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 2026  ottobre 07 Mercoledì calendario

La politica orfana del metodo

Una politica sempre più loquace e sempre meno capace di ascoltare. Parla ogni giorno, commenta tutto, promette molto. Ogni avvenimento produce una dichiarazione, ogni disagio un bonus, ogni protesta una misura, ogni sondaggio un nuovo messaggio. Ma proprio questa continua occupazione del presente rischia di far perdere di vista i problemi profondi del Paese.
Il paradosso è che quei problemi non sono nascosti. Basta ascoltare le voci di chi lo Stato, le imprese, le infrastrutture e il lavoro li conosce dall’interno.
Due libri recenti aiutano a comprenderli. Il futuro rubato di Antonio Mastrapasqua nasce da una lunga esperienza nella pubblica amministrazione e nel sistema previdenziale. 10 ritardi da colmare in Italia per competere nel mondo, dell’Osservatorio delle Imprese della Sapienza di Roma, a cura di Riccardo Gallo (un libro del quale ha già egregiamente scritto Ferruccio de Bortoli sul settimanale L’Economia del Corriere) accoglie invece analisi di studiosi di discipline diverse. Non sono libri gemelli. Proprio per questo colpisce la convergenza.
Il Rapporto della Sapienza parte da una constatazione severa: l’Italia è al 45° posto su 70 Paesi nella graduatoria della competitività del 2026, dieci posizioni sotto la media europea. Gli autori individuano dieci aree nelle quali intervenire e, significativamente, affidano idealmente il lavoro ai governi delle prossime quattro legislature. Vent’anni, non venti giorni.
È il contrario del presentismo che domina una parte crescente della politica. La demografia ne offre l’esempio più evidente. Nel libro di Mastrapasqua si ricorda che nel 2050 il rapporto tra pensionati e lavoratori potrebbe raggiungere uno a uno. Gli over 65 passerebbero dal 25,1 al 34,6 per cento della popolazione. Numeri che impongono di ripensare lavoro, welfare, previdenza, formazione e natalità insieme. Invece il confronto pubblico sulle pensioni continua troppo spesso a concentrarsi sull’ennesima quota, sulla deroga o sulla finestra d’uscita.
Lo stesso accade con i giovani. Tra il 2011 e il 2024, ricorda Mastrapasqua, circa 630 mila under 35 hanno lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero. Nel solo 2024 sono emigrati 25 mila giovani laureati tra 25 e 34 anni e ne sono rientrati poco più di 4 mila.
Il Rapporto della Sapienza osserva lo stesso fenomeno da un punto di vista diverso: il mercato del lavoro italiano continua a incontrare difficoltà nell’attrarre e trattenere talenti, mentre carenze di formazione aziendale, debolezza organizzativa e resistenza al cambiamento limitano la competitività.
Non manca dunque il materiale per una politica dei giovani. Manca forse la capacità di collegare i fenomeni. Produttività, per esempio. L’aumento medio annuo italiano dal 1995 al 2024, secondo i dati riportati da Mastrapasqua, è stato circa dello 0,2 per cento, contro l’1,2 dell’Unione europea. E il 94,7 per cento delle imprese italiane ha meno di dieci addetti. Si può continuare a discutere di salari. Ma, senza affrontare dimensione aziendale, innovazione, management e produttività, il problema torna al punto di partenza.
Anche qui il Rapporto della Sapienza completa il quadro: le imprese italiane adottano strumenti digitali, «cloud» e robotica, ma faticano nell’uso dei dati e nella riorganizzazione dei processi. La ricerca esiste, ma il trasferimento verso il mercato resta debole.
E poi c’è lo Stato. Non quello astratto dei programmi elettorali, ma quello quotidiano. Mastrapasqua descrive il paradosso di un’amministrazione che trasferisce ogni anno poco meno di un miliardo agli intermediari autorizzati tra cittadini e pubblica amministrazione, osservando come una parte di questa intermediazione supplisca proprio alla complessità del sistema, che dovrebbe essere affrontata dalla amministrazione stessa.
Il Rapporto della Sapienza parla di un’altra faccia dello stesso problema: frammentazione delle competenze, insufficiente coordinamento, incertezza normativa, necessità di valutare seriamente le politiche prima, durante e dopo la loro applicazione.
Di fronte a questi problemi, la politica non è immobile, ma, immersa nella comunicazione quotidiana, rischia di perdere la capacità di distinguere i problemi strutturali dall’emergenza del giorno. E così finisce per trattare con strumenti temporanei questioni che richiederebbero continuità, concentrazione e tempo.
I due libri suggeriscono anche una cura. Mastrapasqua chiude con dieci proposte concrete; il Rapporto della Sapienza chiede coordinamento, capacità tecnica e programmazione di lungo periodo. Le singole ricette possono essere discusse, condivise o respinte. Ma il metodo è difficilmente contestabile: prima conoscere, poi scegliere; prima ascoltare, poi parlare. Forse il problema dell’Italia non è la scarsità delle idee. È che le idee e le diagnosi più utili arrivano dalle «voci di dentro», mentre la politica continua troppo spesso ad ascoltare il rumore di fuori.