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 2026  ottobre 06 Martedì calendario

Bruxelles teme il ribaltone: "Coalizione Ursula a rischio"

La decisione di Pedro Sánchez di portare la Spagna alle elezioni anticipate è destinata a complicare gli equilibri politici, la stabilità e i processi decisionali dell’Unione europea. Con due effetti principali. Uno pratico – che si concretizzerà nell’immediato e a prescindere dal risultato delle elezioni convocate per il prossimo 29 novembre – che renderà ancor più difficile trovare un’intesa sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. E uno più politico, di prospettiva, che potrebbe portare all’implosione della cosiddetta “maggioranza Ursula”, o di ciò che ancora ne rimane, al Parlamento europeo.
Ed è proprio questo secondo effetto il più temuto nei palazzi delle istituzioni Ue, dove c’è un paradosso. Sulla carta, Ursula von der Leyen avrebbe tutto l’interesse a fare il tifo per un cambio di governo a Madrid, con un esecutivo guidato dal Pp, che fa parte del “suo” Partito popolare europeo. Eppure, Pedro Sánchez rappresenta in questo momento un’ancora di stabilità per von der Leyen, che presto potrebbe ritrovarsi senza l’appoggio della coalizione europeista formata da socialisti, popolari e liberali che è alla base della sua piattaforma programmatica.
Il motivo è semplice e le voci già si rincorrono nei corridoi dei palazzi Ue: il gruppo dei socialisti-democratici a Strasburgo ha iniziato a far filtrare messaggi minacciosi, ventilando la possibilità di trasformarsi in forza di lotta piuttosto che di governo. Uno scenario che potrebbe realizzarsi qualora il Psoe spagnolo finisse all’opposizione a Madrid. Con conseguenze significative a Bruxelles.
A oggi, gli esponenti della famiglia socialista sono scarsamente rappresentati al Consiglio europeo e anche all’interno della stessa Commissione. Le difficoltà nel formare un governo in Svezia dopo le elezioni non aiutano a riequilibrare la situazione e anche la Romania sta attraversando una fase di caos politico che non dà garanzie ai socialisti di tornare al governo.
All’Europarlamento, però, i socialisti sono ancora largamente il secondo gruppo per dimensione e, dunque, la seconda forza “di maggioranza” dopo il Partito popolare. Questa situazione crea indubbiamente uno squilibrio nei rapporti interistituzionali, ma vede il gruppo S&D ancora al centro dei giochi a Strasburgo, nonostante l’ormai consolidata politica dei due forni del Ppe che sui dossier politicamente più sensibili – come le politiche migratorie o lo smantellamento del Green Deal – ormai non si fa più troppi problemi a costruire maggioranze alternative votando con i gruppi dell’estrema destra.
Fino a questo momento, i socialisti-democratici hanno tollerato, seppur a fatica, questa situazione. Anche perché la presenza di Pedro Sánchez al governo ha sempre frenato il gruppo guidato dalla spagnola Iratxe Garcia Perez dalla tentazione di far saltare il banco. Ma se il fattore-Sánchez venisse meno e di conseguenza la delegazione spagnola – che è la più numerosa – passasse all’opposizione, «von der Leyen non sarebbe più in grado di controllare il gruppo», spiegano autorevoli fonti parlamentari socialiste. Con il risultato che la stabilità della sua Commissione verrebbe affidata all’asse tra il Ppe e le destre: scenario estremamente rischioso.
In questa partita c’è poi una questione interna che riguarda anche la politica italiana. La seconda delegazione di S&D è quella del Partito democratico, altra forza di opposizione, che nei prossimi mesi sarà in campagna elettorale e potrebbe essere tentata dal cavalcare la linea anti-von der Leyen in chiave anti-Meloni.
Una prima data-chiave da tenere d’occhio sarà il 13 ottobre: entro quel giorno andranno depositate le candidature per la leadership del gruppo S&D, che verrà rinnovata entro fine mese. Al momento, l’unica in pista resta Garcia-Perez, la cui riconferma veniva data per scontata fino a ieri mattina. Ora però le cose potrebbero cambiare. «Se la delegazione tedesca della Spd presentasse una sua candidatura – spiega un eurodeputato socialista – sarebbe il segnale che von der Leyen e il governo tedesco vogliono tentare di mantenere il gruppo su una linea governista, a prescindere dal voto in Spagna. Ma non sarà facile».
Anche nel Ppe guardano con attenzione alle possibili mosse dei socialisti e diverse fonti popolari ripetono quella che suona un po’ come una minaccia: «Se i socialisti decidessero di fare ufficialmente opposizione, allora vuol dire che rinuncerebbero alla riconferma di Antonio Costa alla guida del Consiglio europeo». In quest’ottica, sarà dunque cruciale anche il test di gennaio, quando ci sarà l’elezione del presidente del Parlamento europeo, per il quale si ricandida la popolare Roberta Metsola.
Nel frattempo, i capi di Stato e di governo devono giocare la partita per chiudere l’accordo sul bilancio pluriennale dell’Ue (2028-2034). Proprio in vista dell’intenso ciclo elettorale previsto per il 2027, Costa vorrebbe archiviare la pratica entro la fine dell’anno. Ma il voto spagnolo complica le cose. Il primo confronto tra i leader si terrà al Consiglio europeo della prossima settimana, dopodiché l’ex premier portoghese è intenzionato a convocare un altro vertice straordinario per il 26-27 novembre, esattamente due giorni prima del voto in Spagna. Immaginare anche solo un’intesa di principio è considerata al momento un’illusione.