corriere.it, 6 ottobre 2026
Francia, in piazza centinaia di migliaia di studenti. Barricate a Strasburgo. Per Trump è colpa dell’Islam
Mille e 800 licei bloccati su 3.700 in tutta la Francia, «un nuovo record», secondo le cifre dell’Union syndicale lycéenne. Oltre 450 mila persone in piazza in tutta la Francia, secondo gli organizzatori; «solo» 265 mila – una cifra comunque enorme – secondo la polizia. La grande giornata di mobilitazione che segna la protesta congiunta di liceali, studenti universitari e sindacati è cominciata con gli slogan e i manifesti davanti alle scuole, come accade ormai da dieci giorni, ed è proseguita con scontri a Parigi, barricate a Strasburgo e un intervento inatteso: quello del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. «Ciò che sta accadendo in Francia», ha scritto su Truth, «è nientemeno che un’immigrazione di massa fuori controllo. Qui non si tratta di scuole: si tratta dell’Islam che vuole prendere il sopravvento su un Paese un tempo grande!»
A Parigi, in occasione del corteo cominciato nel pomeriggio da place de la République fino a place de la Nation, si sono registrati i primi scontri. Petardi sono stati lanciati in direzione delle forze dell’ordine, scrive Le Parisien, aggiungendo che gli agenti hanno replicato con i gas lacrimogeni.
Le manifestazioni hanno visto sfilare oggi 450mila persone in tutta la Francia, 100mila Parigi, secondo le stime delle organizzazioni studentesche (Usl, Fage, Union etudiante, Unef) promotrici della mobilitazione. Cifre riviste dal ministero dell’Interno che ha parlato di più di 250mila manifestanti in tutta la Francia, di cui 56mila a Parigi.
I liceali del centro di Parigi, che godono di condizioni migliori rispetto agli istituti in banlieue, partecipano comunque alle proteste in solidarietà con i compagni meno fortunati. Il liceo Henri IV, il più prestigioso di Francia, accanto al Pantheon, è bloccato dai cassonetti della spazzatura e dai ragazzi che gridano slogan. Il più usato è, in italiano, «Siamo tutti antifascisti», e sui manifesti si leggono frasi come «L’istruzione è un diritto, non un privilegio dei ricchi», «Rimbaud ce l’ha insegnato: essere giovani significa ribellarsi», e ancora «Siamo qui per manifestare non per spaccare tutto», «La gioventù si esprime, la polizia reprime».
Intanto il primo ministro francese, Sébastien Lecornu ha annunciato la sospensione delle lezioni nei licei francesi fino a venerdì per organizzare un «momento di democrazia interna» con gli studenti. Il premier parlando davanti all’Assemblea nazionale, ha affermato inoltre che durante le proteste scoppiate nelle scuole superiori, sono rimasti feriti 215 studenti e 85 membri del personale scolastico di cui 34 presidi e vicepresidi. Il leader del partito di sinistra francese, La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon ha accusato Lecornu di fomentare l’uso della violenza contro i manifestanti per creare scompiglio. «Tutta la gioventù è in strada. Ovunque non ci sia polizia, tutto va bene. Ma Lecornu fa usare gas lacrimogeni e manganelli per creare scompiglio e violenza. Vuole incarnare il partito dell’ordine per le presidenziali e far dimenticare il caos di bilancio creato da Macron, Philippe e Attal», ha scritto su X.
Accanto alle inaccettabili violenze dei «casseur», ragazzi incappucciati spesso estranei ai licei che approfittano del movimento per attaccare le forze dell’ordine con enorme violenza e per atti di vandalismo che hanno fatto il giro del mondo (dai licei dati alle fiamme ai negozi saccheggiati), c’è il problema degli eccessi delle forze dell’ordine.
L’IGPN, la cosiddetta polizia delle polizie, ha già aperto 10 inchieste sull’operato degli agenti, ma più che di casi isolati si tratta di una cultura francese del mantenimento dell’ordine che in queste ore viene duramente criticata da più parti.
A differenza che nel resto d’Europa, gli agenti francesi usano granate e proiettili di gomma sui manifestanti, in qualche caso sparati ad altezza d’uomo e senza rispettare le distanze di sicurezza. «Armi non letali» che però hanno strappato la mano a un ragazzino, tolto un occhio a un altro e sfondato mascella e arcata dentale a un altro ancora. In alcuni casi le vittime della repressione sproporzionata degli agenti non sono i casseur autori delle violenze, ma i liceali colpevoli solo di manifestare.
Il partito socialista ha presentato una proposta di legge per vietare che le «armi non letali» della polizia siano usate contro minorenni, e il sociologo Sébastien Roch, autore del saggio «La polizia contro la strada» (Grasset, 2023), dice a Libération che la repressione di questi giorni è senza precedenti: «Questi metodi non sono nuovi e corrispondono alle operazioni di mantenimento dell’ordine in uso dal 2016. Ma una tale concentrazione in dieci giorni di casi così gravi nei confronti di un movimento studentesco delle scuole superiori non si era mai vista. Anche il numero di fermi è vertiginoso. In una decina di giorni di mobilitazione, si è già superato quota 5mila fermi. È una situazione del tutto fuori dalla norma». Il numero di persone arrestate per ogni giorno di mobilitazione dei liceali supera quello della rivolta dei gilet gialli nel 2018-2019 e della rivolta giovanile dopo l’uccisione a Nanterre del 17enne Nahel, nel 2023.