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 2026  ottobre 06 Martedì calendario

Consulta, giuristi divisi sull’esito della legge elettorale

La nuova legge elettorale divide i costituzionalisti. E se per Roberto Zaccaria (che ha già animato la campagna per il No al referendum sulla giustizia) presenta diversi profili di incostituzionalità – «Dall’indicazione del premier al premio di maggioranza, la disparità di genere, le firme e il premio fatto su base nazionale» —, per il collega Paolo Armaroli invece potrebbe reggere al vaglio costituzionale tranne che per le firme. «La raccolta di un numero abnorme di firme viola l’articolo 3 perché è irragionevole rispetto alla struttura della soglia ufficiale di accesso», sostiene Zaccaria. E Armaroli concorda: «La Consulta potrebbe fare una sentenza additiva che ripristinerebbe quelle attuali, perché viola l’articolo 1 sul governo del popolo, il 3 sulla disparità di trattamento e il 49 perché ci sarebbero cittadini che non potrebbero concorrere a determinare la politica nazionale»
Zaccaria sta già lavorando ai ricorsi. «Il principale è sull’indicazione preventiva e obbligatoria del futuro premier che lede le prerogative del capo dello Stato di dare l’incarico – creando un premierato di fatto – e quelle dei partiti di scegliere come presentarsi alle elezioni anche senza dover necessariamente pensare di governare il Paese». Ma ne vede anche altri, dal listone («Configura un premio su scala nazionale, mentre il Senato deve essere eletto su base regionale») alla disparità di genere («I capilista sono bloccati e potrebbero anche essere tutti uomini»), alla circoscrizione estera unica («Costringe il candidato a far campagna elettorale in tutto il mondo») e – soprattutto – al premio di maggioranza: «È abnorme. Il voto deve essere libero e uguale, non può esserlo se un punto di differenza si trasforma in Parlamento in 20 punti di distacco».
«Bisogna essere obiettivi, non tutto quello che non ci piace è anticostituzionale», ribatte Armaroli. Secondo il quale «non si va verso un premierato» di fatto: «Il vincolo è solo politico e il capo dello Stato farà consultazioni e verifiche, non sarà mai un notaio». Secondo il costituzionalista, il premio di maggioranza (70 alla Camera e 35 al Senato) non è abnorme: «La soglia è del 42% e si arriva al 55%, forchetta plausibile perché contempera la rappresentanza con la governabilità». Quanto all’equilibrio di genere, Armaroli fa notare: «I capilista devono comunque essere inseriti nei listini dove è previsto un rapporto 60-40 fra candidati e candidate». Sul voto estero Armaroli è più critico con il fatto che si continui a votare per corrispondenza piuttosto che nei consolati, «e quindi con brogli documentati in passato e con conseguente macroscopica violazione della segretezza del voto. Ma qui la Consulta non c’entra».