corriere.it, 7 ottobre 2026
Caccia e ambiente possono far perdere voti anche al centrosinistra
Anche il centrosinistra potrebbe pagare, elettoralmente, un mancato impegno nella difesa della biodiversità. Non solo la coalizione guidata da Giorgia Meloni, dunque, deve fare i conti con gli umori della popolazione che in questo momento segue da vicino la discussione sulla riforma della legge 157 che regola la caccia (QUI il focus su quanto perderebbe il centrodestra in caso di approvazione delle nuove norme). La conferma arriva, ancora una volta, dalla rilevazione Ipsos-Doxa per Fondazione Capellino di cui oggi è stata diffusa la quarta e ultima serie di dati.
Per valutare il «sentiment» degli elettori del centrosinistra il sondaggio ha messo a confronto due scenari: da una parte una coalizione progressista che inserisca nel proprio programma elettorale un impegno chiaro e concreto a favore della protezione dell’ambiente, della biodiversità, della flora e della fauna selvatica; dall’altra la stessa coalizione che scelga di non impegnarsi su questi temi. Il risultato è espresso come «saldo elettorale», vale a dire la differenza tra voti potenzialmente acquisiti e voti potenzialmente persi nello scenario considerato, tenendo conto degli indecisi, degli astenuti dichiarati e della possibile astensione.
L’esito di questa simulazione cambia molto in base a ciascuno de idue scenari: con un impegno concreto sulla biodiversità il centrosinistra potrebbe avere 148.180 elettori in più; viceversa, il saldo sarebbe negativo e la perdita ammonterebbe a 385.060 consensi.
Più nel dettaglio, emerge che l’81% degli elettori delle attuali opposizioni sarebbe soddisfatto – e il 5% a vario titolo deluso – se vedesse un impegno su biodiversità e tutela della fauna selvatica; viceversa, il 71% sarebbe deluso – e l’11% soddisfatto – se tale impegno non ci fosse. Anche tra gli indecisi e gli astenuti la differenza è significativa: il 39% sarebbe soddisfatto dell’inserimento dell’impegno sulla biodiversità, mentre il 38% sarebbe deluso dalla sua assenza.
Dalla rilevazione emerge come il 99,6% degli elettori delle opposizioni non cambierebbe il proprio voto. Ma a fare la differenza potrebbero essere gli indecisi e gli astenuti, cioè coloro che al momento non sono schierati con alcuno dei due poli. Si parla di circa 240 mila elettori che potrebbero scegliere il centrosinistra a fronte di un impegno concreto per la protezione della biodiversità, a fronte di 49 mila voti a rischio (33 mila) o persi (16 mila). Per il centrodestra su questo tema il potenziale aggiuntivo sarebbe invece solo di 75.150 consensi.
Se invece i progressisti non prendessero un impegno concreto per tutelare l’ambiente e la fauna, il prezzo da pagare sarebbe notevolmente più alto: quasi 486 mila elettori, secondo Ipsos Doxa, sarebbero certamente persi mentre altri 404 mila sarebbero a rischio, a fronte di un potenziale aggiuntivo che si ridurrebbe a poco più di 100 mila elettori mentre 257 mila consensi sarebbero a disposizione per le altre liste pro-caccia.
Come si vede è proprio la caccia a creare problemi anche al campo largo e forse è per questo che viene avversata timidamente in Aula e nelle dichiarazioni pubbliche da una parte della coalizione. Perché è vero che la riforma al vaglio del Parlamento porta la firma dei capigruppo della maggioranza, ma è altrettanto vero che anche nelle regioni governate dal centrosinistra c’è una forte presenza di cacciatori, che sono ovviamente anche elettori. E, del resto, alcune associazioni venatorie hanno un’impronta di sinistra. In ogni caso, la rilevazione parla chiaro: senza un impegno per l’ambiente gli elettori certamente persi dal centrosinistra passerebbero da 16.190 a 485.820, circa trenta volte tanto.
Lo scenario generale si riassume così: se il centrosinistra inserisse nel programma un impegno concreto sulla protezione della biodiversità, il saldo complessivo delle opposizioni rispetto al centrodestra sarebbe positivo per 148.180 elettori, grazie soprattutto al voto degli indecisi e degli astenuti che grazie a questi temi indecisi lo sarebbero molto meno. Se non lo facesse il saldo complessivo delle opposizioni rispetto al centrodestra diventerebbe negativo per 385.060 elettori. Anche in questo scenario il segmento degli indecisi e del non voto svolge un ruolo rilevante, ma il suo saldo positivo di 100.770 elettori non sarebbe sufficiente a compensare il saldo negativo complessivo.
Matematica elettorale a parte, il pensiero degli elettori di centrosinistra è fortemente sensibile ai temi dell’ambiente. Il 90% degli interpellati che si dichiarano elettori progressisti ritiene importante la tutela dell’ambiente e della biodiversità e pensa che si debba fare di più; il 52% è anche favorevole a una maggiore protezione della biodiversità e contrario alla caccia; il 35% ritiene che, sul tema della protezione della biodiversità, l’interesse della collettività debba prevalere sugli interessi di parte; il 32% arriva al quarto livello della piramide Ipsos Doxa ed esprime anche una valutazione negativa sulle proposte di modifica della normativa contenute nel Ddl Caccia in discussione, che prevede molte più concessioni ai cacciatori, un potenziale aumento delle specie cacciabili e una possibile estensione dei calendari.
E se si entra nello specifico dell’attività venatoria, solo il 3% si dichiara espressamente pro-caccia, il 15% appartiene alla categoria dei pragmatici (che considerano la caccia uno strumento per regolare le specie invasive), il 9% è indifferente e considera il tema non prioritario mentre il grosso del campione, il 61%, si dice sensibile al tema della tutela della fauna e chiede regole adeguate. Solo il 12% si dichiara invece contrario tout court alla pratica venatoria.
«La biodiversità non è un tema ambientale: è una questione politica, sociale e ormai anche elettorale – sottolinea Pier Giovanni Capellino, cofondatore e presidente di Fondazione Capellino, da tempo impegnata nel contrasto alla riforma -. I numeri dicono anche al centrosinistra qualcosa che non può essere ignorato: la tutela della biodiversità e della fauna selvatica non è un tema per pochi, né un consenso già acquisito. È un tema sul quale gli elettori chiedono di scegliere, prendere posizione e assumersi una responsabilità. La simulazione Ipsos Doxa mostra che un impegno concreto può mobilitare consenso, mentre non prenderlo può avere un costo. È una simulazione, non una previsione, ma il messaggio politico che consegna è chiaro: la biodiversità non vota a sinistra o a destra, ma gli elettori sì, e su questo tema stanno dicendo alla politica che vogliono essere ascoltati».