Corriere della Sera, 6 ottobre 2026
Legge elettorale alla prova, scontro con l’opposizione
Il governo ha posto la fiducia sui primi tre articoli. Pd, M5S e Avs hanno chiesto e ottenuto il voto segreto sull’intero provvedimento. Si delinea la battaglia per l’approvazione della legge elettorale, giunta alla sua svolta finale. Oggi la prima e la seconda «chiama» per il voto di fiducia. Domani la terza. Giovedì si chiude.
E mentre pende ancora la minaccia di voto anticipato in caso di (improbabile, è l’opinione generale) bocciatura dello Stabilicum, un meloniano di primissimo piano – Lucio Malan, presidente del gruppo di FdI al Senato – ospite di Un giorno da pecora su Rai Radio 1 è protagonista di quella che sembra una fuga in avanti rispetto all’impegno a «onorare il mandato» pronunciato dalla premier ancora solo due giorni fa: «Potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio e potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali». Una posizione che lo stesso senatore poi rettifica: «Per quanto ci riguarda, la legislatura arriverà fino in fondo e cioè fino all’autunno del 2027, ferme restando le prerogative del capo dello Stato». Per il momento lo sguardo rimane puntato su Montecitorio, dove, appunto, da oggi si iniziano a votare gli articoli rivisti nel passaggio al Senato: su tutti, l’introduzione delle preferenze, con i soli capilista bloccati (senza alternanza di genere) e l’innalzamento delle firme per presentare nuovi simboli.
Ieri seduta breve: il tempo per il ministro per i Rapporti col Parlamento Luca Ciriani, in un’aula semivuota, di porre la questione di fiducia a nome del governo e di registrare le proteste delle opposizioni. «Questo è uno schiaffo a mano aperta al Parlamento e in particolare alla Camera – tuona il pd Federico Fornaro —. Dovuto, è evidente alla vostra paura che la maggioranza non tenga». Aver posto la fiducia fa saltare i 53 emendamenti per i quali le opposizioni che li hanno presentati avrebbero potuto chiedere il voto segreto. Duro l’intervento, per il M5S, di Enrica Alifano: «Stiamo mettendo in soffitta la democrazia parlamentare». E Filiberto Zaratti di Avs avverte: «Questa è una fiducia subìta dagli alleati di Meloni più che da noi».
La contrapposizione è frontale e oggi, con il primo voto di fiducia a partire dalle 14, si faranno i conti. L’attenzione è altissima, la presenza «obbligatoria»: incidenti, come la clamorosa bocciatura delle preferenze nel primo passaggio alla Camera, a luglio scorso, non sono accettabili.
Dalla maggioranza e dal governo si fanno professioni di serenità. Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, interpellato su eventuali rischi impallinamento della riforma da parte di franchi tiratori, risponde con un secco «no». Anche il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti (FdI) rassicura: «Franchi tiratori? Un’ipotesi che non mi preoccupa assolutamente. Questa legge elettorale non è fatta per far vincere l’attuale maggioranza, questa è una legge elettorale che è fatta per far vincere gli italiani». E Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di FdI, che dello Stabilicum è uno dei grandi tessitori e che già in occasione del primo voto segreto sulle pregiudiziali vigilava dal banco più alto, ribadisce monito e relative conseguenze: «Se dopo che il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia su un provvedimento questo non passa, dovrebbe salire immediatamente al Colle. Non è una questione politica, ma di rispetto istituzionale. È prassi. Sarebbe una follia immaginare diversamente, siamo persone serie».
Oggi, quindi, primi due voti con chiamata nominale dei deputati. Futuro nazionale, che si era allineato alla maggioranza sulle pregiudiziali, dovrebbe votare no. Domani si ricomincia, fin dalle 9, con le dichiarazioni di voto sul terzo e ultimo voto di fiducia. Nel pomeriggio il voto sull’articolo 8 senza fiducia: l’introduzione del voto fuorisede per i caregiver sul quale c’è stata unanimità. Quindi l’esame degli ordini del giorno. Dopodomani voto finale, segreto, sulla riforma a partire dalle 12.30 in diretta tv.