sito -. Il Paese si trova ad affrontare sfide e opportunità uniche legate alla migrazione ed è diventato sempre più un Paese di transito oltre che di destinazione”.
Mayotte non è certo Parigi, anzi: la popolazione sopravvive con pesca e agricoltura, non è una meta turistica per la sua posizione remota. Di conseguenza, è tra i territori francesi più poveri, se non il più povero. Ma si vive pur sempre meglio che nei Paesi vicini. E c’è sempre la speranza che, prima o poi, da lì si possa spiccare il volo per la Francia. Un miraggio sfruttato dai criminali, che comporta enormi rischi per chi si mette in mare. I migranti vengono stipati sui kwassa-kwassa, rudimentali imbarcazioni comoriane, e portati verso Mayotte. Nell’agosto 2025, più di 5 mila persone sono partite dalle Comore: l’estate, grazie alle condizioni migliori dell’Oceano indiano, registra il picco di traversate. Nel secondo semestre dello scorso anno 14 mila persone hanno sfidato la sorte. Ma le cose non sempre vanno per il verso giusto. Le tragedie si moltiplicano. Nel marzo scorso almeno 18 africani sono annegati in un naufragio avvenuto al largo delle Comore. Un’altra sciagurata si è verificata il 25 luglio, al largo della Tanzania, sempre lungo la rotta che vede come tappa finale Mayotte: sono morti almeno in 14, provenivano da Congo, Burundi e Comore. Infine, il 16 agosto si è rovesciato un kwassa-kwassa con 14 comoriani a bordo, uno dei quali è affogato. La gendarmerie francese, dal 2020, ha iniziato a collaborare con le autorità comoriane, per prevenire le partenze. Ma diverse inchieste giornalistiche, firmate anche da Le Monde, documentano metodi “muscolari” delle motovedette, che spesso si avvicinano pericolosamente ai barchini, sollevando onde che li mettono a rischio rovesciamento. E ci sarebbero stati anche veri e propri speronamenti. Negli ultimi 20 anni, almeno 24 migranti sarebbero morti durante queste intercettazioni “aggressive”. Ma è solo l’aspetto più controverso di una tragedia immane che passa sotto silenzio: secondo la rete investigativa internazionale Lighthouse report, dal 1995 più di 10 mila persone sarebbero scomparse in mare mentre percorrevano la rotta. Chi riesce ad arrivare a Mayotte, poi, non scopre certo il paradiso: la maggior parte dei migranti si concentra in una baraccopoli nella zona di Tsoundzou 2. Dopo le tensioni con gli abitanti, la prefettura nel settembre 2025 ha ordinato lo sgombero. Ma il campo torna in fretta a riempirsi: a luglio c’è stato un altro intervento delle forze dell’ordine, con demolizione di diverse capanne. “Ma qui ci vivono tante famiglie, con bambini piccoli” ha denunciato alla televisione locale un congolese. Sempre l’anno scorso, ben 21.400 comoriani sono stati espulsi e rimandati nell’arcipelago. Le coste di Mayotte non sono considerate come un normale confine europeo, la legge francese permette i respingimenti. Ma sono provvedimenti che non bastano per arginare l’emergenza umanitaria e sociale in cui versa l’isola, che continua ad attrarre disperati. Tanto che la senatrice Salma Ramia, eletta a Mayotte, nell’inverno 2025 ha denunciato la situazione al Parlamento francese, chiedendosi perché, mentre la Francia chiedeva all’Unione europea di distribuire i migranti tra tutti gli Stati membri, non applicasse lo stesso principio nei confronti della sua isola. Parigi, insomma, dovrebbe preoccuparsi di portare in Europa anche chi chiede asilo in quel lembo di terra nel Pacifico, che ora teme si scateni una guerra tra poveri. Nel gennaio scorso, alcuni abitanti hanno cacciato con le cattive maniere alcuni profughi da un paio di scuole dove si erano accampati, per permettere la ripresa dell’anno scolastico che era stato interrotto da un ciclone. «Mayotte – denunciò la senatrice è una pentola a pressione». Che adesso rischia di esplodere.