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 2026  ottobre 06 Martedì calendario

Vannacci, attacco omofobo contro Cerno: «Ha gusti invertiti»

Botta e risposta a distanza tra il giornalista Tommaso Cerno e il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci. Alle critiche di Cerno, che ha attaccato le posizioni di Fn sulle cosiddette «fasce protette» in tv, Vannacci ha replicato con un attacco omofobo, in cui ha parlato di «gusti invertiti»: «Si è inventato che Futuro Nazionale voglia proibire a chi ha gusti omosessuali di comparire in tv», ha detto. «Non so se chi ha gusti invertiti abbia il patentino per sparare corbellerie più grosse rispetto a chi ha i gusti che si inquadrano nella normalità, ma le regole in televisione saranno uguali per tutti: in fascia protetta, quando ci sono i bambini davanti allo schermo, la propaganda gender e omosessualista non deve poterla fare né chi ha gusti omosessuali né chi ha gusti eterosessuali». 
Vannacci ha poi continuato con frasi offensive contro Cerno, «che dichiara di avere una preferenza erotica per i maschietti. Ma di cosa si lamenta? A me, per esempio, son sempre piaciute le donne e ciò non mi ha garantito né una citazione eterna nella Commedia di Dante né il patentino di “sparare minchiate”, come dice lui, tantomeno sulla pelle dei bambini».
Cerno ha reagito immediatamente alle parole del leader di Futuro nazionale: «Penso che una persona che non sa argomentare senza insultare il prossimo abbia un serio deficit di contenuti. Vannacci mi insulta perché non regge un confronto nel merito. È una dinamica che capisco e conosco bene, la sinistra la usa da sempre. E capisco adesso perché in Parlamento Vannacci vota con la sinistra. Faccia come crede, gli italiani giudicheranno.  A me danno del fascista, del razzista, adesso dell’invertito, ma nessuno commenta mai nel contenuto quello che dico». Poi la battuta: «A meno che non diventi un invertito anche lui e si decida a votare con il centrodestra».
Per Cerno non esistono «fasce protette», ma piuttosto «la fascia protetta della tv sono gli italiani, nel senso che sono persone di buon senso che sanno distinguere chi usa gli altri per farsi votare e chi li usa. La fascia protetta è quella dove più gente guarda la tv, dove le famiglie ti possono giudicare, mentre le fasce notturne non sono protette da nessuno». Il tema viene interpretato, nota Cerno, «in maniera diversa»: «Ho sempre raccontato tutto di me, a differenza sua, quindi ho capito oggi la natura del suo comportamento politico: chi insulta una persona invece che discutere, per me è uno che è molto vicino alla sinistra, che mi chiama giuda. Non sono tutti uguali – ammette il giornalista – ma l’atteggiamento è questo, privo di contenuti, anche abbastanza ignorante della storia della destra, se pensa che nella destra non esista l’omosessualità, ma soprattutto abituato al fatto che quando qualcosa ti dà fastidio, allora insulti». 
A Cerno è arrivata la solidarietà del presidente del Senato Ignazio La Russa, che parla di «gravi parole» e aggiunge: «Il dissenso e il confronto politico non possono mai giustificare attacchi personali né riferimenti denigratori alla sfera privata che nessuno può sindacare e verso la quale è giusto nutrire il massimo rispetto». Maria Elena Boschi e Raffaella Paita, capigruppo a Camera e Senato di Italia Viva-Casa Riformista, contestano: «Il generale non riesce proprio a interloquire senza utilizzare espressioni offensive e che ci riportano indietro di decenni se non di secoli. Di `invertita´ qui c’è solo la mentalità retrograda del leader di Futuro Nazionale». Per Ilaria Cavo, Noi Moderati, sottolinea che «le parole di Vannacci su Tommaso Cerno sono di una volgarità disgustosa. Il continuo ricorso alla provocazione e alla violenza verbale dimostrano solo il vuoto culturale su cui si fonda la sua proposta politica. Le sue ’vannacciate’ sembrano una caricatura di Borat. Senza offesa per Sacha Baron Cohen ed il suo personaggio». Dalla Rai arriva la solidarietà del Cda: «Parlare di «gusti invertiti» è un’espressione offensiva e discriminatoria, che non può trovare spazio in un confronto civile e istituzionale. Nel servizio pubblico si possono discutere e contestare le idee, anche con fermezza. Non è invece accettabile che l’orientamento sessuale venga utilizzato per delegittimare una persona o il suo ruolo professionale. È questo il principio di uguaglianza che la Rai, in quanto servizio pubblico, è chiamata a garantire». Anche il conduttore Pierluigi Diaco si indigna: «Di invertito qui c’è solo un generale che ha tradito la regalità della cultura militare per abbracciare quella più modesta della cultura dell’odio».