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 2026  ottobre 07 Mercoledì calendario

McDonald’s sotto accusa: “Usa l’IA per modificare i prezzi”. Parte la class action

L’intelligenza artificiale sarebbe stata utilizzata dal gigante americano del fast food McDonald’s per suggerire ai ristoranti come modificare i prezzi del menu. Una decisione che potrebbe costare cara all’azienda, citata in giudizio davanti a un tribunale federale di Chicago nell’ambito di una proposta di class action nazionale. Secondo quanto riportato da Reuters, la causa, depositata venerdì, sostiene che McDonald’s abbia violato la normativa antitrust statunitense accordandosi con i franchisee indipendenti per fissare i prezzi attraverso algoritmi addestrati su dati non pubblici.
Secondo l’inchiesta condotta da Reuters e pubblicata la scorsa settimana, McDonald’s utilizza una tecnologia che analizza milioni di transazioni e suggerisce i prezzi per i singoli ristoranti, tenendo conto anche delle stime su quanto i clienti di una determinata zona siano disposti a spendere per un prodotto. Un hamburger in Oklahoma potrebbe così avere un prezzo diverso dallo stesso prodotto venduto in Ohio, sulla base delle abitudini della clientela e del successo dei prodotti a livello locale. Secondo i proprietari di cinque ristoranti in franchising interpellati da Reuters, McDonald’s avrebbe fatto pressione perché modificassero i listini sulla base delle indicazioni fornite dall’algoritmo.
La compagnia si è difesa con una dichiarazione dal titolo «Separare i fatti dalla finzione: l’IA non stabilisce i prezzi di McDonald’s», e ha respinto le accuse. «Sono state pubblicate informazioni inesatte su come vengono stabiliti i prezzi del menu», ha scritto la società. Secondo McDonald’s, la tecnologia fornisce ai proprietari dei ristoranti in franchising suggerimenti sui prezzi sulla base di elementi come i costi di gestione, la concorrenza e la domanda del mercato. La multinazionale ha inoltre spiegato di non aver obbligato i ristoratori ad adeguarsi alle indicazioni, ma di averne «raccomandato» l’utilizzo.
È proprio su questo punto che si innestano i dubbi. McDonald’s non ha negato l’impiego dell’intelligenza artificiale, ma resta aperta la questione di quanto i suoi suggerimenti possano influire concretamente sull’adeguamento dei prezzi. È un problema che negli Stati Uniti è stato sollevato anche da esponenti democratici, tra cui il senatore Bernie Sanders e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, e che non riguarda soltanto McDonald’s. Altre aziende hanno sperimentato sistemi per modificare i prezzi sulla base delle indicazioni fornite dai software.
Un altro caso è quello di Instacart, la piattaforma online per fare la spesa. Secondo Consumer Reports, organizzazione indipendente senza scopo di lucro che testa prodotti e servizi, alcuni esperimenti hanno mostrato che lo stesso prodotto poteva essere offerto a clienti diversi a prezzi differenti, anche nello stesso momento e nello stesso negozio. Instacart ha successivamente interrotto quel programma di «item price tests». Il caso è arrivato anche sul tavolo della procuratrice generale di New York, Letitia James. Secondo l’indagine, alcuni prodotti potevano presentare differenze di prezzo fino al 23%.
A Washington, intanto, il deputato democratico Josh Gottheimer e quello repubblicano Mike Lawler hanno presentato il «No Rigged Grocery Prices Act», un disegno di legge che punta a impedire alle aziende di applicare prezzi diversi ai clienti sulla base di sistemi di determinazione dei prezzi alimentati dall’intelligenza artificiale.