corriere.it, 7 ottobre 2026
«Christa Pike è cosciente e parla»:
È cosciente e parla Christa Pike, l’unica persona a essere sopravvissuta a due dosi di iniezione letale negli Stati Uniti. A condividere gli ultimi aggiornamenti sulle condizioni di salute della detenuta, 50 anni, di cui trenta trascorsi in prigione, sono stati i suoi avvocati. In una dichiarazione rilasciata ieri, hanno precisato che «è sopravvissuta e si riprenderà un giorno alla volta».
Pike – condannata nel 1996 per l’omicidio di Colleen Slemmer, commesso quando aveva 18 anni – è ancora ricoverata all’ospedale di Nashville, dove è stata portata la notte del 30 settembre in seguito alla fallita esecuzione.
Nelle ore successive all’iniezione si era saputo poco delle sue condizioni. Perfino i suoi avvocati non riuscivano ad avere il quadro clinico. Si sapeva solo che era viva e che, per qualche motivo, la doppia somministrazione di pentobarbital, il farmaco che se assunto in dosi massicce diventa letale, non aveva funzionato. Poi le sue condizioni hanno iniziato a farsi più chiare: ancora incosciente ma collegata a un ventilatore e sottoposta a cure salvavita, ammanettata e incatenata al letto.
Ieri, infine, il nuovo bollettino: è cosciente e parla, nonostante sia ancora in condizioni critiche e sottoposta a costanti cure.
Secondo alcuni esperti, il principale motivo per cui Pike sarebbe sopravvissuta è che il farmaco, una volta iniettato, ha rotto le vene fuoriuscendo nei tessuti circostanti. Questo ha evitato l’arresto cardiaco, ma ha ridotto il livello di ossigenazione nel sangue al punto da causare possibili danni cerebrali. Oltre a questo, Pike ha riportato ustioni e bruciature nei punti dove il farmaco è fuoriuscito, motivo per cui, durante l’esecuzione, ha lamentato più volte un dolore al braccio, come se stesse per scoppiare.
Per fare chiarezza su questo punto, gli avvocati della donna compariranno oggi in tribunale a Nashville per chiedere trasparenza e dettagli su cosa sia andato storto durante l’esecuzione; mentre, nei giorni scorsi, è arrivata notizia delle dimissioni del direttore del sistema penitenziario del Tennessee.
Quello che è certo è che ora l’aspetta un lungo recupero. Quello che, invece, ancora non si sa, è cosa ne sarà del suo futuro.
Secondo la legge del Tennessee, se un’esecuzione non viene effettuata – come nel caso di Tony Carruthers, a cui lo scorso maggio hanno rimandato l’esecuzione di un anno perché non trovavano una vena per l’iniezione – allora va riprogrammata. Sicuramente non entro la fine del 2026, considerato che il governatore del Tennessee Bill Lee ha sospeso tutte le esecuzioni da qua a capodanno in seguito a quanto avvenuto a Pike.
Ma qui entrano in gioco altri fattori, dalle condizione di salute di Pike, agli appelli internazionali, alla politica interna. Il primo punto è cruciale: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha vietato l’esecuzione di qualcuno che non ha una «comprensione razionale» del perché viene messo a morte. Sarà dunque fondamentale capire quanto Pike è cosciente e se ha riportato danni cerebrali e di che portata.
Alla già lunga lista di associazioni che prima ancora dell’esecuzione chiedevano la grazia per Pike, si è aggiunto ora anche l’alto commissariato Onu per i Diritti Umani, che ha esortato il Tennessee a non tentare nuovamente l’esecuzione. Ma l’ultimo elemento importante sarà l’elezione del nuovo governatore dello Stato, in programma per inizio novembre.
Subito dopo l’esecuzione fallita, la senatrice repubblicana Marsha Blackburn, tra i favoriti per sostituire Lee, ha suggerito l’utilizzo della sedia elettrica al posto dell’iniezione letale, opzione che, in realtà, esiste già in Tennessee e che alcuni detenuti scelgono proprio per evitare i dolori e i possibili fallimenti legati al farmaco. D’altra parte, se lo Stato dovesse scegliere una guida democratica, la candidata Jerri Green ha espresso la volontà di togliere il Tennessee dalla lista dei 27 Stati che ancora effettuano condanne a morte, graziando, di fatto, Pike.
Il caso Pike è stato caratterizzato da discussioni e contestazioni in ogni sua fase. Prima le atrocità dell’omicidio (sul corpo di Colleen Slemmer è stato inciso un simbolo satanico e un pezzo del suo cranio è stato prelevato come trofeo), poi i dubbi su una condanna a morte inflitta a una giovane di 18 anni, poi i nuovi retroscena sugli abusi sessuali subìti fin dalla scuola materna e un distubo bipolare mai curato. Ora il dibattito continua con nuove sfumature: ci si chiede quale sia il significato stesso della condanna a morte ed emergono dubbi sulle sue esecuzioni, una linea sottile tra diritto e tortura, come hanno definito quanto accaduto a Pike i suoi avvocati.
David Raybin, avvocato di Nashville che ha contribuito a scrivere la legge sulla pena di morte in Tennessee, ha commentato: «L’intero sistema giudiziario è messo in discussione. Il fallimento nel caso Pike sta erodendo la fiducia del pubblico».