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 2026  ottobre 04 Domenica calendario

Marianna Aprile parla di sé e della sua carriera

Nel panorama abbastanza paludato dei talk tv di attualità politica e sociale, Marianna Aprile che ogni domenica sera, alle 20.30, su La7 conduce In Onda con Luca Telese negli ultimi anni ha portato una ventata d’aria fresca: cerca sempre di farsi capire da tutti, se serve sullo stesso tema fa più di una domanda, non urla ma non si fa mettere i piedi in testa (l’ultimo botta e risposta, con Matteo Renzi, è del 3 settembre). Magari a volte sembra un po’ rigida e fa capire un po’ troppo come la pensa, ma funziona: il programma ha una media di 866 mila telespettatori con il 6 per cento di share. Non male per una che dice di essere arrivata la prima volta in tv «a calci nel sedere».
Di chi erano quei piedi?
«Della mia amica e collega Candida Morvillo, all’epoca direttrice di Novella 2000, giornale per il quale ho lavorato dal 2008 al 2010. Non volevo andarci in tv, al suo posto, ma fui letteralmente costretta. Era il mio capo».
Sembra una di quelle miss che dicono di non aver mai pensato di iscriversi a quel concorso di bellezza, di aver soltanto accompagnato l’amica alle selezioni, ma poi hanno preso lei...
«Sì, lo so ma andò così. In studio mi trovai subito a mio agio. La diretta non mi mise ansia, anzi. Adesso la cosa che mi agita di più sono le registrazioni, perché mi sembrano meno vere. Comunque lo ripeto: all’inizio la tv non volevo proprio farla».
A proposito, cinque mesi fa – in un’intervista proprio alla Morvillo disse che da bambina voleva fare “la toga rossa”, senza aggiungere altro. Lei poi si è iscritta a Lettere, si è laureata in Antropologia culturale, in passato è stata anche la compagna di un giudice importante come Eugenio Albamonte (ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, oggi sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo): che cosa voleva dire?
«Diciamo che ho esagerato con la sintesi. Io sono innamorata delle regole, anche se in alcuni casi sono convinta che violarle faccia bene, e rispetto le gerarchie. Da ragazzina l’idea di poter studiare le leggi, diventare magistrato, e poter decidere seguendo le norme, mi piaceva molto. Dopodiché, essendo io di sinistra, ho immaginato che prima o poi sarei stata anche io accusata da qualcuno di essere una toga rossa, come succede a chiunque faccia qualcosa che non stia bene al governo di turno».
Ho letto che Albamonte è un grande appassionato di musica punk-rock: anche lei?
«Ascolto di tutto, ma non ricordo mai gli artisti, i titoli delle canzoni, gli album... Niente. Non trattengo queste informazioni».
È vero che da giovane ha lavorato per un magazine di yacht di lusso? Se ne intende?
«No, però è vero. Da Roma, dove lavoravo in un service (Vespina di Giorgio Dell’Arti, ndr), andai a Milano, dove si era trasferito il mio fidanzato dell’epoca. Dopo poco trovai una sostituzione di maternità per lavorare nella rivista Yacht Capital. Ci rimasi un anno e mezzo, senza capirci un cavolo. Soffro il mal di mare, e per me fu un periodo terribile perché spesso dovevo seguire le prove in acqua. I costruttori facevano presentazioni faraoniche, mi facevano fare il giretto, si dilungavano in chiacchiere. Una tortura (ride, ndr). Per fortuna passai a Novella 2000, dal 2008 al 2010, e poi a Oggi, giornale in cui ho lavorato fino a due anni fa».
Settimanale di cui suo padre è stato vicedirettore, prima di diventare direttore di Gente: le danno ancora della raccomandata?
«Certo. Quando mi vogliono insultare sui social giocano sempre questa carta. La verità è che io e mio padre non abbiamo mai lavorato insieme. Quando io arrivai ad Oggi, lui non c’era più da tempo. E credo di aver fatto la gavetta più lunga della storia dei figli di papà. Sono stata assunta tardi nei giornali, poi ho fatto radio, tv come ospite e, nonostante tutto, so io la fatica che faccio ancora oggi».
Che intende dire?
«Tecnicamente in tv sono un’esordiente, sto ancora cercando di capire bene come farla. Devo imparare tanto e dimostrare tutto, così quando mi dicono che ho avuto la strada spianata mi si chiude la vena. Solo che prima rispondevo, adesso lascio stare e blocco tutti».
Va bene, ma se a dicembre poco prima della scadenza del contratto Enrico Mentana non trovasse l’accordo con Urbano Cairo e quest’ultimo decidesse di rilanciare puntando su di lei come nuovo direttore del Tg La7, lei cosa farebbe?
