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 2026  ottobre 07 Mercoledì calendario

Weinstein: “Vicedomini ha mentito”. Roma apre un’inchiesta

L’inchiesta nasce da una cella di un carcere dello Stato di New York e sbarca nella Città Eterna. Harvey Weinstein è già detenuto al Mohawk Correctional Facility quando decide di giocare da lì una mano da poker nella sua battaglia giudiziaria.
La tesi che affida alla procura di Roma è di quelle destinate a pesare: un importante testimone del processo che lo ha portato alla condanna a Los Angeles per lo stupro della modella russa Evgeniya Chernyshova ha mentito, incastrandolo.
Il suo nome è Pascal Vicedomini, giornalista e volto storico dello showbiz tra Italia e Usa.
Oggi, ed è questa la novità, Vicedomini è indagato dai pm per falsa testimonianza. A denunciarlo è lo stesso ex potentissimo produttore che per decenni ha dettato legge nel cinema e il cui nome è diventato il simbolo dello scandalo che ha travolto Hollywood e acceso la miccia del MeToo.
Si apre così un fronte italiano inedito, rimasto finora fuori dai riflettori di una delle vicende giudiziarie più raccontate al mondo. Un fronte che porta i magistrati romani dentro il cuore del processo americano: Vicedomini disse la verità quando accusò Weinstein? E quali conseguenze potrebbe avere negli Usa un eventuale accertamento della falsa testimonianza?
Vicedomini conosce Chernyshova almeno dal 2009. Nel febbraio 2013 la modella partecipa al Los Angeles Italia Film Festival organizzato dal manager italiano. Ed è in quei giorni che Weinstein entra nella camera d’albergo della Chernyshova e la violenta. Nove anni dopo Vicedomini diventa testimone di quel processo. Davanti ai giudici descrive la modella come un’amica. Weinstein sostiene che non fosse così. Tra Vicedomini e la donna, afferma nella denuncia, c’era una relazione intima. E porta a sostegno della sua versione una serie di messaggi Facebook scambiati tra i due. Parole che, nella ricostruzione dell’ex produttore, cambiano la prospettiva: Vicedomini non era un amico, ma un uomo sentimentalmente legato a lei. E quindi un testimone tutt’altro che neutrale.
È qui che entra in scena Roma. Vicedomini non volò a Los Angeles per deporre a processo. Per ragioni di salute fu ascoltato nell’ottobre 2022 in videoconferenza dall’Urbe. Ed è proprio perché quella testimonianza fu resa sul territorio italiano che la denuncia di Weinstein del luglio 2024 è finita sul tavolo di due esperti pm, l’aggiunto Antonino Di Maio e il sostituto Giuseppe Bianco. Un’inchiesta delicata, perché la scelta dei magistrati romani – archiviare o portare avanti l’accusa – potrebbe avere conseguenze su una partita giudiziaria ancora aperta dall’altra parte dell’Atlantico.
A Los Angeles, nel dicembre 2022, la giuria ha riconosciuto Weinstein colpevole nei confronti di Chernyshova. La pena di 16 anni è stata poi annullata dalla Corte d’Appello, che ha però lasciato intatti i verdetti di colpevolezza e disposto un nuovo calcolo. E proprio il rapporto tra Vicedomini e Chernyshova è entrato nell’appello americano: lo scorso giugno i giudici lo hanno esaminato, ritenendolo insufficiente a scalfire la condanna, una delle due riportate da Weinstein, insieme a quella di New York a 15 anni per l’aggressione sessuale a un’ex assistente.
Adesso è sul processo di Los Angeles che si apre un nuovo fronte, a diecimila chilometri di distanza. A Roma non si sta giudicando Weinstein né rimettendo in discussione il verdetto americano. Si sta cercando di stabilire altro: se un testimone abbia detto il falso sotto giuramento. Un eventuale accertamento consegnerebbe alla difesa di Weinstein un elemento nuovo e proveniente da un’altra autorità giudiziaria, quella italiana.
La condanna americana resta in piedi. Ma la mano da poker giocata da Weinstein da una cella del Mohawk Correctional è ancora sul tavolo. Vicedomini, raggiunto da Repubblica, non ha voluto replicare. Adesso spetta ai magistrati di Roma stabilire quanto quella mano valga.
“Il procedimento a carico di Vicedomini – precisa il suo difensore, l’avvocato Michele Sarno – è al vaglio della magistratura inquirente (a seguito di richiesta di proroga delle indagini) che si determinerà prossimamente. Sin d’ora – prosegue il legale – rappresentiamo la piena e totale fiducia nelle istituzioni e nell’accertamento della verità da cui emergerà che Vicedomini, in linea con la sua storia personale, non ha mai mentito ed anzi si è posto a disposizione sempre anche dell’autorità giudiziaria americana per il corretto accertamento dei fatti di cui – conclude Sarno – e’ stato testimone relativamente alla vicenda Weinstein”.