Corriere della Sera, 7 ottobre 2026
Francia, mezzo milione in piazza. Incidenti e scontri, lezioni sospese
Mezzo milione di persone hanno sfilato ieri in tutta la Francia nella grande giornata di mobilitazione di liceali, studenti universitari e sindacati. Il premier Sébastian Lecornu annuncia: lezioni sospese per tutta la settimana.
Gli incidenti che hanno portato la protesta sulle prime pagine di tutto il mondo si sono ripetuti, in particolare alla fine del corteo a Parigi. Dopo ore di manifestazione pacifica, cominciata in place de la République con l’ormai abituale coro Macron démission, arrivati in place de la Nation i liceali hanno cominciato a disperdersi e sono stati sostituiti dai casseur, che hanno danneggiato le vetrine dei negozi e attaccato i poliziotti.
Le forze dell’ordine hanno risposto con le cariche e le granate lacrimogene, come fanno da giorni in tutto il Paese. La repressione è diventata uno dei temi centrali di queste ore. Nessuno mette in dubbio che le azioni dei teppisti siano inqualificabili: dai licei dati alle fiamme, all’assalto agli agenti rimasti isolati al grido di «ammazzateli!», ai presidi e insegnanti aggrediti e qualche volta cosparsi di benzina, alla canzone «M*R*H» del rapper BORO 700 intonata ieri nel cortile di un liceo di Beaugency, vicino a Orléans, in gloria dei terroristi islamici Mohamed Merah (stragi di Tolosa) e Salah Abdeslam (Bataclan).
Il problema è che i poliziotti in molti casi non riescono a identificare i responsabili, e la forza dello Stato finisce per esercitarsi troppo spesso a caso, colpendo nel mucchio. Davanti ai licei di periferia, e non solo, la polizia talvolta sembra caricare senza preavviso e senza motivo, contro ragazzi rei di manifestare.
I social media sono pieni di video di abusi: gli agenti che trascinano malamente per strada un ragazzo ferito, privo di sensi poi in preda alle convulsioni sulla barella che lo porta in ospedale; un agente in borghese che a Metz blocca a terra una ragazzina di 15 anni, e mentre attende i rinforzi sembra accarezzarle i capelli e il seno; un altro che mette le mani addosso a un’insegnante che difende i suoi ragazzi, al posto del numero di matricola un simbolo di estrema destra; e ancora, nei giorni scorsi, il ragazzo di Lens che ha avuto una mano strappata da una granata, l’altro che ha perso un occhio, un altro ancora che ha avuto la mascella e i denti distrutti da un lacrimogeno sparatogli in faccia a bruciapelo.
L’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon sostiene la rivolta, il leader 73enne ieri ha partecipato al corteo ed è stato osannato dai giovani, che lo considerano una specie di nonno in gamba più che il pericoloso rivoluzionario, sospettato di antisemitismo, descritto dagli avversari. In primavera si vota per l’Eliseo, e se Mélenchon spera di allargare il consenso già vasto nelle banlieue, all’estrema destra la favorita Marine Le Pen spera di conquistare altri voti dei francesi stufi del caos, ripetendo che «l’ordine deve essere ristabilito», promettendo poi, se sarà eletta, la patente di guida gratuita (oggi costa in media 1.800 euro) ai ragazzi senza precedenti penali. Mentre i manifestanti chiedevano una scuola più giusta e le dimissioni di Macron, ieri il presidente è salito su una fregata al largo della Bretagna per assistere al lancio del nuovo missile balistico M51 che equipaggerà i sottomarini nucleari francesi. Una scelta di tempo poco felice, in parte compensata da una riunione serale all’Eliseo con i ministri coinvolti. Nel silenzio di Macron, ha voluto dire la sua il presidente americano Donald Trump: «La scuola non c’entra, è l’Islam che vuole prendere il controllo di un Paese che un tempo fu grande».
Presi in mezzo tra le violenze dei casseur e degli agenti, tra le polemiche e la lotta politica, resi invisibili dalle eterne immagini dei cassonetti che bruciano, ci sono migliaia di ragazzi e le loro ragioni. Accusati di essere pigri decerebrati tutti telefonino e playstation nel migliore dei casi, o peggio illetterati espressione della decadenza della Francia e della fine dell’autorità, i liceali non chiedono poi la luna: classi con meno di 35 allievi, professori che non restino assenti per mesi (capita spesso) o che almeno vengano sostituiti dai supplenti, una revisione degli orari perché stare a scuola dalle 8 alle 18 non permette poi di fare anche i compiti, e un sistema di selezione per le università meno imperscrutabile dell’algoritmo della piattaforma Parcoursup. Infine, il bene più introvabile di questi tempi, un po’ di fiducia nel futuro.