«Io mi butto nelle cose nuove, ma non sono una kamikaze fino a questo punto. Non ho mai fatto un minuto di telegiornale e anche se ho 50 anni sono della vecchia scuola: un po’ con disciplina e dedizione si può improvvisare, ma non andare a sostituire il semidio dei tg del nostro Paese».
Due anni fa, quando Carlo Verdelli lasciò la direzione di Oggi, si parlò di lei come sua sostituta. Poi arrivò Andrea Biavardi: non trovò l’accordo con l’azienda?
«No. Per fortuna nessuno me l’ha mai chiesto: non è il lavoro per me. Io sono una maniaca del controllo e in quel ruolo è umanamente impossibile poterlo fare. Sarei una brava vicedirettrice, quello sì».
Oggi come si presenta, giornalista e conduttrice tv?
«A bruciapelo, d’istinto, rispondo che lavoro ancora a Oggi. A costo di sembrare una psicopatica dico che la carta e la redazione mi mancano da morire. Detto questo, sono una giornalista. E basta. Adesso in tv, in passato in radio dove spero di tornare – in futuro ancora sulla carta, chi lo sa? Dove c’è spazio per avere voce, io ci sono».
Sia sincera: ha lasciato la carta stampata perché con la tv, al momento, non c’è storia?
«No. Con l’uscita di Verdelli per me si era chiuso un ciclo, meglio di così non avrei potuto fare. Biavardi mi chiese di restare a Milano, ma io volevo andare a Roma dal mio compagno».
Che si chiama Cristiano Peddis, ha 46 anni, e lei l’ha sposato a Roma, in Campidoglio, il 2 maggio scorso, poche ore prima di compiere 50 anni. Siete stati fidanzati solo due anni: si è decisa dopo aver letto il libro della Morvillo del 2024, “Sei un genio dell’amore e non lo sai”?
«Sono sincera: non l’ho ancora letto, ma non vorrei che Candida ci rimanesse male. Lo farò presto».
Allora cosa ha capito a 50 anni che forse sarebbe stato meglio capire a 30 o 40 anni?
«Che aspettare è bello. Non ho forzato e all’improvviso è arrivato tutto in maniera naturale. Prima avevo sempre pensato ad altro: quando non lavoravo, leggevo. Quando non leggevo, andavo al cinema, o studiavo... Quando ho preso atto che tutto si incastrava benissimo, ho realizzato che a 50 anni non valeva più la pena aspettare».
Francesca Fagnani, rifiutandosi di rispondere, quest’estate ha detto a Gigi Marzullo che non si dovrebbe mai chiedere a una donna perché non ha avuto figli: se le domando la stessa cosa mi risponde come lei?
«In linea di principio non vorrei farlo, ma avendo fatto questa domanda tante volte anch’io, non mi sottraggo, anche se dico che bisognerebbe chiedere altrettanto anche agli uomini».
Giusto. Quindi?
«Mentre tutto il resto è capitato, questo non è capitato. A parte i problemi di salute, credo che ci siano sempre tanti motivi: il lavoro, i soldi, la famiglia... Io ho avuto a lungo un compagno che non viveva a Milano, poi sono stata per un po’ single e ho pensato alla procreazione assistita, che da noi si può fare solo se sei sposata. Quindi avrei dovuto spendere un sacco di soldi all’estero...».
E poi?
«Conoscevo anche un paio di persone che stavano facendo un percorso simile. Io non avevo un compagno, non lo cercavo, e non ne sentivo neanche la mancanza. E avevo un’età che iniziava a essere avanzata. Alla fine non l’ho fatto perché guadagnavo pochissimo, lavoravo troppo, non avevo la mia famiglia nella stessa città. Però attenzione: la risposta sintetica non è che non ho fatto un figlio perché non avevo soldi. Non l’ho fatto per tante ragioni diverse in vari periodi della mia vita».

Suo marito fa l’editor per Rizzoli e il suo quarto libro, “La promessa. Dal suffragio femminile alla prima donna a palazzo Chigi, storia di una rivoluzione incompleta”, è uscito per Rizzoli: lavorate insieme?
«No. In passato mi aveva chiesto di scriverne uno, però mi sono rifiutata perché non avevo l’idea giusta».
Si occupa di politica con passione e competenza: la farebbe mai in prima persona?
«Manco morta. Non mi ci troverei. Sono una giornalista. Punto».
Elly Schlein secondo lei diventerà la prima premier di sinistra?
«Non lo so. È tutto imprevedibile. Però mi chiedo se tutti i dubbi che ci sono su di lei siano legati al fatto che non sia abbastanza strutturata, o perché è una donna, giovane, e persino bisessuale. Più passa il tempo e più mi convinco che tutto questo conti parecchio nella valutazione negativa che qualcuno ha di lei».
Una curiosità: è mai stata a cenare al Cefalù di Roma?
«Mai. La sera mangio sempre a casa mia. Sto benissimo così».