corriere.it, 7 ottobre 2026
Peste polmonare in Siberia, mistero su un secondo caso
Gli Stati Uniti chiedono alla Russia trasparenza e l’Organizzazione mondiale della sanità vuole saperne di più sulle indiscrezioni, non confermate, relative a un secondo contagio (alcuni media parlano di decesso): il caso di Darya Shipilova, tecnica 28enne morta il 2 ottobre per sospetta peste polmonare, è tutt’altro che chiuso. La donna lavorava all’Istituto «anti-peste» di Irkutsk in Siberia, dove vengono studiate infezioni batteriche e virali pericolose, come colera, brucellosi, tularemia, antrace e infezioni da arbovirus. Secondo alcuni media russi, la donna avrebbe accidentalmente rotto una provetta contenente batteri vivi: si sarebbe trattato di Yersinia pestis, che è appunto il batterio responsabile della peste. La 28enne è stata portata nell’ospedale di Shelekhov, mentre gli altri dipendenti dell’Istituto sono stati posti in isolamento. Le autorità locali hanno posto in quarantena tre ospedali di Irkutsk e l’ospedale pediatrico Ivano-Matreninskij, oltre all’ospedale di Shelekhov, dove la donna è deceduta. «Un caso di peste non è in alcun modo preoccupante – scrive il virologo Roberto Burioni -. Può diventarlo se accade nel laboratorio di un Paese che dal 1920 raccoglie i ceppi di Y. pestis più pericolosi dall’ambiente, che negli anni ’70 li ha modificati geneticamente per renderli più virulenti e resistenti agli antibiotici e che nel 1986 ha negato per 18 giorni la catastrofe di Chernobyl».
Un secondo caso sospetto
Le notizie si rincorrono, così come i timori. E di certezze ce ne sono ancora poche. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) «ha chiesto ulteriori informazioni per chiarire la causa della grave polmonite, il patogeno che ha reso necessarie le misure di sanità pubblica e le notizie diffuse dai media riguardo a una seconda persona con polmonite di origine sconosciuta – scrive su X il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus -. La condivisione tempestiva, completa e trasparente delle informazioni, prevista dal Regolamento sanitario internazionale, è fondamentale per chiarire notizie contrastanti e consentire una valutazione accurata dei potenziali rischi per la salute pubblica». Finora le autorità sanitarie russe hanno riferito che nell’oblast (suddivisione amministrativa) di Irkutsk non sono stati registrati casi recenti di peste. Hanno informato l’Oms dell’avvio di un’indagine epidemiologica, dell’attuazione di misure di prevenzione e controllo e del fatto che i contatti della donna sono stati sottoposti a osservazione medica e test diagnostici. «Spetta alla Russia fornire maggiori informazioni su quanto accaduto», rincara il segretario di Stato americano Marco Rubio, sottolineando che qualsiasi caso di infezione in laboratorio desta particolare preoccupazione, alla luce della pandemia Covid. In una nota ufficiale, il Dipartimento di Stato Usa ha esortato Mosca a chiarire tutti gli aspetti relativi agli esperimenti in corso, alle cause del decesso della donna (ufficialmente «polmonite di eziologia sconosciuta») e alle iniziative di quarantena e isolamento poste in essere.
L’allerta dell’Ambasciata
Gelida la replica di Mosca, che ha espresso apprezzamento per le parole del presidente Donald Trump (il quale ha promesso aiuti e riferito di avere programmato una telefonata con Putin «a breve»), ma ha ricordato che negli Stati Uniti si registrano in media sette morti per peste ogni anno. L’ultimo «a giugno, nella contea di Santa Fe, in New Mexico», ha messo in evidenza Rospotrebnadzor, l’Agenzia federale russa per la salute pubblica, definendo «instabile» la situazione americana in merito alle malattie infettive pericolose. Nell’attesa di saperne di più, l’Ambasciata statunitense in Russia ha diffuso istruzioni per i cittadini americani: «seguire le raccomandazioni delle autorità sanitarie locali» e «chiedere prontamente assistenza medica in caso di febbre o sintomi respiratori». Inoltre, i cittadini Usa sono invitati a «controllare per 14 giorni il loro stato di salute». L’Ambasciata ricorda che rimane in vigore l’avviso di livello 4 del Dipartimento di Stato per il quale «i cittadini Usa in Russia dovrebbero partire immediatamente» e quelli che pianificano un viaggio nel Paese sono «vivamente consigliati a non recarsi in Russia, a causa del rischio di detenzione ingiusta e delle preoccupazioni per la sicurezza».
