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 2026  ottobre 06 Martedì calendario

Puigdemont potrà tornare in Spagna dopo nove anni

Carles Puigdemont può tornare in Spagna. Il giudice del Tribunale supremo Pablo Llarena ha revocato oggi il mandato d’arresto che teneva il protagonista della dichiarazione di indipendenza catalana del 2017 lontano da Barcellona. Il Tribunale costituzionale, con sette voti contro cinque, ha stabilito che l’amnistia del 2024 copre anche la malversazione di fondi pubblici, l’ultimo reato che il Supremo si rifiutava di cancellare ai leader indipendentisti catalani. Cade il mandato anche per gli ex consiglieri Toni Comín e Lluís Puig.
Puigdemont vive a Waterloo, in Belgio, da quando è fuggito in piena notte all’arresto della Guardia Civil. Per il pomeriggio ha convocato una «dichiarazione istituzionale», senza domande dei giornalisti. Una data per il rientro non c’è. «Bisogna aspettare» dice il suo avvocato, Gonzalo Boye, che però dà per scontato un Natale in Catalogna.
Il Supremo sosteneva che pagare il referendum del primo ottobre con i soldi della Generalitat, invece che di tasca propria, fosse un «arricchimento personale» e quindi andasse escluso dall’amnistia. Per la maggioranza progressista della Corte è un’interpretazione «contraria allo spirito e alla finalità della legge». I cinque giudici conservatori accusano i colleghi di essersi sostituiti ai tribunali ordinari. Ora il Supremo dovrà chiudere la causa, aperta quasi nove anni fa, e cancellare le interdizioni dai pubblici uffici: quella dell’ex vicepresidente catalano Oriol Junqueras sarebbe durata fino al 2031. È probabile che Junqueras che non era scappato e aveva accettato l’arresto potrà candidarsi di nuovo già alle elezioni anticipate del 29 novembre.
«Il tempo ci ha dato ragione» ha scritto sui social il presidente della Generalitat, il socialista Salvador Illa. Per i Popolari è l’ultima rata di un debito politico. «La legislatura di Sánchez è cominciata con un ricatto, l’acquisto di sette voti in cambio dell’amnistia, e finisce con il pagamento dell’ultima fattura» dice la portavoce in Catalogna, Lorena Roldán. I sette voti sono quelli di Junts, il partito di Puigdemont, che nel 2023 rese possibile l’investitura del premier.
La legislatura si è chiusa ieri e gli spagnoli voteranno il 29 novembre. Pedro Sánchez rivendica: «Abbiamo difeso gli indulti e l’amnistia, e ci hanno dato ragione. Bisogna guardare avanti e imparare dagli errori, che sono stati molti». Ma oggi ha parlato soprattutto di casa. Il governo ha approvato due nuovi decreti che «mantengono nella sostanza» quelli bocciati venerdì dal Congresso con i voti di Popolari, Vox e proprio dei catalani di Junts. Ventuno misure: proroga fino a due anni dei contratti d’affitto per chi è in regola con i pagamenti, prestiti senza interessi fino a 50 mila euro per chi compra la prima casa, sgravi ai piccoli proprietari che affittano a canone accessibile, 280 milioni per l’edilizia industrializzata e 400 per gli alloggi a prezzi calmierati. «Non permetterò un altro sfratto come quello di Maricarmen» ha detto il premier dimissionario. Maricarmen è l’anziana malata il cui sfratto ha portato le tende alla Puerta del Sol, a Madrid.
Con le Camere sciolte, i decreti dovranno passare dalla Deputazione permanente, dove i rapporti di forza restano quelli del Congresso. Sánchez mette le mani avanti: «Se la maggioranza del Parlamento volta le spalle ai cittadini, devono essere i cittadini a scegliere». La campagna elettorale parte sabato da Siviglia, antica roccaforte socialista, da cui Sanchez spera parta il riscatto.
Anche i catalani di Junts hanno molti numeri da recuperare alle urne. Per le prossime elezioni il sondaggio Ipsos per La Vanguardia dà Junts in caduta da 35 a 16 seggi in Catalogna e altrettanto per la rappresentanza nazionale a Madrid. Il ritorno del leader Puigdemont potrebbe essere la carta per risalire la corrente.