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 2026  ottobre 05 Lunedì calendario

Società di navigazione, utili record. 80 miliardi di dollari per le 7 sorelle

Hormuz riparte, ma col freno a mano tirato. I mercati restano tesi, tanto più che la Cina sta importando di nuovo molto più petrolio. La crisi rischia così di alimentare ancora l’inflazione, il che spinge le banche centrali a ritoccare i tassi verso l’alto, un freno per la crescita. Eppure, ecco l’altra faccia della medaglia: per molte società dell’energia questi sono stati tra i mesi migliori di sempre. La mossa di Eni di mettere un tetto al prezzo di benzina e diesel pare un implicito riconoscimento della situazione. Dopo Eni anche Ip, Q8 e altri stanno tentando di calmierare il costo di diesel e benzina alla pompa. Ma rendere strutturale il percorso non sarà semplice. Anzi, la strada resta più che mai complicata. Nonostante la mossa di Eni i profitti combinati delle sette più grandi compagnie petrolifere occidentali, sommati a quelli della saudita Aramco, hanno raggiunto quasi 80 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2026, il doppio rispetto a un anno prima. Eni ha confermato la tendenza: nel primo semestre l’utile rettificato è cresciuto del 43%, più del prezzo medio del petrolio, aumentato di poco meno del 30%. È anche per questo che la politica è tornata a parlare di un’imposta sugli extraprofitti, o un contributo di solidarietà come nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. Quella tassa riguardava principalmente chi estrae e chi raffina. Ma se si leggono i bilanci si scopre che gli aumenti di utile più significativi sono avvenuti altrove.
L’esplosione vera c’è stata soprattutto tra trader e armatori. Qui ciò che conta non è tanto il prezzo alto del petrolio, quanto saper sfruttare le tensioni nelle rotte marittime. Non passando più da Hormuz i carichi fanno viaggi più lunghi, e oltre una certa soglia di utilizzo gli affitti delle navi si impennano.
Una storia esemplare è quella di Frontline, il gruppo dell’armatore John Fredriksen, nato in Norvegia, cittadino cipriota dal 2006. A Cipro le imposte societarie sono tra le più basse dell’Unione Europea. Poi c’è la tonnage tax, un regime che tassa la dimensione delle navi invece che l’utile. Nel secondo trimestre del 2026, le tariffe delle sue superpetroliere sono cresciute del 254% rispetto all’anno prima, e l’utile rettificato, al netto di plusvalenze come la vendita di navi, è salito da 80,4 a 580,2 milioni, più di sette volte. Altri esempi: DHT Holdings, il cui utile rettificato è salito di quasi cinque volte nel primo semestre, a 303 milioni di dollari, più di quanto avesse mai incassato in un intero anno.
Scorpio Tankers, specializzata in prodotti raffinati, lo ha più che triplicato a 394 milioni, mentre l’italiana d’Amico ha visto crescere il suo utile rettificato di tre quarti. Poi i greci: Okeanis Eco Tankers, della famiglia ateniese Alafouzos, ha chiuso il miglior semestre della sua storia, l’utile in aumento di otto volte, mentre Tsakos Energy Navigation lo ha più che triplicato.
Ora passiamo ai trader, con bilanci altrettanto notevoli. Il loro mestiere è comprare e rivendere, guadagnando sulla differenza di prezzo fra un porto e l’altro, fra la consegna di oggi e quella di domani. E chi possiede grandi depositi di stoccaggio può accumulare ancora di più e rivendere incassando la differenza. Così l’utile operativo della divisione commerciale di Glencore è più che raddoppiato, trainato dal commercio di energia e carbone, passato da quasi nulla a 2,7 miliardi di dollari.
Nello stesso periodo l’utile netto di Gunvor è cresciuto più di sette volte, e la società lo ha attribuito apertamente al riassetto dei flussi dopo l’escalation in Medio Oriente. Mercuria ha più che raddoppiato il profitto a 2 miliardi nei nove mesi chiusi a giugno, con metà della crescita concentrata tra aprile e giugno, il primo trimestre segnato interamente dalla crisi di Hormuz. Trafigura ha quasi triplicato l’utile nel semestre chiuso a marzo, distribuendo ai suoi azionisti tre miliardi di dollari, uno dei dividendi più grossi della sua storia. Infine Vitol, il maggior trader indipendente al mondo, pur essendosi trovato dalla parte sbagliata di alcune scommesse in derivati allo scoppio della guerra, ha incassato nel primo trimestre 2 miliardi di utile, quasi il doppio della media dell’anno prima.
E per chiudere il cerchio torniamo alle major. Anche loro, in realtà, hanno desk di trading molto attivi. Quello di TotalEnergies sembra aver avuto la palla di vetro, leggendo prima l’attacco all’Iran nell’accumularsi della flotta americana davanti al Golfo. Ha comprato petrolio a debito e ci ha guadagnato quando il prezzo è salito. Poteva andare male, ha raccontato poi l’amministratore delegato Pouyanné: se Hormuz si fosse chiuso troppo presto, non ci sarebbe stato tempo per caricare le navi.