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 2026  ottobre 07 Mercoledì calendario

Inchiesta sulle università telematiche, inviati 22 avvisi di garanzia

Avrebbe esercitato pressioni sulla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, attraverso il giornalista e faccendiere Luigi Bisignani, per ottenere una proroga della disciplina eccezionale per poter proseguire con gli esami a distanza. 
È questa l’accusa principale mossa nei confronti di Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo UniPegaso-Multiversity, che è stato perquisito su mandato della Procura di Napoli. L’inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia partenopea (il pool diretto dagli aggiunti Sergio Amato e Sergio Ferrigno, fascicolo dei sostituti Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesca Paola Colonna) e vede indagate in totale 22 persone, raggiunte da un avviso di garanzia per corruzione tra privati. 
Secondo l’accusa ipotizzata dai magistrati Vaccarono insieme ad Andrea Ferrante e Gianpiero Mazza che erano i referenti apicali del fondo Cvc Italia proprietario del gruppo; Gianluca Comin e Gianluca Giansante, presidente e socio operativo della «Comin Partners»; Andrea Buonomo, in Pegaso già durante la gestione di Iervolino e poi cooptato da Vaccarono nella nuova gestione; ci sarebbe stata una «associazione a delinquere con lo scopo di commettere una serie indeterminata di corruzioni tra privati, di istigazioni alla corruzione e, ove necessario, di estorsione». 
In cambio avrebbero avuto articoli che veicolassero una buona immagine del gruppo. Al momento né Bisignani né la ministra Bernini risultano coinvolti nell’indagine.
Gli investigatori della Guardia di finanza hanno eseguito una serie di perquisizioni nei confronti dei vertici del gruppo Multiversity e di Unipegaso e notificato 22 avvisi di garanzia. 
L’inchiesta è stata avviata nel maggio scorso a seguito di un’altra indagine che riguardava la gestione dell’Università da parte dell’imprenditore Iervolino e nella quale era indagato anche Buonomo. Nel decreto di perquisizione è scritto che i vertici di Unipegaso avrebbero ottenuto una stampa favorevole «attraverso una rete di rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa». E che avrebbero utilizzato per questo fine la «promessa, erogazione, riattivazione e incremento di investimenti pubblicitari», tramite la quale «condizionare, silenziare, attenuare, ritardare la pubblicazione di notizie riguardanti le indagini in relazione all’Università Telematica Pegaso e al gruppo Multiversity in modo da ridurne l’impatto economico e reputazionale». 
Tra le contestazioni c’è anche quella di aver avuto da parte di manager e direttori di giornali l’assicurazione di una «preventiva interlocuzione col gruppo Multiversity»  sulle notizie che riguardavano il gruppo.
Nell’elenco degli indagati ci sono: Mirja Cartia D’Asero e Mario Orfeo per il gruppo Gedi; Andrea Malaguti, ex direttore de La Stampa; Alessandro Bompieri e Uberto Fornara per il gruppo Rcs; Francesco Cancellato, direttore di Fanpage; Gaspare Giuseppe Borsellino, dell’agenzia Italpress; Claudio Cerasa, direttore del Foglio; Walter Giuseppe Bonanno, amministratore delegato della società Piemme; il manager Fernando Diana; Stefano Cecchetti, del gruppo Libero Editoriale; Cinzia Monteverdi, ad del Fatto quotidiano e Peter Gomez direttore del fattoquotidiano.it; Federico Silvestri, del Sole 24 Ore.