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 2026  ottobre 06 Martedì calendario

Paramount-Warner, affare fatto. Ellison spaventa Wall Street

Un patrimonio di 185 miliardi di dollari è una garanzia sufficiente? In questi giorni molti investitori si stanno ponendo questa domanda, arrivando a risposte diametralmente opposte. A interrogarli sono le intricate trame di affari dell’ottavo uomo più ricco del mondo, Larry Ellison, che a 82 anni si è lanciato a capofitto nella corsa all’intelligenza artificiale e al cinema, diventando uno dei protagonisti di Wall Street. Il tempo dirà se la sua sarà la saga di un eroe o di un cattivo di Hollywood: di sicuro, la storia ha come filo conduttore il debito.
Il debito delle società
Nel giro di pochi mesi, infatti, le società della famiglia Ellison sono arrivate ad accumulare oltre 240 miliardi di debiti. E, di recente, la montagna è cresciuta di 52 miliardi in meno di 24 ore quando, mercoledì 30 settembre, Paramount – società guidata dal figlio di Larry, David Ellison – ha piazzato sul mercato una serie di obbligazioni per finanziare l’acquisizione da 110 miliardi di Warner Bros Discovery che giovedì 6 ottobre ha dato vita a Skydance, un colosso dell’intrattenimento con marchi come Harry Potter, Top Gun, Cnn, Hbo. Il nuovo gruppo, secondo per ricavi solo a Disney nel mondo (69 contro 94 miliardi), partirà con un debito di 87,5 miliardi contro i 46 miliardi di Disney.
La spesa per interessi
Il collocamento, senza precedenti per tempi e dimensioni, è un’ulteriore prova della capacità del mercato statunitense di far fronte alle enormi esigenze di capitale delle aziende americane. Una capacità che, però, costa sempre più cara a causa dei timori di inflazione e dell’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato Usa, il riferimento del debito mondiale. I 52 miliardi di bond di Skydance pagheranno una cedola annua media del 9,1% che significa una spesa per interessi di oltre 4,7 miliardi all’anno.
La posizione del mercato
Una somma enorme: sarà sostenibile per il nuovo gigante del cinema americano? Qualche dubbio sul mercato serpeggia: i prezzi dei bond di Paramount, specialmente quelli a scadenza più lunga, sono calati rapidamente dopo il collocamento, segno che molti investitori hanno voluto liberarsene al più presto. Simmetricamente, il prezzo dei credit default swap (Cds), “l’assicurazione” contro il fallimento di Skydance, è salito, segno che molti investitori vogliono proteggersi dal rischio di non ricevere rimborsi puntuali e pieni.
La garanzia di Ellison
I 185 miliardi di patrimonio di Larry Ellison, in teoria, dovrebbero fornire un’assicurazione sufficiente. L’imprenditore di New York ha garantito con il suo patrimonio familiare una quota consistente dei 47 miliardi di dollari di capitale di rischio impegnati nell’operazione Warner Bros. Ma, secondo Bloomberg, il magnate ha fornito un’ulteriore garanzia anche agli investitori nei 52 miliardi di bond che sostengono l’acquisizione. Si è detto pronto ad attingere ancora alle sue ricchezze personali nei prossimi anni se i costi dell’indebitamento di Skydance dovessero andare fuori controllo.
Il crollo di Oracle
Il paracadute di 185 miliardi aperto da Ellison è stato sufficiente a convincere grandi fondi a lanciarsi. Ma i ripensamenti sono dietro l’angolo. L’azienda all’origine delle sue fortune, il gigante del cloud Oracle, sta infatti attraversando una fase di grande incertezza. Dopo aver toccato a settembre del 2025 un massimo di 922 miliardi di dollari sull’onda dell’euforia da intelligenza artificiale, la capitalizzazione è precipitata a 432 miliardi a causa delle perplessità sulla capacità dei clienti di Oracle di far fronte ai loro impegni contrattuali e della conseguente tenuta dei 160 miliardi di debiti accumulati dal gruppo.
La ricchezza «sulla carta»
Il crollo a Wall Street di Oracle ha dimezzato anche il valore della partecipazione del 40% detenuta da Larry Ellison e, di conseguenza, ha eroso circa metà del suo patrimonio, passato da 370 a 185 miliardi nel giro di 12 mesi. Una ricchezza che, oltretutto, appare non facile da smobilizzare. Ellison ha già impegnato come garanzia per i debiti personali circa un terzo della sua quota in Oracle. A inizio settembre, poi, l’imprenditore ha annunciato l’intenzione di vendere gradualmente 50 milioni di azioni del gruppo, con l’obiettivo di incassare all’incirca 7 miliardi che, con ogni probabilità, sarebbero serviti a finanziare l’operazione Skydance. Il piano di cessioni è stato però immediatamente cancellato, anche per evitare di appesantire ulteriormente l’andamento del titolo Oracle che dall’inizio dell’anno ha perso il 27% a Wall Street. Trasformare la ricchezza sulla carta delle azioni in denaro sonante, insomma, non è una passeggiata neanche per l’ottavo uomo più ricco del mondo. E gli investitori hanno preso nota.