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 2026  ottobre 06 Martedì calendario

La disabilità e il percorso scolastico

La fine della scuola è l’inizio di una vita diversa per le persone con disabilità. Ma se il contesto sociale e familiare non accompagna i giovani con disabilità alla vita autonoma il passaggio alla fase adulta rischia di essere un salto nel vuoto. Uno sguardo complessivo su questo momento cruciale lo dà Percorsi di Secondo Welfare nel terzo numero della rivista «Nessi» uscito nei giorni scorsi e scaricabile gratuitamente. I dati europei e italiani parlano chiaro: le persone con disabilità hanno meno opportunità. La percentuale di chi fra loro abbandona precocemente il ciclo scolastico è doppia rispetto ai normotipici (17,1% contro l’8%) e il tasso di occupazione è più basso: 31,3 per cento contro 57,8.

La transizione alla vita adulta è fondamentale per ridurre i gap che dipendono soprattutto dal contesto. «La transizione – spiega Eleonora Rossero, ricercatrice di Percorsi di Secondo Welfare e curatrice dell’ultimo numero di Nessi con Celestina Valeria De Tommaso – è una fase particolarmente critica. Diventare adulti non significa solo compiere 18 anni. È una fase caratterizzata da cambiamenti culturali e sociali che hanno a che fare con le aspettative del mondo di cui fanno parte i giovani adulti e con il ruolo che ci si aspetta vadano a ricoprire». Le dimensioni chiave sono diverse: accesso all’istruzione e alla formazione dopo la scuola dell’obbligo, ingresso nel mondo del lavoro, autonomia abitativa e partecipazione sociale. Circa il 56% delle persone con disabilità arriva a ottenere al massimo la licenza media contro il 34% di chi non presenta limitazioni e la forte differenza è ancora più evidente nei gradi più avanzati di istruzione. «È un divario educativo che si traduce in uno occupazionale – aggiunge Rossero – e in una maggiore esposizione alla povertà».
Nel 2024 il decreto legislativo 62 ha riconosciuto il diritto delle persone con disabilità a costruire e realizzare un Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, sostenuto da un adeguato budget. A due anni dall’entrata in vigore siamo ancora in una fase di sperimentazione in un numero crescente di province, ma dal 2027 entrerà in vigore in tutta Italia. «È complicato – aggiunge ancora Rossero – tracciare un bilancio su come stia andando. Si stanno verificando alcune difficoltà dal momento che una serie di enti preposti, a cominciare dall’Inps, si devono riassettare per permettere una reale applicazione. Per farlo serve tempo».
Ma l’aspetto rilevante della riforma è culturale oltre che pratico: il «Progetto di vita» ha la finalità di mettere al centro del processo le persone con disabilità, non più altri soggetti deputati come famiglie o professionisti. «Superando – dice Rossero – la visione della disabilità come condizione medica, compromissione intrinseca alla persona. Si adotta invece uno sguardo esteso al contesto, riconoscendo la necessità di intervenire su ambienti di vita, mondo della scuola e del lavoro, per impedire che una condizione diventi una disabilità e un limite all’esercizio dei diritti della persona».
La convenzione
Anche le scelte abitative sono cruciali e ci sono esperienze di cohousing e soluzioni domiciliari leggere, col supporto di operatori professionali a fare in modo che non siano contesti segreganti ma aperti. Il territorio cuneese è un esempio di quanto politiche di contesto adeguate possano permettere progetti di vita adeguati a supporto delle varie transizioni. «Il cambiamento dell’approccio – spiega Gianfranco Bordone, presidente del Consorzio socio-assistenziale Alba Langhe e Roero – lo abbiamo fatto da qualche anno. La legge del 2024 è arrivata a regolare qualcosa che stava già avvenendo. Siamo usciti da logiche chiuse e uguali per tutti come i centri diurni di vecchia memoria, trasformando gli spazi e creando occasioni per tali percorsi legate alle aspirazioni, alle attitudini, alle capacità e ai desideri delle persone». Sono serviti diversi passaggi: a partire da un accordo con 12 istituti superiori per iniziare a lavorare con gli insegnanti adeguatamente formati a percorsi di accompagnamento che iniziano dalla terza superiore.
Il caso Cuneo
Iniziare prima previene il «salto nel vuoto», in un mondo del lavoro molto selettivo. È stata stipulata una convenzione con Fondazione Industriali di Cuneo, come anello di congiunzione per l’inserimento lavorativo di persone fragili. «Al suo interno – aggiunge Bordone – ci sono i disability manager che accompagnano mentre i servizi della Fondazione aiutano a ottenere adeguati inserimenti lavorativi. In Piemonte le misure attive sono molteplici. Serve una visione di lungo periodo e all’autonomia si arriva spesso dopo percorsi lunghi». La sfida è adottare questo rinnovato punto di vista, il cambio di approccio deve interessare tutti gli attori coinvolti.