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 2026  ottobre 07 Mercoledì calendario

Sgarbo di Ft: «Usa come l’Italia»

Paesi populisti, corrotti, decadenti. Disoccupazione alle stelle proprio come il debito, disuguaglianze, vita cara anzi carissima e a pagarne il prezzo sono i più giovani. Per il Financial Times l’Italia di Giorgia Meloni e l’America targata Donald Trump due facce della stessa medaglia: decadenza allo stato puro. Un disastro. «Gli Stati Uniti assomigliano sempre di più all’Italia» è il titolo di un durissimo editoriale di Rana Foroohar, global business columnist del celebre quotidiano finanziario.
Articolo che ieri è piombato in Parlamento ed è diventato subito un caso politico. Sollevando schiere bipartisan di indignados contro l’ennesima lezioncina dall’estero, bacchetta alla mano, l’Italia trattata alla stregua di grande malato europeo. Nonostante i fondamentali economici, almeno alcuni, raccontino una storia diversa. Dal tasso di interesse medio annuo sul debito pubblico sceso negli ultimi anni vis-a-vis Francia, Spagna e Germania, al tasso di occupazione salito al 63 per cento come certificato da Istat in agosto. Insorge la maggioranza di centrodestra. Parte Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze alla Camera in quota Fratelli d’Italia. «Non so secondo il Financial Times quali cattive abitudini starebbero acquisendo gli Stati Uniti dall’Italia – affonda il deputato lombardo mentre passeggia nell’atrio- potrebbero di certo prendere buonissime abitudini dal punto di vista della contabilità pubblica e della serietà fiscale testimoniate da tutti gli indicatori: non mi pare che a Washington si trovino nella stessa condizione». Insomma niente lezioni né paragoni con l’America trumpiana. E se a dirlo è un esponente di rango del partito di Giorgia Meloni fa un certo effetto. Ma anche dall’opposizione si levano voci assai critiche sulle bacchettate del Financial Times. Carlo Calenda al Messaggero: «Penso che gli Stati Uniti non possano dare lezioni a nessuno. In primo luogo sono un paese deindustrializzato, non hanno più manifattura e faticano a ricostruirla. Un Paese dove il grado di corruzione non ha mai raggiunto vette così alte nella storia della democrazia, dove i PAC (Political action committee, ndr) portano la politica a essere comprata da oligopolisti». Il leader di Azione è un fiume in piena. «Un articolo destituito di ogni fondamento, si guardassero in casa loro. In Inghilterra le cose non vanno granché bene. L’America poi è un Paese dove la distribuzione di ricchezza è il doppio più iniqua dell’Europa, qualunque parametro di vita si prenda, dalla diffusione di alcol agli omicidi, rende il confronto assurdo».
«FT coglie un problema reale quando parla del divario generazionale, ma rischia di raccontare l’Italia attraverso una fotografia ormai parziale» ragiona Giulio Centemero, tra le menti economiche della Lega. «I dati più recenti mostrano segnali che vanno letti con attenzione: diminuiscono gli espatri degli italiani e si riduce il saldo migratorio negativo. La sfida è invertire la fuga dei talenti. Noi abbiamo proposto una Start Tax per alleggerire fortemente l’Irpef dei giovani». L’Italia decadente come l’America a misura di Donald? La tesi convince Andrea Casu, deputato dem: «Non stupisce visto che Meloni e Trump sono due facce dello stesso populismo che da un lato tradisce la promessa di sicurezza, colpendo proprio i meno garantiti più giovani, e dall’altro si rivela un affare solo per chi è amico dei potenti, spaventando così anche uno dei quotidiani economici più autorevoli al mondo». Per Forza Italia invece il paragone è un no-sense. «Nemesi storica: Renato Carosone cantava “tu vuò fà l’americano”, e ora il Financial Times scopre che sono gli americani a “fare l’italiano”. Dovremmo sentirci lusingati, se il paragone non confondesse un indice di percezione con una diagnosi. Giovani e ascensore sociale, legalità e occupazione di qualità: lentamente l’Italia sta investendo e risalendo la china». Per l’azzurro Maurizio Casasco l’analisi FT si dimentica l’Europa e i suoi tanti, troppi lacciuoli. «Gli Usa non hanno vincoli di bilancio né ambientali, noi sì. E l’Ue incide solo per il 7 per cento sulle emissioni CO2 contro il 55 per cento americano. E siamo ancora a fare paragoni?»