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 2026  ottobre 07 Mercoledì calendario

Lunetta Savino parla di sé e della sua carriera

Consiglio di tenere la mente aperta fino alla fine del processo» spiega alla giuria popolare; «Dobbiamo tutti contribuire a un processo giusto» dice ai genitori della vittima; sfotte il collega antimafia egocentrico: «Come si intitola la tua nuova opera, Un pavone in procura?». Ma incoraggia anche la nipote che soffre per amore: «Si chiude una porta, si apre un portone». Lunetta Savino torna nei panni della magistrata Libera Orlando (Libera – Il caso Elena Palma di Gianluca Mazzella in onda dal 25 ottobre su Rai 1) che cerca verità e giustizia. «Mi piace perché non si arrende mai» spiega l’attrice, che debutta in teatro con Madre Courage e i suoi figli di Bertolt Brecht, regia di Leo Muscato, il 21 ottobre a Bolzano (a novembre al Quirino di Roma, a dicembre a Torino, a gennaio a Milano).
Le donne si rispecchiano in Libera?
«Credo di sì perché tiene tutto insieme, lavoro e affetti. Stavolta indaga sul delitto di una ragazza per cui viene accusato un giovane extracomunitario. Eredita il caso dal collega interpretato da Roberto Citran. Cast eccezionale da Matteo Martari a Monica Dugo, che è mia sorella, a Claudio Bigagli, il mio ex marito, a Gaetano Bruno, il procuratore antimafia».
Famiglia al femminile, complice.
«È un aspetto bellissimo. Libera torna a casa dalla procura trafelata, con le borse della spesa, e in famiglia trova altri problemi. Giallo e commedia; lei va dritta al punto, tagliente. La serie affronta temi forti e contemporanei».
Pensa che oggi la fiction rifletta meglio la realtà, rispetto al cinema?
«Sì. Guardo tantissime serie, anche straniere. Non a caso i grandi attori si sono dati alla serialità: esplora i generi e si approfondiscono i personaggi. Il cinema è un po’ più ripetitivo, forse più prevedibile. Dopo di che, a me il cinema piace tantissimo, e deve vivere».
I personaggi femminili come sono trattati?
«Nei film, quelle della mia età non si vedono proprio; la televisione, invece, dà la possibilità di rappresentare una fetta di società, che poi è quella che va al cinema e a teatro: il pubblico è femminile».
Ha mai pensato che le serie l’abbiano limitata?
«Prima c’era il pregiudizio, un po’ di snobismo, nei confronti di chi recitava nelle fiction. Sono stata fortunata, il ruolo di Cettina in Un medico in famiglia mi ha fatto amare. Adesso no, gli attori passano da una cosa all’altra. In teatro mi misuro con personaggi speciali».
Madre coraggio è uno di questi?
«È una donna che fa affari con la guerra per salvare i figli, scorretta, Brecht sapeva dove mettere l’accento. Ci riguarda tutti da vicino, ci sono battute folgoranti, sembra che parli di quelli che governano oggi e dei poveri cristi travolti dalle decisioni».
Cosa resta di “Se non ora quando”?
«Quel 13 febbraio 2011 è stato uno dei giorni più emozionanti della mia vita. La forza delle donne, che portarono in piazza anche gli uomini, è un’immagine potente. Chiedere rispetto e dignità quando erano messi a dura prova, è stato sacrosanto. Non bisogna lasciar correre. Un certo modo di pensare va respinto al mittente, sempre».
Passi avanti, tanti indietro.
«Troppe donne uccise dai compagni, dai mariti. Si tira in ballo l’amore, la gelosia. Mi ha colpito il padre di Giulia Cecchettin, che attraverso il rapporto con le proprie figlie, è in prima linea».
Sua madre cosa le ha insegnato?
«La libertà, l’indipendenza economica: essere autonoma significa scegliere la vita e l’amore. Mi ha spinto a seguire le passioni, e a laurearmi. Le sono grata: studiare serve a confrontarsi alla pari».
Genitori comunisti, primo matrimonio non religioso a Bari. La politica ha segnato la sua vita?
«Sì, come passione e dirittura morale. I miei facevano politica perché ci credevano, non per fare carriera. Nessuno l’ha fatta, né nel partito né nel sindacato. Mamma poteva diventare professore ordinario. Nonostante le pubblicazioni, non portava la borsa al professore, per esempio».
La buona politica che deve fare?
«Cambiare le cose e ascoltare. Non puoi non accogliere certe richieste, quando vedi che c’è un paese governato meglio del tuo, copia. La buona politica è un ricordo lontano, non so come ne usciremo. Vorrei essere sorpresa da qualcuno. Le derive a destra sono pericolose».

È legata al giornalista Saverio Lodato. Quanto conta l’amore?
«Tanto. Amo il lavoro, e mi piace avere un compagno con cui confrontarmi. Anche con le schermaglie ti senti viva».

A novembre compie 69 anni. Il suo rapporto con l’età?
«Provo a reggere l’avanzata del tempo accettando i cambiamenti, Mi preferisco ora, lo so, è strano… Poi arriverà il momento in cui mi vedrò rugosa e cadente. Faccio una vita sana e un po’ di ginnastica, ma soprattutto ho un atteggiamento ancora aperto, candido: aiuta».