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 2026  ottobre 07 Mercoledì calendario

Così gli adolescenti hanno normalizzato il sessismo sui social

Quello che sanno non basta. Non è che non capiscano. Capiscono, ma ci ridono sopra lo stesso. La Survey Teen 2026 di Fondazione Libellula (network di aziende in Italia e in Europa unite dalla volontà di contrastare la violenza di genere), realizzata con Ipsos Doxa su un campione di 1.300 ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni, smonta l’idea di una generazione ingenua davanti ai social e al telefono in generale. Gli adolescenti riconoscono sessismo, pressione estetica e controllo, ma tra il riconoscere e il prendere le distanze ci sono di mezzo il gruppo, l’alibi dell’ironia («si stava solo scherzando», «è solo un meme») e il pericolo – crescente – di quella che gli studiosi chiamano «neutralizzazione interpretativa»: ammettere che un contenuto è problematico ma disinnescarlo.
Per Manolo Farci, docente di Studi culturali e di genere all’Università di Urbino e supervisore scientifico della ricerca, «sapere che qualcosa è sbagliato ma riuscire davvero a prenderne le distanze sono due cose diverse». Il cortocircuito tra consapevolezza e comportamenti «viene sì ammesso, ma anche ridimensionato»: è solo una canzone, è solo un reel, è una battuta.
L’esposizione è quasi totale. Il 92% degli adolescenti intervistati ha visto sui social contenuti che svalutano le ragazze, l’89% video su maschi alpha, sigma e body count (il numero di partner sessuali: per le ragazze «viene monitorato e colpevolizzato», per i ragazzi «esaltato e invidiato»). L’85% post in cui gelosia e controllo passano per normali. «Il mondo digitale non è neutro» avverte Mara Ghidorzi della direzione scientifica di Libellula: i social sono tra le principali fonti di «immagini, linguaggi e modelli di comportamento». Tre su quattro dicono che le battute sessiste tra ragazzi sono frequenti; davanti a un meme esplicitamente sessista «si diverte il 37% dei maschi e il 14% delle femmine», e per quasi un ragazzo su due il messaggio non conta, se fa ridere. Uno su otto ride senza crederci, uno su quattro rilancia per sembrare “figo”.
Lo stesso accade con la musica: l’88% incontra testi sessisti. Al campione è stata mostrata una strofa di Sfera Ebbasta: «A uccidermi non sarà una stronza. Il mio cuore è freddo, anche più del mio polso». Il 38% reagisce con disagio o rabbia (49% tra i 14-15enni), il 33% apprezza o ci si riconosce. Sette su dieci ammettono che testi così condizionano le relazioni, eppure per il 58% è «solo un modo artistico di esprimersi», per il 53% sono «canzoni che non vanno prese troppo sul serio». E per il 36% avere il «cuore freddo», nella vita vera, conviene.

Nella coppia la neutralizzazione si traveste da romanticismo. Uno su tre considera la gelosia una prova d’amore, il 36% trova normale imporre limiti al partner, il 49% ha tempestato di messaggi chi aveva visualizzato senza rispondere. Il 50% dei ragazzi considera normale che una ragazza si faccia bella per evitare che il fidanzato guardi altre. «Le dinamiche di controllo e possesso entrano nelle narrazioni di violenza normalizzata», osserva Ghidorzi. Vale per il corpo: il 48% ritocca le proprie foto (54% tra le ragazze). Lo sguardo maschile, dice Ghidorzi, è «premiato dagli algoritmi e interiorizzato dalle stesse ragazze», fino a «una sorta di empowerment estetico». E il consenso salta: il 37% ha visto circolare proprie immagini intime senza consenso, il 41% dei maschi è stato in chat dove giravano foto altrui. L’età rovescia uno stereotipo: i più critici sono i 14-15enni, i più indulgenti i maggiorenni. I 18-19enni aderiscono più dei 14-15enni ai modelli rigidi della coppia.
La vulnerabilità si misura anche a scuola: il 33% indica nei compagni di classe la prima causa del proprio malessere, il 29% negli insegnanti e appena l’8% chiederebbe aiuto a un docente. Il porto sicuro restano i genitori: si confiderebbe con loro il 56%, il 67% tra i più piccoli
. È da lì che si riparte. La sfida non è soltanto spiegare cosa è giusto o sbagliato ma provare «ad abbassare online e nella vita reale – conclude Farci – il prezzo sociale del prendere posizione». Trasformare la consapevolezza nel giusto comportamento.