repubblica.it, 6 ottobre 2026
Canada, gli indipendentisti vincono in Québec
Il partito separatista vince le elezioni nel Quebec, la regione francofona che si batte da decenni per ottenere l’indipendenza dal Canada, creando un problema in più per il primo ministro Mark Carney, a due settimane dal referendum sull’indipendenza in programma in un’altra regione, Alberta. Ma la consolazione per Carney è che il Parti Québécois non ha ottenuto la maggioranza assoluta, dovrà formare un governo di minoranza e ciò potrebbe intralciarne i piani separatisti. L’aiuto maggiore, tuttavia, il premier di Ottawa lo riceve da Donald Trump, che con le minacce di voler fare del Canada il 51esimo stato degli Usa, e con la guerra dei dazi che ne ha colpito l’economia, ha risvegliato i sentimenti patriottici in tutto il Paese.
Non a caso, i sondaggi sul referendum del 19 ottobre nella provincia di Alberta indicano che il 70 per cento dei suoi cittadini è favorevole a rimanere parte del Canada; e nel Quebec, che in passato ha respinto due volte la secessione in consultazioni analoghe (l’ultima, nel 1995, con uno scarto minimo), ora soltanto il 30 per cento degli elettori segnala sostegno all’indipendenza. Con gli attacchi al vicino di casa settentrionale, il presidente americano si è dunque rivelato il migliore amico dell’unità canadese.
Ciononostante, il risultato del Quebec fa squillare un campanello d’allarme nella capitale. Secondo dati preliminari, il Parti Québécois ha vinto 60 seggi sui 127 del parlamento locale, mancando di 4 la maggioranza assoluta ma riportando comunque al potere gli indipendentisti per la prima volta in oltre un decennio. Il loro leader, St-Pierre Plamondon, dovrà creare un governo di minoranza o una coalizione, cercando l’appoggio dei partiti di opposizione per passare le leggi chiave e sopravvivere a voti di sfiducia. Per adesso il premier in pectore non rinuncia al progetto dell’indipendenza, ma dichiara che aspetterà fino a quando Trump avrà lasciato la Casa Bianca per proporre il referendum da lui promesso, per cui se ne riparlerà eventualmente nel 2029.
“Il Quebec vuole esistere da solo come le altre nazioni del mondo”, afferma Plamondon. “Io continuo a immaginarlo come un Paese indipendente. Un giorno quel sogno verrà realizzato”. Anche se lo realizzasse, assicura gli altri canadesi che con loro vorrebbe stretti legami: “Non è un sogno che vuole escludervi. Siamo consapevoli di dove ci colloca la geografia. Abbiamo tutto l’interesse a lavorare insieme”. Senza entrare nel merito, Carney si è congratulato con il vincitore, dicendosi intenzionato a cooperare per “costruire un Quebec più forte in un Canada più forte”.
Secondo i politologi le elezioni di domenica non sono state un voto sull’indipendenza, bensì sull’impopolarità della Coalition Avenir Québec, andata alle urne con una maggioranza di 79 seggi, che si ritrova fuori dalla legislatura: nel crollo ha perso il posto anche la premier uscente Christine Fréchette, al governo dal 2018. L’80 per cento dei 9 milioni di abitanti del Quebec sono di lingua francese, ma la regione gode già di ampia autonomia: riscuote in proprio le tasse sul reddito, ha politiche immigratorie che favoriscono chi parla francese e leggi che danno la priorità al francese sull’inglese.