ilfattoquotidiano.it, 5 ottobre 2026
L’ex principe Andrea cita in giudizio la polizia per l’irruzione e l’arresto
Andrea Mountbatten-Windsor ha avviato un’azione legale nei confronti della polizia inglese che lo ha arrestato in febbraio, per chiedere alla Corte di accertare che l’azione compiuta fosse legittima. Era l’alba del 19 febbraio di quest’anno, giorno del 66esimo compleanno del fratello sventurato di re Carlo III quando la Thames Valley Police faceva irruzione nella casa a Sandringham, (dove Andrea era stato trasferito dal sovrano), per porlo in stato di fermo per più di 11 ore.
L’obiettivo degli agenti era quello di interrogarlo per ottenere chiarimenti rispetto alle sue relazioni con il faccendiere americano Jeffrey Epstein, in particolare in riferimento agli anni tra il 2001 e il 2011, durante i quali, colui che all’epoca godeva ancora del titolo di principe, esercitava il ruolo di inviato per gli affari ed il commercio per conto del governo britannico.
“Il ricorso per controllo giurisdizionale presentato dall’ex duca contesta i mandati di perquisizione che hanno consentito agli investigatori di fare irruzione nelle residenze di Sandringham e del Royal Lodge” spiega in esclusiva il Telegraph che per primo ha rilanciato la notizia. Come noto, la posizione dell’ex duca di York era diventata via via insostenibile per la Corona a mano a mano che gli Epstein Files pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano mostravano foto e scambi di corrispondenza tra Andrea e l’amico pedofilo di Brooklyn.
Quella mattina di febbraio, l’ex principe era già stato sfrattato dal Royal Lodge dove aveva vissuto per oltre vent’anni insieme alla ex moglie Sarah Ferguson: una serie di inchieste giornalistiche condotte dal Times avevano mostrato come la coppia avesse goduto di quel privilegio pagando una cifra simbolica di affitto, definita “un grano di pepe”.
Quando lo scandalo era diventato ormai insostenibile per la monarchia, Carlo III ed il figlio William avevano deciso di trasferire Andrea, già destituito di tutti i titoli nobiliari ed onorifici, lontano da tutto, nella più “umile” Wood Farm, in attesa che la più “piccola” Marsh Farm fosse pronta ad accoglierlo.
L’ex duca, in febbraio, era dunque lì, nella tenuta di Sandringham, pronto a fare colazione, quando gli agenti della Thames Valley Police lo hanno prelevato per condurlo alla stazione di polizia di Aylsham per essere sentito, perchè su di lui pendeva l’accusa di sospetta condotta illecita in pubblico ufficio. Quello che gli Epstein Files avevano portato alla luce erano e-mail nelle quali Andrea Mountbatten-Windsor trasmetteva al faccendiere dei report riservati e relativi alle sue missioni condotte a Hong Kong, Singapore, in Vietnam e in Cina compresa una nota riservata e destinata al governo britannico contenente dettagli sulle opportunità di investimento nella provincia afghana dell’Helmand.
Ora, Andrea Mountbatten-Windsor ha dato mandato ai suoi legali affinché sia avviato un procedimento di revisione giudiziaria in relazione ai mandati di perquisizione che hanno consentito alla polizia di fare irruzione nella sua abitazione presso la tenuta di Sandringham e nella sua precedente residenza al Royal Lodge di Windsor, spiega il quotidiano oggi. Inoltre, i servizi giudiziari hanno reso noto che un’udienza per esaminare il ricorso è stata fissata per il prossimo 8 ottobre.
Il 19 febbraio il fratello minore del re e figlio prediletto di Elisabetta II, tornava nella sua nuova abitazione dopo quasi 12 ore di fermo e i quotidiani, il giorno seguente, aprivano con la foto carpita mentre si trovava in automobile, seduto sui sedili posteriori, il corpo un po’ accasciato e lo sguardo tra l’allucinato e lo smarrito reso ancora più straziante dai flash.
Questa è la seconda volta che un reale contesta la legittimità di un procedimento penale a suo carico, l’unico precedente risale al 1649 quando re Carlo I, poi, finì ghigliottinato. Nei giorni successivi al fermo di Andrea, la polizia ha continuato a ispezionare la grande residenza di Windsor, il Royal Lodge, in cerca di elementi di prova. I legali dell’ex principe ora intendono verificare la “legittimità dei mandati di perquisizione, emessi da un giudice dell’Old Bailey su richiesta della polizia della Thames Valley”.