Rischio basso in Europa
Attenzione sì, ma non allarme. Secondo l’Oms, il rischio di diffusione della malattia è da moderato a basso per Irkutsk, basso per l’intera Federazione Russa e molto basso per la Regione europea. «Al momento non ci sono segnalazioni di casi secondari e nessuna prova di trasmissione sostenuta da uomo a uomo che causerebbe un’ulteriore diffusione della malattia – conferma il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) -. Nell’Ue non si verificano casi di peste da decenni e la malattia può essere trattata efficacemente con antibiotici facilmente reperibili. Inoltre, la trasmissione richiede generalmente un contatto stretto e prolungato con una persona infetta che manifesti già dei sintomi». Le rassicurazioni però non fermano il rincorrersi di teorie e indiscrezioni. Secondo The Sun, i timori che Putin stia nascondendo la verità sull’accaduto aumentano e alcuni esperti parlano apertamente del rischio di armi biologiche. «La quarantena imposta in cinque ospedali russi, il coinvolgimento dell’Fsb (il Servizio federale di sicurezza della Federazione Russa, ndr) e il ricorso a squadre specializzate in materiali pericolosi sono incompatibili con un’infezione contratta in laboratorio – scrive il biologo Kevin Esvelt su X -. Le autorità russe hanno certamente sequenziato il patogeno di Irkutsk ma si rifiutano di identificarlo. Il lockdown fisico indica che non è possibile controllarlo con antibiotici a scopo profilattico».
Non esiste un vaccino efficace
«L’incubazione della peste polmonare è di 1-3 giorni – osserva il microbiologo Francesco Broccolo, dell’Università del Salento – e la malattia, non trattata, uccide in 2-4 giorni dall’esordio. Non ci sono molte polmoniti che si comportano così in una ventottenne sana. A questo si aggiunge che la dose infettante per via inalatoria di Yersinia pestis (il batterio responsabile della peste, ndr) è di poche centinaia di batteri e che la rottura di una provetta di coltura è l’evento più aerosolizzante che possa verificarsi in un laboratorio di microbiologia: genera istantaneamente particelle nel range respirabile, quelle che arrivano agli alveoli». Uno dei punti centrali è la mancata protezione da parte del vaccino: «Il personale degli istituti anti-peste russi è tradizionalmente vaccinato con EV76, un vaccino vivo attenuato di impiego storico nell’area ex sovietica. Ebbene – rileva Broccolo – EV76 offre una protezione ragionevole contro la forma bubbonica, cioè quella trasmessa dalla puntura di pulce, ma protezione scarsa o nulla contro la forma polmonare. A oggi non esiste al mondo un vaccino efficace contro la peste polmonare».
Le tre forme di peste
La peste è una grave infezione curabile con antibiotici, soprattutto se diagnosticata tempestivamente. La forma polmonare può trasmettersi tra persone attraverso le goccioline respiratorie ma solo con contatti ravvicinati, motivo per cui l’identificazione precoce dei casi, il trattamento e la sorveglianza dei contatti sono misure fondamentali di sanità pubblica. Il batterio Yersinia pestis ha come ospite le pulci che vivono su roditori, ratti, alcune specie di scoiattoli, cani della prateria. In qualche caso le pulci possono infettare anche animali domestici come i gatti. Normalmente, il batterio circola tra queste specie senza causare alti tassi di mortalità. La peste, anticamente chiamata «morte nera», si manifesta in tre forme, che possono anche essere compresenti: peste polmonare (il batterio infetta i polmoni), bubbonica (è la forma più comune e si manifesta in seguito alla puntura di pulci infette o per contatto diretto tra materiale infetto e lesioni della pelle di una persona), setticemica (deriva dalla moltiplicazione del batterio nel sangue e può essere una conseguenza di complicazioni delle due forme precedenti).
La peste polmonare si manifesta con febbre, mal di testa, debolezza e rapido sviluppo di polmonite (i segnali sono respiro corto, dolori toracici, tosse). Se il trattamento non è rapido, il paziente può morire nel giro di pochi giorni. È essenziale trattare il malato con antibiotici entro le prime 24 ore dalla comparsa dei sintomi (streptomicina, gentamicina, tetracicline o cloramfenicolo). Il trattamento con antibiotici è raccomandato per sette giorni anche nelle persone che entrano potenzialmente a contatto con il malato, per prevenire lo sviluppo della malattia.