corriere.it, 7 ottobre 2026
Little BigHorn, ritrovata la lapide al milite ignoto scomparsa 40 anni fa
Un furto avvenuto non si sa bene quando, di sicuro da oltre 40 anni o forse di più. Ma anche una profanazione perché il ladro ha trafugato una lapide dal campo di battaglia del Little BigHorn, la località del Montana teatro della sconfitta di Custer e del Settimo cavalleria.
Ora l’FBI l’ha recuperata ed ha permesso di rimetterla al suo posto. Il mistero era iniziato con una ricognizione da parte dei responsabili del parco che aveva individuato la mancanza di uno dei cippi, dedicato ad un soldato ignoto ucciso nello scontro con i nativi nel giugno del 1876. Sono partite delle lunghe indagini che si sono concluse solo nel 2025 grazie ad una scoperta fortuita. Durante i lavori di ristrutturazione di una casa a Libby, sempre in Montana, gli operai hanno trovato la lapide celata in una intercapedine. Successivamente è stato rivelato che il proprietario dell’abitazione, deceduto da tempo, aveva incaricato un conoscente di restituire il reperto. Ma ciò non è avvenuto perché anche lui è morto. E, dunque, secondo la versione degli inquirenti, il cippo è rimasto nel nascondiglio.
È seguito l’intervento dell’FBI e l’avvio di una serie di passaggi per riportarlo sul sito della battaglia. Alla fine di settembre si è svolta una cerimonia coordinata dall’associazione dei veterani, con la presenza di militari e di rappresentanti delle tribù native. Le autorità, sottolineando il significato del momento, hanno però ricordato che si sono perse le tracce di un’altra lapide, portata via da qualcuno e sulla quale non si hanno elementi.
Il caso resta aperto come è aperta la Storia attorno alla battaglia. Il sito del Little Big Horn è suggestivo. Sul crinale della collina teatro dell’ultima resistenza di Custer e del suo reparto c’è un monumento, poi attorno e nelle aree circostanti sono stati fissati dei cippi a ricordare dove sono stati trovati i resti dei cavalleggeri. Alcuni isolati rispetto al nucleo principale: è possibile che siano di soldati che hanno tentato di rompere l’accerchiamento con un’azione disperata. Nella disfatta persero la vita quasi 300 uomini, spazzati via da un avversario superiore nei numeri guidato da capi guerrieri abili, come Toro Seduto e Cavallo Pazzo. Un evento che è sempre al centro di ricerche.
Gli studi analizzano il profilo dell’ufficiale, considerato il principale responsabile della sconfitta per la scelta tattica di andare a caccia del villaggio «indiano» senza attendere rinforzi. A spingerlo la sete di gloria, la ricerca di una vittoria. Colpe, però, unite alle responsabilità di chi avrebbe dovuto sostenerlo nella fase cruciale dell’attacco. Ma probabilmente era ormai troppo tardi per evitare il disastro.