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 2026  ottobre 07 Mercoledì calendario

Cuneo, rubato un prezioso calice usato da don Bosco

Profondo dispiacere, amarezza e preoccupazione nelle parole di don Thierry Pierre Dourland, direttore dei Salesiani di Cuneo. Domenica mattina (4 ottobre), in occasione della festa di inizio anno della comunità, ha scoperto che tra una serie di oggetti rubati c’era anche un prezioso calice, quello utilizzato da San Giovanni Bosco durante le sue visite a Cuneo. Un reperto storico di inestimabile valore spirituale. Ma l’episodio rientra anche in un contesto più ampio di disagio giovanile che ha colpito il “Sale” negli ultimi tempi
Facciamo un passo indietro. Cosa è successo domenica?
«Siamo purtroppo soggetti a questo problema: la nostra casa è già stata colpita in passato. Nonostante tutte le accortezze, dopo un po’ di tregua capita ancora. Questa volta hanno portato via materiale come un tablet e un microfono, ma soprattutto due calici. Uno era nascosto in un’anta superiore ed era quello usato da don Bosco quando era ospite a Madonna dell’Olmo. Lì c’era una villa dove lui alloggiava, ospite di amici, con una cappella privata. Don Bosco veniva a Cuneo verso il 1860-1870, quindi si tratta di un oggetto antecedente, realizzato tra fine 700 e inizio 800, che lui utilizzava. La famiglia di Madonna dell’Olmo l’aveva poi donato ai Salesiani per custodirlo, e lo usavamo nelle grandi feste. Ci siamo accorti che era sparito appunto domenica mattina, preparando il materiale liturgico».
Che significato ha per voi Salesiani?
«È una reliquia, un oggetto che un Santo ha utilizzato, e quindi ci ricorda la sua presenza, la sua vita. Lui ha celebrato la messa con quel calice, quindi ha un valore al di là di quello che è proprio il valore artistico, economico di un oggetto (comunque abbastanza elevato, perché ha una lavorazione artigianale di pregio). È proprio il significato per noi importante di essere il calice usato dal nostro fondatore quando era qui».
Oltre al problema dei furti, ai Salesiani negli ultimi tempi si sono registrate criticità legate al disagio giovanile...
«Sì, purtroppo abbiamo gruppi che vandalizzano la chiesa in modo becero: sputano sui banchi e nei confessionali, buttano immondizia, infastidiscono chi prega. E ci dispiace perché sono ragazzini che conosciamo e che accogliamo in oratorio, che abbiamo seguito. Alcuni sono cresciuti anche qui, hanno fatto qui il catechismo, sono volti volti noti».
Che cosa sta succedendo?
«C’è l’effetto branco e la voglia di trasgressione. Si sentono grandi, giganti, ma sono ragazzi di 13-15 anni, spesso con poca supervisione e molta libertà a tutte le ore. Li vediamo sempre in giro, quindi c’è anche un po’ di assenza di controllo. Singolarmente sono agnellini, ma in gruppo cambiano, si aizzano l’uno con l’altro. Questa dinamica di gruppo crea poi il problema. Stiamo cercando di incontrare le famiglie per parlarne direttamente, lavorando anche in rete con i carabinieri».
Qual è il ruolo della Chiesa, in questo contesto?
«Lavoriamo da sempre con i giovani, abbiamo un oratorio aperto tutti i giorni con un presidio educativo qualificato che li ascolta e li segue. Siamo in costante collaborazione con il consorzio e i servizi sociali, formando una rete territoriale ben nota per i ragazzi e i più bisognosi. Perciò non partiamo da zero: ci stupisce che proprio alcuni ragazzi accolti nei nostri cortili durante l’estate si siano resi protagonisti di questi atti. Continuiamo il nostro impegno educativo, ma ora è chiaro che dobbiamo dire con forza alle famiglie che è stato oltrepassato il limite».
Pensa che possano essere stati loro a rubare il calice?
«Spero di no, spero che dei ragazzini non arrivino a tanto. Credo si tratti di qualcosa di diverso, forse di un lavoro da professionisti, perché non risulta alcun segno di effrazione. Anche se non ho la certezza assoluta».
Vuole fare un appello ai responsabili?
«Chiediamo proprio questo: aiutateci a ritrovare il calice di don Bosco. In passato, quando rubarono una reliquia di don Bosco a Castelnuovo d’Asti, abbiamo avuto la grazia poi che ritornò al suo posto piacerebbe tanto che potesse avverarsi la stessa cosa qui. Che gli autori si mettano la mano sulla coscienza, oltre che sul cuore».