Corriere della Sera, 6 ottobre 2026
Visite per i Cpr, l’ipotesi di medici militari
Medici militari o delle forze di polizia incaricati di accertare – al posto dei loro colleghi civili, come accade oggi – la compatibilità del trattenimento presso i Centri di permanenza per il rimpatrio delle persone condotte in queste strutture perché irregolari e in attesa del loro eventuale allontanamento dal territorio nazionale. È una delle possibilità che il Viminale sta esaminando per evitare che ci siano rilasci facili, dopo i casi dei medici che hanno sottoscritto falsi certificati attestando l’incompatibilità di alcuni stranieri con la permanenza in custodia, come emerso dall’inchiesta della Procura di Ravenna. Coinvolti nelle indagini delle settimane scorse almeno 23 professionisti che sono stati iscritti nel registro degli indagati perché accusati a vario titolo di falso ideologico e associazione a delinquere. Proprio ieri lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha confermato che si stanno rivedendo «le regole sulle valutazioni sanitarie concernenti l’ammissione ai Centri per il rimpatrio». «A breve – ha aggiunto in una lettera inviata al direttore del quotidiano La Verità, Maurizio Belpietro – ci sarà un risultato che dovrà reggere alla prova dei fatti e dei tribunali. Perché le vicende di Ravenna e alcune altre decisioni giudiziali ci impongono di considerare tutte le complessità della questione». Il responsabile del Viminale ha anche sottolineato: «Stiamo cercando il modo giusto ed efficace affinché, anche alla luce dell’esperienza, le verifiche sanitarie e la tutela della salute delle persone possano svolgersi con puntualità e affidabilità ma senza trasformarsi in un pretesto per eludere la legge e per ostacolare l’esecuzione dei rimpatri». E, ha concluso Piantedosi, «se a Ravenna o altrove verrà accertato che qualcuno ha indossato il camice per fare militanza politica anziché somministrare cure mediche, ne risponderà davanti alla giustizia».